giovedì 16 Luglio 2020
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    La nuova indagine sul mostro di Firenze: a casa dell’ex legionario Vigilanti

    Le pistole rubate, la storia della Lancia Flavia rossa e il rapporto con Pacciani: "Lunedì sarò in Procura"

    SAN CASCIANO  – Una cosa è certa: Giampiero Vigilanti, l’ottantasettenne originario di Vicchio del Mugello che da giorni è su tutti i quotidiani e telegiornali, ad oggi non ha capito ancora il motivo esatto per il quale è stato indagato dalla Procura sulle vicende del mostro di Firenze.

     

    "Venerdì si sono presentati a casa mia due carabinieri venuti da Firenze. Lunedì mi devo presentare con il mio avvocato in Procura, staremo a sentire cosa ci devono dire!": sono queste le parole di Vigilanti.

     

    Lo abbiamo incontrato nella sua casa a Prato, dove oggi vive con la moglie e un cane a pochi passi dalla ferrovia e il fiume Bisenzio.

     

    La porta aperta con un'asse per impedire che il fedele amico entri in casa: sembra che ci stia aspettando, ma in realtà, ci dice, sta per uscire per andare dal suo avvocato. Non si sottrae però alle domande che gli poniamo.

     

    Signor Vigilanti, lei è mai stato a San Casciano?

    "Sì, ci sono passato qualche volta, così come sono stato a Mercatale, per curiosità, come hanno fatto tanti dopo le vicende del mostro di Firenze".

     

    Conosce la piazzola degli Scopeti dove è stata uccisa la coppia di francesi?

    "Di preciso no, so dov’è".

     

    Tra l’altro prima e dopo la morte di Pacciani a Mercatale sono arrivati anche da altre regioni d’Italia attratti dalla curiosità per vedere dove abitava il mostro. Lei ha conosciuto Pietro Pacciani?

    "Era di Vicchio come me, ebbi una discussione con lui perché aveva preso il lavoro al mio babbo. All’epoca il Comune faceva fare dei lavori ai residenti per guadagnare qualcosa, rimettevano le strade, spaccavano le pietre. Pacciani dopo aver fatto il suo turno, volle fare anche quello che spettava al mio babbo mandandolo via, tanto che il babbo si arrabbiò molto. Io gli dissi lascia stare, ci penso io. Andai da Pacciani e gli tirai una bastonata in testa. Lui non mi denunciò. Dopo pochi giorni Pacciani uccise il rivale in amore, Severino Bonini, che si era appartato a Tassinaia con Miranda Bugli. Se non sbaglio era il 1951".

     

    Ha conosciuto anche Mario Vanni?

    "Come l’hanno conosciuto tutti".

     

    Ma Mario Vanni abitava a San Casciano e non guidava, non pensiamo che l’abbia incontrato a Prato… 

    "No, l’ho conosciuto quando capitavo a San Casciano. Più che altro mi muovevo per la curiosità di quanto stava accadendo, anche perché in qualche modo sono stato coinvolto. Nel senso che sono stato attenzionato durante il periodo che aveva colpito il mostro. Da me sono stati prima che da Pacciani a perquisirmi la casa nel settembre 1985, ma non sono stato fermato mai un solo giorno". 

     

    L'auto rossa di Vigilanti

     

    Ha mai posseduto una Fiat 128 coupé rossa, notata in alcuni luoghi dei delitti?

    "Ho posseduto una Lancia Flavia rossa. Se fa riferimento alla macchina rossa vista a Vicchio prima del delitto di Pia Rontini e Claudio Stefanacci può essere anche la mia: lì a pochi passi dalla piazzola abitava mia madre, a trovarla ci andavo  in macchina". 

     

    Adesso si parla anche di un dottore F.C., originario di Tunisi ma che era residente a Vicchio del Mugello qualche anno fa… 

    "E’ stato il mio medico condotto, rimpiazzò il precedente qui a Prato quando venne a mancare. Faceva anche il dentista, mi sono servito da lui fino a quando non tornò a Dicomano. Sono stato semplicemente un suo paziente, come tanti altri". 

     

    Lei ha mai detenuto una pistola calibro 22?

    "Certo, l’ho sempre avuta e regolarmente denunciata come altre pistole". 

     

    Che le sono state rubate, compresa la calibro 22… 

    "Una mattina presto, di questa stagione, andai a portare fuori il cane. Mia moglie aveva lasciato la porta socchiusa, uno che conosceva bene dove tenevo le pistole è entrato e a colpo sicuro le ha rubate".

     

    Quindi sa chi le ha rubate?

    "Certo, lo denunciai dopo quattro giorni che le aveva prese. Provai a recuperarle prima di denunciarlo, ma non feci in tempo".

     

    Lei è stato nella Legione Straniera. 

    "Per dieci anni, dopo l’addestramento per otto anni ho combattuto in Vietnam".

     

    Giampiero Vigilanti ai tempi della Legione straniera

     

    Perché si arruolò come legionario?

    "All’età di sedici anni passai per la prima volta la frontiera  francese in cerca di lavoro, quando si accorsero che ero minorenne mi riaccompagnarono a Ventimiglia con il foglio di via. Vi tornai da maggiorenne, i francesi mi presero per la seconda volta e mi dissero: O torni in Italia o sennò ti arruoli nella Legione. Decisi di arruolarmi. Una volta fui catturato, volevano che rilevassi dei segreti militari, per farmi paura mi misero sotto terra, vi rimasi per circa venti giorni. Non parlai, se lo avessi fatto sicuramente dopo mi avrebbero ucciso i miei".

     

    Lei si è fatto un’idea di chi possa essere il mostro di Firenze?

    "No, ritengo comunque che non erano certo le persone in precedenza condannate, non ne sarebbero stati capaci".

     

    Prima di lasciarci Vigilanti ci permette di riprendere alcune foto che tiene appese in salotto che lo ritraggono quando era sergente nella Legione Straniera, compresa la foto alla macchina rossa “misteriosa”, per poi farsi fotografare con la sua maglietta del 2° Regiment étranger de parachutistes.    

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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