Davanti alla televisione nel tardo pomeriggio di mercoledì 13 marzo, in attesa di vedere uscire il fumo dal comignolo sopra alla Cappella Sistina e capire se la Chiesa avesse il suo nuovo Papa, c'erano anche i "nostri" parroci chiantigiani. In trepidante attesa, curiosi di capire quale sarebbe stato l'esito di un'onda davvero eccezionale, iniziata con le "dimissioni" di Papa Benedetto XVI.
Poi la grande sorpresa con l'"Habemus Papam" che indica nell'argentino Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, gesuita, il successore di Joseph Ratzinger. Sorpresa che aumenta nell'udire il nome scelto dal nuovo Pontefice: Papa Francesco. Quella semplice veste bianca con la quale si presenta davanti al suo popolo, quella croce in legno senza sfarzo, quel nome: tutto rimanda a una grande semplicità, a un'empatia istantanea con i fedeli.
"Istintivamente – ci dice don Luca Albizzi, parroco di Greve in Chianti – avevo detto ai miei parrocchiano che secondo me la fumata bianca ci sarebbe stata al secondo scrutinio del mercoledì pomeriggio… . Appena l'ho vista sono corso a suonare le campane. E appena ho sentito il nome di Bergoglio mi si è spalancato il cuore. Lo dico ancora con commozione".
"Nel mistero della fede – conclude – ancora una volta c'è stato un qualcosa che è andato oltre ogni previsione. Adesso siamo in una fase molto emotiva, ma io penso davvero che sia una gran bella persona: conoscendone la figura, la formazione, il legame con il cardinal Martini che per me è sempre stato un maestro, posso dire che come Chiesa e come mondo abbiamo ricevuto davvero un bel dono".
Il parroco di Santa Maria all'Antella, don Giovanni Martini, ormai ben avvezzo all'uso delle nuove tecnologie ha inviato le sue felicitazioni via mail a tutti i parrocchiani: "Al di là di ogni previsione di sondaggisti, vaticanisti e mass media – scrive don Martini – Dio e la Chiesa (col Collegio Cardinalizio) sorprendono e stupiscono ancora una volta il mondo intero con il dono della elezione di Papa Francesco Bergoglio (argentino), amico dei poveri. Siano rese grazie a Dio e onore alla Cristianità tutta".
"Le impressioni sono davvero molto positive – dice don Stefano Naldoni, viceparroco della Basilica di Santa Maria all'Impruneta – a partire dal nome, che ha stupito e che è tutto un programma. Verrebbe da dire che si torna ai tempi di "Francesco va e restaura la mia Chiesa"… . Bello l'approccio che ha avuto con la gente, alla quale ha chiesto di pregare per lui invocando la benedizione del popolo. Non si è mai chiamato Papa, ma vescovo di Roma: questo, oltre a una profonda conoscenza teologica, dimostra anche una grande umiltà".
"La scelta dello Spirito Santo – conclude don Naldoni – attraverso il Collegio Cardinalizio ha ancora una volta stupito. E' anziano? Sì, ma anche molto energico: l'energia non è una semplice questione d'età. Mi ha toccato molto la sua capacità di essere vicino alla gente, nei modi e nel linguaggio".
Chiudiamo con don Andrea Bigalli, parroco di Sant'Andrea in Percussina: "Siamo di fronte a un passaggio storico impressionante: primo Papa extraeuropeo, sudamericano, gesuita. E questo nome che richiama sì San Francesco d'Assisi, ma anche Francesco Saverio, grande evangelizzatore. Se sono sorpreso? Sì, mi sarei aspettato un europeo. E' un segnale forte, che la Chiesa universale lancia nel mondo: del resto i tempi erano maturi, l'asse del cristianesimo si sta ormai spostando da tempo verso l'America Latina".
di Matteo Pucci
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