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venerdì 14 Giugno 2024
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    Un popolo intero ha accompagnato Massimiliano Pescini: partecipazione, affetto e commozione per l’ultimo saluto

    Oggi pomeriggio in Propositura i funerali dell'ex sindaco di San Casciano. Massime rappresentanze istituzionali, ma anche tantissimi cittadini. E padre Rosario lo saluta citando Vecchioni

    SAN CASCIANO – “Ci sono foglie che si aggrappano ai rami…”.

    Si è chiusa con la lettura del testo di una canzone di Roberto Vecchioni (“Tu, quanto tempo hai?”) l’omelia con la quale padre Rosario Landrini, parroco di Montefiridolfi e Bargino, ha raccontato chi era Massimiliano Pescini.

    Lo ha raccontato oggi, lunedì 27 maggio, in una Propositura di San Cassiano strapiena, con tutto lo spazio esterno occupato da sedie e panche. Centinaia e centinaia di persone.

    In quello che è stato l’ultimo saluto all’ex sindaco di San Casciano, oggi consigliere regionale, che si è spento sabato 25 maggio al termine di una rapida malattia. Aveva 49 anni.

    Un popolo intero ha accompagnato Pescini e i suoi familiari, in questo “momento di dolore che va trasformato in un momento di resurrezione” ha detto il proposto, don Massimiliano Gori, prima di lasciare la parola a padre Rosario. 

    Tanti gonfaloni e tante fasce tricolori, tanti rappresentanti delle istituzioni da ogni parte della Toscana (e non solo), come deve essere per i funerali di chi le istituzioni le ha servite a lungo. Tanti rappresentanti della politica, certo, per chi la politica l’ha avuta come stella polare.

    Ma anche, e soprattutto, tante persone. Il “popolo” appunto, nel senso profondo della parola. Tanti sancascianesi. Tanti chiantigiani. Tante donne, tanti uomini, che sono venuti per quello che, per moltissimi, resterà per sempre “il sindaco Pescini”. O, semplicemente, “Massi”. Tanti amici, di oggi e di ieri. La sua gente, insomma.

    E padre Rosario, che Pescini lo conosce da tempo, e che in questi ultimi mesi gli è stato ancor più accanto, ne ha tratteggiato un profilo conosciuto e riconosciuto da molti.

    “Al termine di ogni celebrazione funebre – ha iniziato – accompagnando i defunti, ripeto fino alla noia le parole di Sant’Agostino: non ti chiedo Signore perché me l’hai tolto, ti ringrazio perché me l’hai dato. Ma oggi la prima parte mi crea un po’ di difficoltà: sì, Signore, ti chiedo perché me l’hai tolto. E perché tu, Signore, non hai ascoltato la nostra preghiera fino a quell’ultima sera”.

    “Mai una lamentela da parte sua in queste settimane, in questi mesi – ha raccontato il sacerdote – Scusate se sto male, diceva. Dove lo troviamo noi di San Casciano un uomo così? Ma io andrò in paradiso? Mi disse. E io gli risposi: Ma certo. E lui a me: tu no. Perché? Gli chiesi. E lui mi rispose… perché sei un po’ bugiardino mi disse. In quella risposta ho scoperto che forse gli abbiamo mentito un po’. Lui domandava e noi gli dicevamo resisti, resisti. E lui ha resistito. Fino alla fine”.

    Ha ricordato “l’intelligenza di quest’uomo, davanti al quale io mi sentivo ignorante. Non c’era un argomento, una parola, su cui ci si poteva confrontare. Aveva una capacità di ascolto unica, così come la capacità di confronto sulle divergenze. Certo, dietro un grande uomo c’è una grande famiglia”.

    Ne ha descritto un percorso del tutto personale di scoperta della fede, partendo da una laicità sempre rispettosa: “Lo ha fatto essendo sempre presente nella sua comunità, su tutto il territorio, anche nei momenti di fede. Non mancava una processione. E’ il mio popolo, è la mia gente, diceva. E si interrogava e chiedeva, da persona intelligente qual era: perché questa fede, che da un lato sembra un po’ bigotta, dall’altro delinea persone che con quella fede sorpassano il mio pensiero?”.

    “Poi a Fabbrica – ha detto ancora don Rosario – in un momento di ricordo di un defunto, si alzò e andò a leggere. E un giorno mi disse, voglio confessarmi da te. In quel suo percorso lui aveva scorto una luce che illuminava la sua comunità. Una luce che l’ha sorretto fino all’ultimo momento. Ci sarebbe da scrivere un libro su di lui, ma lo scriveremo”.

    Poi, dopo aver letto le parole di questa meravigliosa poesia-canzone di Roberto Vecchioni, ha chiuso così: “Non ti ho mai votato Massimiliano, perché io voto… a Firenze. Non ti ho mai votato, ma ti ho sempre amato”.

