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sabato 28 Gennaio 2023
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    Gino ed Elettra: viaggiano insieme a voi i dolci ricordi di tutto il paese

    Per i Sancascianesi di Mestiere incontriamo due "istituzioni". La Pasticceria Ciappi, quanti ricordi

    SAN CASCIANO – C’era una volta un regno fantastico, fatto di dolci e di pane. Una voce cordiale accoglieva grandi e piccini nella stanza colma di leccornie che, messa in fila dopo il negozio di balocchi, era la tappa perfetta di ogni Natale.

    Elettra Ciappi e Gino Tormen sono circondati di magia. La voce di Gino riporta alla mente presepi di cioccolata e pupazzi di neve zuccherina, mentre la casa in cui vivono è un labirinto di colori, bello come il banco del vecchio locale.

    “Mio padre Leonetto era del 1906 – spiega Elettra – e si è occupato del negozio dal 1925 in poi. Lui faceva il fornaio e lo zio il pasticcere”.

    “Quando lo zio fu richiamato in guerra gli venne una colica, ma all’ospedale pensarono ad una scusa per evitare di partire. Così non fu curato, morì e il babbo rimase da solo”, continua.

    “Successivamente, una bomba ci rovinò tutto. Ritirarsi su fu difficile – ricorda – e dalla pasticceria fiorentina del Ruggini venne ad aiutarci Armando, un ex collega dello zio. Io non avevo ancora 10 anni, ma lui aveva una brutta grafia, così preparava il cono e scrivevo sui dolci al posto suo”.

    Elettra si appassionò al mestiere e dopo le medie decise di aiutare il padre insieme alla sorella: “Ho messo piede in pasticceria da bambina e ci sono cresciuta dentro, anche perché nel mio lavoro non si smette mai d’imparare”.

    “Ho dovuto sbagliare tanto – prosegue – e ho scoperto che ci vuole mano, cuore e sacrificio. Non ho mai guardato un film di sera, né fatto una girata. A un quarto alle 11 si infilava a dormire e ci si svegliava ogni giorno alle 3”.

    Intanto, Gino cresceva in Veneto: “La mia vita sarebbe un romanzo di oltre… mille pagine”, ci dice sorridendo quest’uomo grande dai capelli candidi.

    A 13 anni ha iniziato a lavorare in un distributore di benzina, poi si è occupato di impianti idroelettrici. Dopo aver lavorato alla diga del Vajont quand’era ancora giovanissimo, quella di Kariba lo ha costretto ad assistere ai massacri della vecchia Rhodesia.

    È stato in Persia ai tempi dell’ultimo scià e in Ghana per una diga in terra battuta lunga 5 km.

    Nel ’61, tra le tante mete esotiche spunta San Casciano, che lo vede protagonista dei lavori di costruzione della Firenze-Siena, l’Autopalio. Qui conosce Elettra.

    “Ci siamo sposati nel 1964 – racconta la moglie – Il babbo non voleva perdere il mio aiuto, così ci offrì l’attività perché non seguissi mio marito in giro per il mondo”.

    “Appena sposato – ricorda Gino – fui chiamato a Foggia per una galleria. I lavori vennero sospesi e sentivo di non avere più molta voglia di spostarmi. Andai anche in Svizzera, ma dopo 20 giorni mi licenziai”.

    “Il negozio è passato a noi nel ’65 e Gino diventava sempre più bravo. Lui ci metteva la precisione e io la fantasia – aggiunge Elettra – Facevamo tutto espresso e avevamo i nostri segreti. Nel millefoglie, la sfoglia era sempre di giornata e la panna e la crema rigorosamente freschi. Mi raccomando – tiene a dire – non va comprato se è stato in frigorifero!”.

    “All’inizio lavoravamo tutti insieme, ma poi siamo rimasti in due. Abbiamo lasciato per età e difficoltà dopo aver provato a vendere. È stato un dispiacere enorme – afferma Elettra – e non uscivamo più di casa perché la gente ci riempiva di domande. Le dimostrazioni di affetto fanno piacere, ma io mi sentivo in colpa”.

    “Mi sveglio ancora automaticamente alle 3 – continua – e ho poche amicizie perché trovo faticoso stabilire un orario per incontrarsi: tutta la mia vita ha avuto impegni fissi e adesso preferisco evitarli. Invece Gino è un amicone per indole e coltiva ancora i suoi tanti interessi”.

    “I sancascianesi sono un po’ chiacchierini – aggiunge – ma in fin dei conti sono brave persone. Quando lavoravamo, i negozi e le grandi attività come la Stianti attraevano le persone verso il centro e tenevano il paese pieno e vivo. Ora la piazza è cambiata e si vive la vita con più fretta; inoltre l’avvento dei supermercati ha spostato l’attenzione. In questo momento si sta attenti a non spendere, ma non si deve trascurare la qualità del cibo”.

    La Pasticceria Ciappi ha chiuso i battenti nel 2007, ma è tuttora molto rimpianta: “Siamo molto felici di aver lasciato un buon ricordo”, afferma Elettra con un po’ di nostalgia. “Alla fine – sorride Gino – abbiamo cercato di farci onore”.

    In Gino ed Elettra, la pasticceria ha lasciato un vuoto che si dovrebbe colmare d’orgoglio, per aver proseguito al meglio la fatica di Leonetto e suo fratello ed aver dato ai nostri ricordi un indimenticabile sapore di buono.

    Sono entrati nella storia e nel cuore di un paese per sacrificio e per merito: ed è certo che non ne usciranno più.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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