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mercoledì 29 Giugno 2022
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    Il globetrotter delle squadre di pallone. Un sancascianese dai tanti mestieri

    Fabio Bennati, la storia dei mille gol nella pista da ballo e la capacità di talent scout

    SAN CASCIANO – Ogni paese ha le sue leggende e soprattutto i suoi nomi famosi. A San Casciano abbiamo il globetrotter di tutte le squadre di pallone. Tra le storie che lo vedono protagonista, quella dei mille gol in pista al campo sportivo e la sua innegabile capacità di talent scout in ogni vivaio, di giovani donne e calcistico.

    “Mi sento Sancascianese di mestiere – spiega Fabio Bennati – perché sono nato qui senza nemmeno arrivare all’ospedale. Sicché sono proprio sancascianese di sangue. Lavoro a Firenze, ma sono sancascianese d. o . c.!”.

    L’avventura calcistica nelle squadre del territorio si avvia per Fabio all’età di 12 anni: “Quando ho cominciato io – racconta – non era come ora, che iniziano da piccolissimi. Io ho iniziato dagli Esordienti e addirittura mi mettevano nelle squadre di sopra. Ho fatto tutte le categorie successive e a Mercatale si vinse il campionato. Poi mi sono rotto i legamenti e ho cominciato il calcio a 5 con Samuele Corsi e Fabio Fusi. Ho provato tanti altri sport, ma il calcio ce l’ho nel sangue e non l’ho mai abbandonato”.

    “Negli amatori – prosegue –  mi sono proprio divertito”. Ha giocato nell’Arci di Angelo Sorbi ed Andrea Salvini, col quale ha avuto un rapporto calcistico e un’intesa “mondiali”. L’anno scorso è stato allenatore del G. S. Misericordia in coppia con Marco Calosi.

    “Calcisticamente – confessa – il mio ricordo migliore è il periodo dai Giovanissimi alla fine degli Allievi, con gli allenatori Matteucci, Leoni e Busoni. Lavorativamente, da quando ho cominciato a lavorare al pubblico, ma soprattutto quando ho scoperto il mondo immobiliare in cui mi ero lanciato per caso e che invece è stato una vera svolta”.

    “Di lavori ne ho fatti tanti – continua – cominciando da Nello come cameriere e poi come pellettiere a Mercatale. Poi sono stato dal Parri, dove si facevano scatole per il vino di legno e di cartone. Successivamente ho fatto il corriere, ho lavorato all’Italiana Immobiliare e poi da Rolando Nesi. Dopo ho fatto di nuovo il cameriere, a La Fattoria di Tavarnelle. Ora sono a Firenze, alla Team Statuto Immobiliare”.

    “Prima – ammette Fabio – il gioco del calcio era molto più tecnico. Ora si basa sulla velocità e sul fisico e secondo me è più brutto da vedere. Noi si giocava fuori, mentre adesso i ragazzini entrano al campo veramente da piccoli. Questo accade sia per bisogno economico delle società, sia perché i genitori hanno meno tempo da dedicare ai figli e li mandano subito a fare sport”.

    In queste partite negli spazi fuori dal campo, è nata la leggenda del “re della pista”, secondo la quale Fabio avrebbe fatto ben mille gol all’interno dello spiazzo riservato al ballo liscio e ai tavoli della Pizzeria.

    “Per quanto riguarda la dimensione amatoriale – procede – prima era organizzata meglio ed era molto bella. Si iniziava più tardi, ma si smetteva anche dopo e si giocava per passione del calcio, non perché non si sapeva che fare. Ora la maggior parte dei ragazzi smette prima, anche se sono bravi. Vivono l’impegno amatoriale come passatempo e lo affrontano con poca serietà”.
    “Di San Casciano – sostiene – mi piacciono la centralità, il clima e il fatto che è differente dagli altri paesi anche a livello di vita. Non è né troppo paese, né troppo di più. Abbandonarlo mi resterebbe difficile”.

    “Quand’ero ragazzino – ricorda – la vita a San Casciano era troppo bella e andavi a Firenze proprio per vedere un pochina di città. Penso soprattutto alle feste paesane dove c’era un altro sapore rispetto ad oggi, che però non credo si sia perso solo qui. Di sicuro è successo gradualmente: ti fermi un attimo e ti accorgi che è cambiato qualcosa”.

    “Anche i Sancascianesi sono diversi – aggiunge – soprattutto per quanto riguarda i ragazzi giovani. Si è seguito il mutamento generale, che si vede alla stessa Festa de L’Unità, oppure alla Casa del Popolo. Fin da piccino, sono sempre riuscito a interagire con tutte le generazioni, a stare bene con tutti e a parlare con persone di tutte le età”.

    “Di questo paese non cambierei niente – conclude – perché deve seguire le orme del tempo. Mi piacerebbe tornasse come lo ricordo, ma so anche che sarei egoista e non sarebbe giusto, perché non reggerebbe la botta col resto del mondo. Non rimpiango di tornare a 20 anni, ma riconosco che mi mancano quelle cose lì e questa sorta di sapore che un po’ si è perso. Mi auguro che San Casciano rimanga se stesso, perché anche se è cambiato mantiene il suo gusto che spero resista per sempre”.

    Proprio in queste leggende di sorrisi e nella saggezza dell’autoironia sopravvive il sapore di buono che ha fatto la storia della nostra comunità e che accompagnerà sempre i ricordi di ognuno di noi.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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