mercoledì 28 Ottobre 2020
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    Le “ricette della nonna” dai nostri paesi: da San Casciano quella del “lesso” rifatto… in bianco

    Sandra Ceccherelli, che di mangiare il bollito, il "lesso", proprio non ne voleva sapere, aveva una nonna che aveva inventato uno stratagemma gustoso. Che ci racconta...

    SAN CASCIANO – Siamo ormai ad autunno inoltrato. Presto arriverà la stagione più fredda dell’anno e torneranno sulle nostre tavole i piatti della tradizione invernale, soprattutto in un territorio come il nostro che non ha mai spezzato i legami con la cucina contadina del passato.

    Il bollito o “lesso” è uno di questi piatti, a base di carne di manzo (ma anche di pollo) fatto appunto bollire in abbondante acqua per qualche ora con cipolla, pomodori pelati, prezzemolo, sedano, carota, sale e pepe.

    Un piatto caldo che si serve come secondo. Ma dal cui brodo, sapientemente insaporito, si può ottenere un’ottima minestra, toccasano per grandi e piccini, come le nostre nonne ci hanno insegnato.

    Se però c’è qualcuno a cui questo piatto non va proprio giù, Sandra Ceccherelli ci propone un’alternativa; una ricetta della nonna materna, inventata sul momento quando Sandra era bambina e di mangiare il bollito proprio non ne voleva sapere.

    “Conservo un ricordo vivido nel mio cuore – ci racconta Sandra – della mia nonna Cesira, originaria di San Severino Marche, che alla fine degli anni ’40 con mio nonno e i figli venne a vivere in Toscana: a Montagnana”.

    “Erano contadini – ricorda – Lei una bravissima cuoca, tanto che andava a cucinare dai signori quando c’erano le feste”.

    Ingredienti per il bollito e per… rifarlo in bianco

    “La mia nonna non buttava via niente di quello che veniva cucinato – aggiunge – perché era un peccato. E quindi, quando andavamo da lei a mangiare, guai a dire non lo voglio”.

    “Un giorno – si ricorda Sandra – avevo circa otto anni e la nonna aveva cucinato il bollito. Già l’odore non mi piaceva, e tanto meno quella carne morbida che sapeva di brodo”.

    Quando Sandra si rifiutò di mangiare quello che la nonna le aveva preparato, Cesira non si perse d’animo.

    Prese un tegame, ci mise un po’ di olio, un ciuffo di salvia, ramerino e uno spicchio di aglio. E fece saltare qualche pezzetto di bollito, tagliato finemente, per pochi minuti, fino a completa rosolatura.

    “La nonna – sorride Sandra – me lo mise nel piatto, guardandomi con tono interrogativo perché non avrebbe mai accettato che mi rifiutassi di mangiare quella prelibatezza che aveva fatto solo per me”.

    “In effetti – dice Sandra – era molto buona, perché la carne cotta in quel modo aveva un sapore diverso, e ripulii tutto il piatto. Per la sua grande gioia”.

    “A volte – conclude Sandra – dopo la frangitura dell’olio, quando si facevano i barattoli con le olive sott’olio, mi è capitato di trovarne qualcuna nel piatto del bollito rifatto, che la nonna ha continuato a fare, per me, tutta la vita”.

    Una ricetta che Sandra si prepara anche oggi, quando per la sua famiglia cucina il bollito. Ed ogni volta ripensa a quella nonna speciale che fece quel piatto per lei con tutto l’amore possibile.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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