spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
sabato 25 Giugno 2022
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Pasqua nel segno della tradizione: fioriscono i Sepolcri con le vecce nelle chiese di San Casciano

    Nelle chiese della Misericordia e del Suffragio il grande spettacolo floreale, simbolo di pace e rinascita, rimarrà aperto fino a lunedì 18 aprile

    SAN CASCIANO –  L’antica tradizione delle vecce pasquali di San Casciano, portata avanti dalla comunità locale dagli anni ’50, stende tappeti di fiori che si ispirano ai simboli cristiani nelle chiese del capoluogo.

    Uno spettacolo naturale che evoca i valori della pace e della spiritualità, realizzato da numerosi cittadini.

    Da questo pomeriggio, giovedì 14 aprile, fino al Lunedì dell’Angelo, prendono vita nelle chiese del Suffragio e della Misericordia i “tappeti” di fiori e profumi che sbocciano insieme all’antica tradizione religiosa del Sepolcro delle Vecce.

    Ad adornare le antiche chiese sono le ricche composizioni floreali costituite da vecce e grano misti a fiori e piante di stagione quali gardenie, calle, margherite, begonie, ortensie azalee, gerani.  

    Nella chiesa di Santa Maria sul Prato (chiesa della Misericordia) viene allestita una grande croce di grano con vecce di contorno.

    Nella chiesa di Santa Maria del Gesù (chiesa del Suffragio) avviene il contrario: in primo piano la croce realizzata e sullo sfondo le vecce e il grano misti alle piante e ai fiori.

    In entrambe le chiese, oltre alla grande fiorita vengono esposti Gesù Nazareno e Madonna Addolorata, mentre sull’altare trovano spazio i segni della passione: tunica, gallo, dadi, colonna e flagellazione, guanto del tradimento, scala della deposizione.

    “Il Sepolcro delle Vecce è una tradizione che si è tramandata di generazione in generazione, coltivata con grande passione e costanza dagli abitanti di San Casciano – dice il sindaco Roberto Ciappi – un lavoro e uno spettacolo visivo di grande impatto che torna ad esprimersi nelle chiese della Misericordia e del Suffragio”.

    La tradizione sancascianese vuole che la veccia venga seminata un mese prima, corrispondente alla terza domenica di Quaresima, e tenuta nelle cantine il cui ambiente umido favorisce la nascita di quelle che poi si tramutano in parrucche bianche utilizzate per la commemorazione a scopo ornamentale ma anche simbolico-religioso.

    I fili bianchi rappresentano, infatti, la morte del Cristo e ad essi si contrappone il grano che diversamente indica la rinascita.

    La veccia, in origine conosciuto come fiore povero, è una pianta erbacea delle leguminose con foglie pennate terminate da un cirro e fiori ascellari, destinata all’alimentazione del bestiame, che in assenza di ossigeno e clorofilla germoglia piccoli e finissimi fili bianchi.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...