Toscana divisa in tre Sistemi: Tirrenico, Fiorentino, Meridionale

La Società Geografica Italiana ridisegna la geografia delle province italiane. Via i confini regionali, le Province italiane si riducono a 36. E’ la nuova mappa amministrativa ridisegnata dalla Società Geografica Italiana e presentata in occasione del workshop “Il riordino territoriale dello Stato. Riflessioni e proposte della geografia italiana”. La Sardegna divisa a metà, la Sicilia in quattro, la Puglia in tre, la Liguria troncata poco dopo Genova, sparite anche Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte e chi più, chi meno, tutte le Regioni d’Italia perdono i loro confini.

 

Per quanto riguarda la Toscana ci sarebbero tre "eco sistemi". L'Eco Sistema Tirrenico, che nasce da una naturale conurbazione che si è prodotta lungo la costa toscana del Tirreno che coinvolge tre importanti centri urbani storici vicini al mare Lucca, Pisa e Livorno fino alla costa della Versilia e La Spezia. Nell’insieme si tratta di più di 1 milione e mezzo di abitanti concentrati nell’area di Livorno-Pisa e Lucca e più di 300 mila tra la Versilia e La Spezia. Tutta la zona rappresenta un sistema ad alta qualità urbana per la presenza di un’alta tradizione cittadina, premessa per un’autonomia funzionale fra i diversi centri che lo compongono. Il sistema si presenta di forma lineare con una serie di grandi centri non distanti l’uno dall’altro e intercalati da altri numerosi insediamenti residenziali che non soffrono di troppa gravitazione verso l’esterno, eccettuata un po’ (ma non troppa) verso Firenze solo in quanto capoluogo di Regione.

 

Il Sistema Fiorentino nasce come bisogno di circoscrivere l’effetto gravitazionale prodotto da una città ad elevata qualità urbana come Firenze e di impedire che la futura concentrazione su di essa dei servizi per un territorio troppo vasto rischi di peggiorare, per insostenibilità, la qualità urbana già raggiunta. In questo contesto una strategia di “depolarizzazione” si impone come prevenzione di future patologie di crescita. Ne nasce un sistema il cui asse importante e la cui area “intensiva” si sviluppano lungo la direttrice Firenze-Sesto-Prato-Pistoia con diramazioni secondarie verso Serravalle-Montecatini a ovest e verso Pontassieve e S.Casciano a est e a sud. Ma il fulcro rimane tra Firenze e Pistoia dove la crescita urbanistica di Firenze dovrebbe tendere a collocare il maggior numero di nuovi insediamenti o a recuperare quelli degradati.
 

L'Eco sistema Toscana meridionale parte dal presupposto secondo cui buona parte del territorio della Toscana meridionale è reduce da un lungo secolare declino sia economico che urbano. Siena ed Arezzo sono due centri urbani di un territorio agricolo-collinare che ha visto nell’ultimo secolo declinare la sua produttività economica. Grosseto d’altra parte non ha una grande storia urbana dietro le spalle. E’ venuta maturando perciò per questi territori una forma di “emarginazione” dalle linee di sviluppo urbano. La loro relativa distanza dai poli dello sviluppo ha messo questi centri di non poter partecipare nemmeno di riflesso allo sviluppo.

 

"Aggregare Siena ed Arezzo al Sistema Fiorentino – è l'opinione della Società Geografica – sarebbe perpetuare ancora sia la posizione di dipendenza emarginata, sia la scarsa efficacia dell’effetto indotto. Altrettanto non è pensabile aggregare i territori di queste due province al sistema tosco tirrenico per la lontananza dal fulcro di tale sistema. L’aggregazione alternativa consiste nell’aggregare i territori di Siena e Grosseto anche se la loro consistenza o massa demografica è assai al di sotto di quella ritenuta sufficiente ad una moderna vita urbana. Il sistema senese-maremmano si fonda comunque sulla constatazione che la piana maremmana del grossetano ha delle potenzialità economiche e di sviluppo notevolissime e ne lungo periodo risulterà sicuramente una carta vincente di uno scenario possibile".

 

Le regioni, così come le conosciamo, non esisterebbero più. Drastica poi la riduzione delle province, che rimarrebbero solo 36 e sarebbero ribattezzate "eco-sistemi urbani", prendendo le funzioni di organismi politico amministrativi "sostitutivi delle attuali province e regioni". I loro confini verrebbero ridisegnati esclusivamente in base al "potenziale urbano degli attuali capoluoghi di provincia, alla rete delle infrastrutture che li collegano e al substrato fisico del territorio".

di Redazione

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