GREVE IN CHIANTI – Anche il circolo di Legambiente Chianti Fiorentino si unisce al coro di no alla previsione di una centrale termoelettrica da inserire nel polo cementizio di Testi, al Passo dei Pecorai.
"Quando abbiamo saputo della richiesta per la costruzione di una nuova centrale termoelettrica – dicono da Legambiente – alimentata a gas naturale, a Testi, abbiamo ripreso i comunicati, gli atti e tutto quello che avevamo scritto più di dieci anni fa quando fu presentato un progetto analogo. Quella battaglia andò persa per le associazioni ambientaliste e quanti non volevano la centrale".
"La centrale fu costruita – ricordano – ma non ha quasi mai funzionato e poi è stata interamente smontata. Rimane pendente qualche spiraglio burocratico che ha permesso la presentazione di una nuova richiesta. Dieci anni fa Legambiente era presente nel Chianti fiorentino con due circoli che oggi sono rappresentati da un solo circolo, quindi sarà nostro compito prendere il testimone e proseguire l’importante lavoro che fu fatto allora".
"Le motivazioni per le quali non è opportuno costruire una centrale termoelettrica alimentata a gas naturale a Testi – ribadiscono – le riprendiamo dai documenti di più di dieci anni fa (il primo documento “Polo Testi quale futuro: Industria pesante o sviluppo sostenibile?” è datato 12 ottobre 2006), perché sono le stesse: il territorio del Chianti, per vocazione, caratteristiche e obiettivi socio-economici, è orientato alla tutela dei valori identitari e ad uno sviluppo sostenibile, quindi non è compatibile con interventi di carattere industriale di tali tipologie e dimensioni. Le centrali termoelettriche possono avere effetti sul microclima, quindi in particolare la coltivazione della vite potrebbe esserne danneggiata. Le emissioni della centrale andrebbero a sommarsi alle emissioni del cementificio, da segnalare ad esempio il cumulo di particolato e ossidi di azoto. Anche l’inquinamento acustico andrebbe a cumularsi. La centrale potrebbe comportare scarico di notevoli quantità di acque reflue nel fiume Greve, con conseguente criticità per una importante risorsa naturale del territorio come il fiume Greve, purtroppo vicinissimo al sito".
"Sono le stesse – sottolineano – anche le motivazioni per le quali, a nostro avviso, non sarebbe opportuno costruire una centrale così neanche in un luogo diverso dal Chianti: – Perché non andrebbe a sostituire impianti esistenti da riconvertire perché alimentati con combustibili fossili più impattanti del gas naturale (ad esempio carbone), anzi sarebbe un impianto aggiuntivo e quindi rappresenterebbe un aumento assoluto di emissioni di gas ad effetto serra, inaccettabile e assolutamente non necessario in un momento come questo. Da letteratura scientifica corrente questi tipi di impianti emettono fondamentalmente tre gas ad effetto serra: anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e monossido di azoto (NO)".
"Il metano – rimarcano da Legambiente Chianti fiorentino – di solito non dichiarato, viene rilasciato da perdite ineliminabili delle condotte che lo portano alle turbine. Il metano è un gas ad effetto serra 21 volte più potente della CO2. Precisiamo che il gas naturale è gas metano “ripulito”, non è una fonte rinnovabile. Il recente ultimo allarme lanciato dall’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) ci pone ancora una volta davanti ad una realtà senza via d’uscita: è necessario fermarsi, non possiamo continuare ad aumentare la produzione di gas ad effetto serra, anzi dobbiamo cercare di invertire la tendenza".
"Impianti di questo tipo – riprendono – secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) e secondo la letteratura scientifica corrente, emettono particolato primario e secondario (nanoparticelle), sostanze infinitesimali che i filtri non riescono a fermare, entrano nell’organismo con estrema facilità ed anche in quantità minime possono causare tumori ed aggravare patologie cardiocircolatorie e respiratorie. Emettono inoltre monossido di carbonio che è velenoso e formaldeide che è cancerogena. Quindi possono arrecare danni alla salute delle persone e causare un peggioramento della qualità della vita, una delle peculiarità che il Chianti offre anche ai turisti, con possibili ricadute negative anche di natura economica".
"Questa volta – ammettono – il contesto si presenta diverso: l’amministrazione del comune di Greve in Chianti ha preso una netta posizione contraria ed ha avviato un processo partecipativo. Fino ad ora ci sembra che nessuna forza politica e nessun stakeholder abbia preso una posizione in favore dell’impianto".
"Lanciamo quindi un appello – concludono – perché la comunità chiantigiana invii il proprio contributo, all’indirizzo e-mail del Garante dell’informazione e della partecipazione: a.capaccioli@comune.greve-in-chianti.fi.it. Ci rivolgiamo ai rappresentanti di categorie, aziende del territorio, ma anche singoli cittadini per far sentire un coro di NO ad una scelta che sarebbe sbagliata. Ci appelliamo anche a tutti i decisori politici del territorio, della città metropolitana e della regione perché, insieme all’amministrazione comunale di Greve in Chianti, raccolgano e ascoltino questo no".
di REDAZIONE
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