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domenica 26 Giugno 2022
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    Vasco Cinelli: la divisa della Misericordia di San Casciano come una seconda pelle

    Un piccolo grande uomo che contagia col suo entusiasmo le persone che lo circondano

    SAN CASCIANO – Vasco Cinelli è sancascianese per eccellenza ed una vera e propria istituzione: quando arriva nelle stanze della Misericordia con la sua divisa giallo-azzurra, porta una ventata di buonumore.

    “Sono nato il 29 dicembre del ’37 al Poggiale – racconta – e ho due fratelli: Mario del Bar Cinelli al Bardella e Franco, il mio gemello tutto diverso da me”.

    “Anche il mio babbo e il mio nonno sono nati a San Casciano. Io, senza meriti, ho lavorato in tre posti diversi – continua Vasco – e passato 46 anni alla Misericordia. Ho iniziato al consorzio agrario del Tafi, come collaudatore dei mezzi”.

    “Poi sono passato all’OMME del Nalbini Bruno in Via Kennedy – prosegue – e ho fatto il camionista per dieci anni. Per la Misericordia, ho vinto il bando di concorso nel ’69. Nel ’70 sono entrato per prova e nel ’71 mi hanno assicurato come dipendente”.

    “Insomma – riassume – sono un mestierante di San Casciano e non ho mai lavorato al di fuori del paese”.

    “In questo frattempo – prosegue – per 20 anni sono stato alla Misericordia 24 ore su 24. In quel periodo c’ero praticamente sempre: giorno, notte, mattina e sera! Sono andato in pensione nel ’96. Da allora, faccio comunque il volontario e ci sto dalle 7 fino al primo pomeriggio”.

    “Come Fratelli della Misericordia, s’è vissuto il periodo del Mostro di Firenze ed è una delle cose che mi sono rimaste impresse, ma più di tutte – precisa Vasco – c’è stato l’inizio della superstrada: negli anni ’80 non c’era il guardrail in mezzo e facevano tutti incidenti frontali. Le domeniche c’erano due o tre morti, soprattutto giovani che correvano la notte”.

    Ci mostra le foto delle prime ambulanze, nella veste di vecchi furgoncini bianchi Volkswagen.

    “Dopo – ricorda – l’andamento è andato lineare e a migliorare. Io sono il responsabile dei mezzi e quando sono arrivato s’aveva due macchine. Adesso ne abbiamo 38, tra auto funebri, Misericordia e Protezione Civile”.

    “Prima s’era in pochi – aggiunge – e ora siamo tanti. Nel quotidiano siamo passati da tre persone a 150 e s’ha una media di 60-70 chiamate, mentre si stava anche due giorni senza. C’è nato due o tre bambini in ambulanza e le dialisi non c’erano. Oggi, si porta la gente e poi si va anche a riprenderla”.

    “La Misericordia – tiene a dire – è davvero cresciuta in salute. Abbiamo tirato su anche gli ambulatori e si svolge veramente un servizio per il paese”.

    Ma ancora, Vasco non è soddisfatto e tenta incessantemente di arruolare nuove leve. Ai ragazzi che temono di non farcela a sopportare i momenti difficili di un volontariato tanto importante, risponde col ricordo della sua prima notte in superstrada.

    “Ci chiamarono – dice – perché una macchina era stata tamponata. Nei seggiolini dietro, purtroppo, era morto un bambino piccolo ed io avevo da poco una figliola”.

    “Mi sono chiesto chi me lo facesse fare – confessa – e sono tornato a casa demoralizzato, ma sono ancora qui e, in fondo, penso anche d’aver portato del bene”.

    Vasco è la memoria storica di quest’associazione ed attraverso di lei ha vissuto a stretto contatto la nostra comunità: “Di sancascianesi – afferma – c’è rimasto poco. La gente non ti conosce nemmeno e dopocena ti salutano in due. Questi ragazzi mi dicono sempre: “Oh Vasco, ma se ti salutan tutti!”. Tu vedrai, sono 46 anni che sto in mezzo a questo paese!”.

    “San Casciano, comunque, è migliorato tanto – sostiene – nell’amministrazione e nelle famiglie. Noi e il Tanini si fu tra i primi che si rifece casa al Bardella, perché all’epoca via Leonardo da Vinci era solo una viuzza di campo”.

    Anche l’augurio di Vasco si concentra sulla realtà che rappresenta tanta parte della sua vita: “A questo punto – conclude – il mio più grande desiderio è di veder sorgere la nuova sede della Misericordia ai Macelli. Per quel che ha fatto se lo merita di uscire da queste vecchie mura e di andare nel meglio posto possibile”.

    “Vasco Cinelli Italia” è il modo in cui lo chiamano scherzando i suoi colleghi più giovani.

    Questo piccolo grande uomo sembra il nonno di tutti e contagia col suo entusiasmo le persone che lo circondano.

    Pare non esaurire mai la sua energia, ha fretta di tornare al lavoro e si vede che vive questa dimensione con passione, come se gli spazi accanto alla chiesa facessero ormai davvero parte di lui.

    Tra battute e risate fragorose, ci si dimentica che qui si lavora col dolore.

    Sarà che è il sorriso lo spirito più giusto per affrontare le peggiori paure e che a tutte le età, insieme ed uniti, il volontariato fa bene all’umore.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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