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giovedì 6 Ottobre 2022
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    E’ andata in scena sul palco della Festa democratica al Poggione: eccone gli estratti

    SAN CASCIANO – Una lunga intervista a meno di un anno dalle elezioni amministrative che, nel 2014, rinnoveranno sindaco e consiglio comunale a San Casciano.

     

    Oltre un'ora e mezzo in cui il sindaco Massimiliano Pescini ha risposto alle domande del direttore del Gazzettino del Chianti Matteo Pucci, in un confronto andato in scena giovedì 11 luglio sul palco del Parco del Poggione, nell'ambito della Festa democratica 2013.

     

    Si è fatto un bilancio di questi quattro anni di governo del comune, si è riflettuto sulla situazione politica generale, si è provato a guardare avanti. Senza che il sindaco abbia svelato se intende riproporre la sua candidatura per un secondo mandato… .

     

    Iniziamo dall'attualità sancascianese: nei giorni scorsi l'ennesimo atto di vandalismo al parcheggio ex Stianti, con sedie distrutte e un'opera d'arte divelta. Lei che spiegazioni dà di questo fenomeno e quali soluzioni (se ne esistono) propone?

    “L'atto è stato brutto, anche per l'aver attaccato un'opera d'arte e per il senso di noia e mancanza d'amore per la propria comunità. Quando si rompe qualcosa è di tutti e paghiamo con la nostra fatica e i nostri soldi. Quando capita questo i cittadini ci dicono due cose: a San Casciano ci sono troppe attività per i giovani che ne abusano; altri che dicono che ce ne sono poche e per questo si annoiano. I ragazzi hanno tantissime possibilità di fare eppure queste situazioni succedono più spesso di prima: io ho l'impressione che molti pensano che la questione si capisca o proibendo o giustificando. Io sono dell'idea che più possibilità si danno ai giovani e più riescono a sentire il paese. Noi bisogna credere nel fatto che i luoghi pubblici del nostro comune devono essere riempiti di cose da fare. Per i giovani e i meno giovani: via via che si riempie il vuoto ci sarà più controllo e senso d'appartenenza. Non vogliamo mai vietare una manifestazione a priori, ma sostenerla mantenendo le regole: le opere pubbliche che stiamo portando avanti parlano di questo, della riappropriazione di uno spazio pubblico. Creare un pezzo di comunità è stata una delle nostre missioni. Rendere tutti partecipi…”.

     

    Urbanisticamente lei aveva ricevuto “in dote” alcuni interventi controversi in ambito di lottizzazioni abitative, come l'area ex Stianti e il Gentilino al Bardella. Oggi, ormai abitate da anni, come le vede inserite nel tessuto sancascianese?

    “Una, la ex Stianti, si inserisce nel centro storico di San Casciano ed è un intervento edilizio che nasce da una sorta di lutto collettivo, dalla chiusura di una fabbrica in cui ogni famiglia sancascianese aveva almeno avuto una persona a lavorare. Essere intervenuti lì è stato un atto coraggioso e aver ricevuto ricadute pubbliche è stato un merito. Siamo consapevoli che comunque un intervento del genere non poteva non creare discussione. A opere finite ci siamo trovati a dover gestire un parcheggio e gli spazi pubblici dentro le case, in particolare una raccolta dei rifiuti abbastanza complessa. Siamo i primi a dire che sul parcheggio Stianti c'è molto da lavorare, anche se molto ci abbiamo lavorato per dare un senso di vivibilità (giardini, terrazze) e modernità (pannelli fotovoltaici). Mi accorgo che non basta e non è un caso che molti atti vandalici accadano proprio lì. Perché c'è un senso di mancanza di appartenenza e di integrazione: renderlo più gradevole all'interno sarà una cosa da fare. Anche i residenti dello Stianti non riescono a sentire loro quell'area: cerchiamo di mettere in fila le problematiche, risolverle una ad una. Gentilino è invece una lottizzazione presa in carico all'inizio del mio mandato, un intervento che ha permesso a tante famiglie sancascianesi di acquistare case a prezzi più bassi di quelli di mercato. Insomma, un'operazione socialmente azzeccata. E' anche un'operazione che vista dall'esterno ha un impatto e che, vista dall'interno, ha forse più vivibilità della Stianti. Oggi i tempi sono cambiati: nel nuovo Ruc abbiamo interpretato il futuro, incentivando ristrutturazione ed efficienza degli edifici, la ricostituzione di un sistema urbano che si è creato in maniera anche disorganica. E anche con il miglioramento estetico degli edifici mediante incentivazioni”.

