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il Gazzettino del chianti e delle colline fiorentine
CHIANTI SENESE
16.09.2018
h 09:16 Di
Jessica Nardi
Tra realtà e astrazione, Maria Pace Latella, pittrice castellinese, si racconta
"Ho cominciato a disegnare fin da bambina, grazie a un nonno speciale"
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CASTELLINA IN CHIANTI - “Farà molto scalpore un messaggio che sembra arrivarci da molto lontano, da chissà quale stella, ma che invece fa parte di una nostra oscura verità” (Massimo Bilorsi 1995)

 

“La pittura della Latella predilige le tonalità chiare e le sfumature tenui ed evoca immagini ideali, in bilico tra realtà e astrazione”. (Stefani Severi 1996)

 

Quelli appena riportati, sono solo pochi dei commenti scritti sulla pittura di Maria Pace Latella., originaria di Siena, ma castellinese di adozione da quasi 50 anni. 

 

“Già alle elementari disegnavo - ci racconta Maria Pace - Avevo un nonno speciale; era il padre della mia mamma. Lui si dilettava in tutti i campi: cucina, scultura, disegno. Era un artista particolare, amante delle nuove esperienze. Un giorno, a casa, venne a trovarci un pittore. Mamma gli fece vedere immediatamente i miei disegni. Quello che mi disse me lo ricordo ancora anche se facevo solo quinta elementare: questa bambina sente molto il colore! Questa frase mi colpì profondamente”.

 

L’amore per la pittura ha condizionato anche i suoi studi e il suo futuro.  “Una volta terminate le scuole medie - prosegue Maria Pace - i miei volevano mandarmi a ragioneria. Io invece, riuscii a convincere il mio babbo ad andare all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna a Siena. In quegli anni, dopo le superiori, si poteva accedere agli esami di abilitazione all’insegnamento nelle scuole medie, senza andare all’università. Ce la feci a superarlo e decisi di fare domanda per andare ad insegnare in provincia di Varese. Ci stetti un anno. Io, che non ero mai uscita dalla Toscana. Lo ricordo come un periodo bellissimo. Alloggiavo dalle suore dove tutti mi coccolavano. Avevo solo venti anni. Esperienza meravigliosa, anche se inizialmente non fu facile gestire i ragazzi. Da Varese fui trasferita a Montepulciano, poi a Sinalunga. Ho fatto un lungo percorso per poi arrivare ad insegnare a Monteriggioni e a Castellina in Chianti“.

 

Un'esperienza importante accadde nel 1981. “Per un intervento chirurgico, mi fecero una normale anestesia - ci spiega Maria Pace - Qui iniziò il viaggio di andata e fortunatamente di ritorno; perché io non mi sentivo ancora pronta a lasciare i miei figli e tutto il resto. Il mio spirito si staccò dal corpo, ero in una dimensione diversa dove il tempo e lo spazio non hanno confini. Inutile descrivere con le parole".

 

"Ero consapevole del mio stato - prosegue - e mi rimettevo alla volontà divina, anche se la speranza nel rientrare nel corpo si faceva sempre più forte. Ciò che ho visto, provato, sentito in questo mio viaggio non riuscirò mai né a dimenticarlo né a tradurlo su tela ad eccezione del colore, quello sì, l’azzurro… Si può dire che questa esperienza ha forse catalizzato una serie di elementi (predisposizione, talento, esperienze di lavoro e di vita, bisogno di esprimersi, studi, amicizie con personalità del mondo dell’arte come il non dimenticato Aldo Cairola) ed ha prodotto la cifra personalissima e letteralmente <<metafisica>> dei miei dipinti”.

 

In questo periodo, Maria Pace ha avuto la fortuna di conoscere la scultura di Ivano Cerrai. “Con lui mi sono mossa verso la pittura cromatica. Prima di conoscerlo dipingevo a pennellate di colore, invece la pittura di Ivano, a cui mi sono inspirata, passava da una tonalità ad un’altra senza che si vedesse il distacco. Questa sfumatura così soave mi piacque molto. Così facendo è nata la mia pittura e da allora ad ora la tecnica è rimasta tale. Era una tecnica molto confacente al mio modo di esprimermi. Da allora, tutti gli anni ho fatto una mostra. Ho cominciato fin da subito a vendere le mie creazioni. Ho riscosso un ottimo consenso da parte della critica e del pubblico. Mi sono rimessa a studiare anche un po’ il surrealismo. La mia fonte primaria è stata Magritte”.

 

“Per la a prima mostra a Castellina - termina Maria Pace - mi aiutò Amos Gatti, un bravo artista castellinese. Vide i miei lavori e mi disse: facciamola al circolo Italia nella sala lettura! In quell’occasione ebbi l’opportunità di conoscere Alessandro Falassi che da quel momento mi ha sempre seguita. Era un antropologo e insegnava all’Università per stranieri a Siena. Un persona davvero squisita e molto preparata”. 

 

Le opere di Maria Pace sono visibili sul suo sito: www.mariapacelatella.it

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