    Lo hanno ricordato, come rappresentanti istituzionali, il sindaco metropolitano (e di Firenze) Dario Nardella; il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.

    E l’ha ricordato, soprattutto, Roberto Ciappi, sindaco di San Casciano. Interrompendosi più volte, per una commozione probabilmente messa a tacere in questi ultimi due, difficilissimi mesi. Vissuti con il cuore in gola e il dolore sotto pelle.

    “Se n’è andato il migliore – ha detto Ciappi – L’ultima volta che sono stato accanto a te, la notte, in ospedale, mi hai detto che non volevi farmi celebrare il funerale da sindaco di un sindaco. Ma per la prima e unica volta non hai mantenuto la parola. Cosa ben più importante mi hai parlato di Marina, di quanto l’amavi, di quanto ti sarebbe piaciuto finire la casa e andarci a vivere con lei. Di Giulia, di Romina e della sua famiglia. E ovviamente dei tuoi genitori, Silvano e Manola, il tuo pensiero era soprattutto per loro. Hai sempre avuto particolare premura per la tua famiglia”.

    “Il tuo – ha detto ancora Ciappi – è stato bene che generava bene. Parlare di Massimiliano come amministratore e come politico non è possibile spogliandolo della sua umanità. Da lui abbiamo imparato tutti moltissimo, dal suo approccio alla vita e al sapere. Il più grosso insegnamento è che per cambiare e trasformare ciò che accade, per incidere nella vita degli altri, c’è bisogno di conoscerli ed amarli. Entrare dentro alle situazioni con comprensione e amore. La sua passione per la politica è passione per le persone e per le comunità”.

    “Noi che ti siamo stati accanto e ammirato – ha aggiunto il primo cittadino sancascianese – siamo stati orgogliosi e invidiosi. Della tua capacità di guardare lontano, di vedere le cose oltre al presente”.

    “A Massimiliano – ha ricordato Ciappi – per tanti anni sono sempre stato accanto. Diventandone quasi complementare. In pensiero, temperamento e azione. Mi mancherà perché rappresenta la parte migliore di me, ci mancherà perché è la parte migliore di noi. Per lui tutto e tutti erano importanti”.

    “Ha vissuto intensamente ogni attimo della sua vita – ha concluso ricordando anche uno dei maestri politici di Pescini, Fernando Cubattoli, il “Cuba” – Questa visione ora è in mano nostra, e ognuno di noi è chiamato a fare una scelta: la scelta di una politica come intendeva il Pescini. Un uomo di un’altra politica e di altri tempi. E’ stato un onore e un privilegio aver servito con te questa comunità”.

    Poi, prima dell’uscita del feretro sul sagrato e dell’applauso che l’ha accompagnato, i ringraziamenti dei familiari, espressi da Romina, cugina e parte di quel nucleo che più di tutti, ovviamente, ne sentirà la mancanza.

    “Come famiglia – ha iniziato – vogliamo ringraziare per le parole espresse da tutti i colleghi di Massimiliano, che lo hanno dipinto come tutti noi lo conosciamo e lo amiamo. E lui ci amava. Sono stati due mesi molto duri per la nostra famiglia, ma in questo percorso abbiamo incontrato tante persone che ci hanno aiutato e che vogliamo ringraziare. Lo vogliamo fare, per noi e per Massimiliano, perché lui lo avrebbe voluto. Perché una delle parole che utilizzava di continuo era grazie. Con la sua umiltà, autenticità, semplicità”.

    “Ringraziamo – ha proseguito – il professor Lorenzo Antonuzzo e la sua equipe, il dottor Marco Brugia, la dottoressa Elisa Giommoni, tutto il reparto di oncologia a Careggi. Infermiere e infermieri, veri professionisti dotati di grande umanità. Le Misericordie di San Casciano e Mercatale, Susanna Gherardelli, il dottor Francesco Volpe, gli infermieri che sono venuti a casa. La dottoressa Serena Pillozzi, che non ha fatto mancare per un istante il suo supporto professionale e di amicizia. Un grazie agli amici con la “A” maiuscola, venuti da ogni parte della Toscana. Amici nuovi e amici vecchi, tutti innamorati di Massimiliano”. 

    “Massi ha voluto bene in modo sincero a tutti – ha concluso – Ai suoi amici, ai suoi colleghi, alla comunità di San Casciano e a tutte le comunità in cui ha lavorato. Amare Massimiliano è una cosa semplice, naturale; le tante, tantissime dimostrazioni di affetto di questi giorni ne sono una testimonianza. Ci lascia in eredità valori importanti: l’autenticità, l’onestà, la gentilezza, l’umiltà, la generosità. Forse si distingueva così tanto perché son valori rari. Il rispetto, la disponibilità ad ascoltare tutti, indistintamente. Tutti. E’ difficile dire con le parole quello che ha rappresentato per noi. Ci ha insegnato ad amare. E allora grazie… come diceva sempre lui”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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