     

    Cosa voleva dire essere un sindaco espressione, come forza di maggioranza in coalizione e come partito di appartenenza, del Pd? E cosa vuol dire esserlo oggi, a quattro anni di distanza?

    “Io sono stato il primo sindaco eletto con il Partito democratico. Un conto è fare il candidato sindaco, quando il sindaco lo fai devi rappresentare tutti e in molti settori della vita quotidiana. Vuol dire cercare di dare il massimo dell'uguaglianza, non lasciare indietro nessuno, migliorare i servizi sociali, sanitari… . Io devo ringraziare il Pd, i militanti, la parte istituzionale, la grande unità d'intenti che c'è stata in questi anni. Le tante consigliere donne, ogni persona che nel proprio pezzo di comunità ha cercato di renderlo migliore. Il Pd lo intendo con la testa nelle istituzioni e il corpo nella società. A volte il problema è che a livello nazionale testa e corpo sono slegati".

     

    Ma non è che, e parliamo del livello nazionale e del governo con il Pdl, a forza di mandar giù bocconi amari si soffochi? La base è destabilizzata, anche qui alla festa del Pd ci sono stati militanti che non sono venuti a dare il loro consueto contributo in aperta protesta…

    "Io non sono certo entusiasta di questo Governo, ma qualcuno mi deve spiegare cosa si poteva fare di diverso dopo quel risultato elettorale: riconsegnare il Paese alle urne con questa pessima legge elettorale? Fare campagna sulla pelle viva dei cittadini? Il Governo Letta ha delle cose da fare e deve farle in un tempo dato. Stop: poi si cambi la legge elettorale e si rimetta il destino del Paese in mano ai cittadini. Siamo consapevoli che anche in queste zone c'è stato un voto di protesta forte: ho visto una società in difficoltà cedere a risposte troppo facili. Ma alla fine fra il partito del capo-Berlusconi, il partito del capo-Grillo che dà la linea una volta al mese e poi torna in villa, rimane forte l'esigenza di un partito che democraticamente discuta ma che abbia la forza di rappresentare un pezzo di democrazia in Italia. Secondo me dal 2009 a oggi è peggiorata la qualità della democrazia in Italia e il Pd si trova quasi a esserne l'ultimo baluardo, il garante delle procedure democratiche nella vita di un Paese. Se disperdessimo questo ci sarebbero conseguenze nefaste".

     

    Torniamo all'ambito locale. Ci descriva la situazione del lavoro nel comune di San Casciano: criticità, eccellenze, prospettive.

    “La prima cosa positiva è che stiamo andando in contro tendenza. Abbiamo aziende leader nei loro settori che investono a San Casciano, come Antinori e Laika. O la creazione di nuovi posti di lavoro, come 45 fra interni e indotto portati dalla nuova Rsa. E' chiaro che sul lavoro il ragionamento va fatto sull'area Chianti o meglio, su tutta la provincia di Firenze: ci sono situazioni critiche alla Carapelli, alla Sacci, aziende storiche per i nostri comuni che si sono ridimensionate o hanno chiuso. C'è il problema del ri-finanziamento della cassa integrazione, che il Governo Letta in parte ha fatto: quando finiranno le forme di ammortizzatori sociali sarà davvero la tragedia più grande. Serve una grande spinta nel manifatturiero, nell'artigianato: gli ammortizzatori sociali nel 2014-2015 finiranno. E questo, se non ci sarà capacità di ridare dinamismo all'economia, sarà drammatico”.

     

    Teatro, cinema, accademia musicale, scuola di ballo… Sembra che a San Casciano la cultura abbia ancora un ruolo centrale. E che, soprattutto, qui con la cultura… si mangi. Lei come vede il futuro di questo settore?

