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domenica 26 Giugno 2022
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    Ne abbiamo visitati alcuni che hanno deciso di dire basta e abbassare le serrande

    Il centro storico s’impoverisce di ben quattro negozi più o meno storici. Una sconfitta per chi, con tutta la buona volontà, si è ritrovato ad abbassare la saracinesca senza un futuro certo.

     

    Partiamo da quelli che hanno già cessato l’attività e da uno dei negozi storici, ovvero quello di ortolano in via Morrocchesi, aperto nel ’59 da Dino e Marisa Matteuzzi; nel 2007 fu rilevato da Cristian Bartalucci e Tomomi che però alla fine del 2012 hanno cessato l’attività. Non abbiamo potuto parlare con loro, solo perché  oggi vivono in Giappone: una chiusura quindi determinata anche dalla scelta di vita di trasferirsi nel Paese natale di Tomomi.

     

    Altro negozio è quello di scarpe, Ale & Titti sempre in via Morrocchesi: "Avevamo preso il negozio insieme a mio marito – ci racconta Nada Nannini – nel 2010 con tanto entusiasmo. All’inizio le cose andavano discretamente poi vuoi le tasse da pagare, l’affitto (anche se devo ringraziare il proprietario del fondo ci è venuto incontro fino all’ultimo), e la crisi, io mi sono ritirata nel marzo 2012 lasciando qui solo mio marito. Che purtroppo però il 31 dicembre 2012 ha chiuso definitivamente il negozio". E ora cosa fate? "Per il momento vado ad assistere gli anziani e devo dire che mi trovo bene, sono molto teneri, mentre mio marito sta cercando un lavoro".

     

    Ci spostiamo in via IV Novembre all’Enoteca Bacco in Chianti di Chiara Pistolesi. Incontriamo Fabrizio, figura storica nel mondo del vino sancascianese e chiantigiano: "Abbiamo già chiuso – ci dice – Inaugurammo l’enoteca il 29 gennaio del 2000, abbiamo cercato di andare avanti il più possibile, ma i costi per tenere aperta l’attività sono diventati insostenibili". "Se potevamo ampliare alla degustazione e alla somministrazione -sottolinea – il gioco poteva valere la candela, ma vendere solo bottiglie con la concorrenza delle grandi distribuzioni è impossibile". Siete dispiaciuti di cessare l’attività? "Io sono sincero, mi sono levato un peso, mia moglie è ancora dispiaciuta, ma… si rassegnerà!". E i clienti? "Sono venuti in molti – dice la moglie – a raccomandarci di non chiudere, e questo indubbiamente ci ha fatto piacere, ma non era più possibile andare avanti, ci creda".

     

    Ultimo negozio che per il momento “svende tutto” per poi non riaprire è Train de Vie in via Machiavelli di Alessandra Calonaci: "Ho aperto l’attività a fine 2010, e a distanza di così poco tempo mi trovo costretta a chiudere. Il primo anno è filato tutto liscio per poi arrivare alla famosa manovra Monti che ha contribuito a peggiorare le cose. Per non parlare poi delle banche: in pratica sei abbandonato a te stesso, gli incassi non ci sono per la crisi, dunque per non aggravare maggiormente la situazione sono arrivata alla decisione di chiudere. Purtroppo". 

     

    In questi esercenti si percepisce l’amarezza  e il forte dispiacere di lasciare un lavoro nel quale, in fondo, credevano. Nel nostro giro però abbiamo raccolto un'ulteriore preoccupazione  dopo la notizia di questi giorni per la  nuova Ztl notturna, che prevede la chiusura dall’inizio di via IV Novembre dalle 22 alle 6 di mattina.

     

    "Ci auguriamo che si fermi solo alla notte – si appellano alcuni commercianti – altrimenti sarebbe la volta buona che il centro divenga solo frequentato dai fantasmi".

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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