    “Sabato 13 luglio inauguriamo il rifacimento del Museo di San Casciano: chi andrà a vederlo si accorge che ci hanno lavorato gli artigiani che fanno le vetrine, gli elettricisti che hanno fatto gli impianti, gli imbianchini. Oltre ovviamente a coloro che stanno allestendo la mostra. A San Casciano c'è una realtà culturale in cui tanti giovani hanno trovato un pezzo del loro lavoro e della loro professionalità. Attività che danno lavoro e un servizio ai cittadini: la cultura non è uno sfizio. Se non ci fosse perderemmo all'incirca 100 posti di lavoro, che spesso si fondano sull'iniziativa privata spinta dall'investimento pubblico iniziale".

     

    Mi sono riletto il programma con il quale si presentò agli elettori nel 2009: 13 pagine molto corpose e piene di obbiettivi ambiziosi. Se ci ripensa c'è qualcosa che oggi, a meno di un anno dalla scadenza del suo mandato, non è riuscito a realizzare e che probabilmente non riuscirà a mandare in porto?

    “Quando governi devi sempre cercare di ascoltare tantissimo, e modificare quel che avevi previsto in corso d'opera. Quello che mi è dispiaciuto, impedito soprattutto dal Patto di Stabilità, è stato il non poter concludere il polo culturale recuperando l'ex Asl in via Roma, allargando anche la biblioteca. Abbiamo fatto tante altre cose, abbiamo preso il finanziamento per rifare il tetto ma l'intervento finale non potrà essere compiuto nel mandato. Così come non potremo realizzare il progetto di ampliamento della biblioteca. In futuro una delle cose opportune da fare è la ristrutturazione delle mura in viale Pascoli e in via dei Fossi. Il nostro capoluogo è un borgo medievale e abbiamo ben presente la gradevolezza e l'immagine di San Casciano data dalle mura nel Piazzone".

     

    Ci sono poi settori, come il sociale e quello sanitario, che drenano la maggior parte delle risorse e che spesso sono lontani dal pensiero dei cittadini. Almeno fino al momento in cui non vi hanno a che fare. Qui come stiamo?

    “Non riesco a pensare al sociale se non penso all'istruzione, alla scuola: ci investiamo 3 milioni e mezzo di euro in totale. Poi guardo i dati e ascolto le persone e mi accorgo che nonostante gli stanziamenti siano rimasti inalterati o addirittura aumentino, siamo sempre a rincorrere il problema. L'aumento dei casi sociali che affrontiamo sono triplicati dal 2009 al 2013. Abbiamo inaugurato le case popolari, 12 a San Pancrazio, 6 a Mercatale e 6 a Cerbaia. Cerchiamo di mantenere gli asili nido, di non aumentare i prezzi dei centri estivi, di migliorare gli impianti sportivi, di aiutare le società sportive che aiutano le famiglie a integrarsi. Non smetterò mai di dire che bisogna essere consapevoli che la situazione non è ordinaria: e gli strumenti che abbiamo a disposizione non bastano. Possiamo dare il via a nuove Rsa, asili nido, aumentare gli stanziamenti per il sociale, costruire nuove scuole, renderle più funzionali, ma gli strumenti per andare incontro al disagio sociale che vediamo non bastano. Ci serve più autonomia, vorrei calibrare servizi e imposte in un rapporto virtuoso con i cittadini, avendo uno Stato che non mi lascia solo. Ad oggi siamo a un bilancio che è a zero come trasferimenti dal Governo centrale. La battaglia quotidiana più forte è quella di non far sentire nessuno escluso, eppure se la situazione continua così non potremo far fronte alle necessità di chi sta veramente male. E' il cardine della mia idea di politica e di società: se non ci riusciamo sarà ancora più aspra la battaglia che porteremo avanti come Comune".

     

    Lei spesso cita la battaglia per l'avvio dei lavori del nuovo stabilimento Laika al Ponterotto come la soddisfazione più grande in questi quattro anni: può mica anticiparci se ha intenzione di candidarsi lei a essere il sindaco che, con la fascia tricolore, lo inaugurerà…? Insomma, ci pensa al secondo mandato?

    “Dico quello che ho sempre pensato. Che è importante che apra lo stabilimento Laika, non chi lo inaugura. Significherebbe che il Chianti non ha perso la sua industia maggiore, che 500 lavoratori fra interni e indotto hanno la loro serenità. Non penso che sia importante chi taglia il nastro, ma che quel nastro venga tagliato".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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