Durante la festa di San Polo si riflette sul destino del bulbo: frra passato e futuro

 

 

Manualità, economia, cultura, socialità, tradizione, radici: c'è questo e molto altro nel bulbo del giaggiolo, che rappresenta le "fondamenta" di quello splendido fiore che poi diventa l'iris. Ma che nella sua radice custodisce questo prezioso elemento destinato alla profumeria, in particolare con destinazione Francia.

 

Fondamenta sulle quali si è costruita nel passato un'economia locale molto importante, che aveva il cuo cuore pulsante a San Polo in Chianti. Ed è qui che in occasione della 45esima "Festa del Giaggiolo" (clicca qui per leggere il programma completo), presso il Frantoio Pruneti, sabato 4 maggio si è svolto il consueto convegno annuale organizzato dall'Associazione Il Giaggiolo di Firenze e dal suo presidente Gionni Pruneti.

 

"Vogliamo dare un futuro a questa coltivazione – ha sottolineato Pruneti in apertura di convegno – e per farlo vogliamo lavorare a 360 gradi: dalla ricerca storica sul giaggiolo, anche su quanto è stato scritto sul suo ruolo nella società, allo studio sulle metodologie moderne di coltivazione e ai mercati che si possono aprire. Prendere la cultura e aggiornarla con studi, nuove idee e nuove tecnologie. E magari prendendoci anche un impegno, qui a San Polo, per ricordare in maniera sempre più stretta il legame con Santa Maria Novella, il luogo principe in cui all'inizio il prodotto è stato commercializzato".

 

Qualche dato tecnico-economico, sempre fondamentale: il bulbo con maggiore valore è quello intero con pochissima presenza di umidità. Poi si vende anche affettato: sul mercato si va dai 1.200 ai 1.800 euro al quintale. Si raccoglie e si lavora fra giugno e agosto, mentre a settembre si esegue il re-impianto delle talee.

 

A raccontare il ruolo del giaggiolo dopo la sua produzione, quando entra nel mondo delle provette e dei profumi, è venuto Eugenio Alphandery, proprietario dell'Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella.

 

Presenti anche, fra gli altri, l'assessore all'agricoltura della Provincia di Firenze Pietro Roselli; Marco Minucci esperto della Regione Toscana sulle lavorazioni vegetali; Filippo Legnaioli (Cia Firenze); Gianfranco Santiccioli e Graziano Tremori (autori del libro "Il Giaggiolo"); Doralisa Ravenni (Società Italiana Iris).

 

"I francesi – ha premesso Alphandery – sono certamente più bravi di noi. Io, nonostante il cognome, sono più che fiorentino e lo devo ammettere. Sono più a bravi a proporre e vendere: io credo che il giaggiolo sia un prodotto che può avere un collocamento economico sul mercato. A parte il riscoprire il passato, gli antichi sapori, alla fine dei conti se non si fa cassetta non si va avanti".

 

"Però – ha tenuto a sottolineare – si può fare. Fino a 30 anni fa non si sarebbe potuto pensare di essere nella condizione di oggi, di fare un convegno sul giaggiolo all'interno di uno splendido frantoio. C'è grande passione e volontà di guardare avanti. Abbiamo la possibilità di stupire gli altri: si può fare qualcosa. Con macchinari innovativi sto cercando di estrarre il massimo da questo bulbo".

 

"Quella dell'iris – ha detto Minucci – può essere un'attività che può avere uno sviluppo, visto anche il suo legame con la storia, la tradizione, il paesaggio. Il nodo è rendere remunerativa la produzione, e lo si può fare con innovazioni di processo e di prodotto, ovvero abbassando i costi o trovando nuovi prodotti che partono dal bulbo dell'iris".

 

"La strada dei finanziamenti europei – ha proseguito – è un po' ad ostacoli poiché non si tratta di una coltivazione alimentare: ma ci sono comunque strumenti che possiamo cercare di attivare. Adesso è il momento di agire, poiché la Regione Toscana sta riprogrammando tutti i fondi strutturali: non si può basarsi solo sulla riduzione dei costi, perché nel mondo ci saranno sempre competitor che possono stare più bassi della Toscana e del Chianti. Quindi serve lavorare molto sull'innovazione di prodotto".

 

"Ritengo – ha proseguito il sindaco di Greve in Chianti Alberto Bencistà – che in questo come in altri contesti agricoli il ruolo della Regione è fondamentale. E' chiaro che il giaggiolo ha valori sociali, paesaggistici e culturali. Ma il fattore economico e di ricerca è stato sempre discontinuo, anche per la mancanza di un impegno costante dell'Uninversità: è difficile che possano fare tutto i produttori. Chiedo alla Regione di organizzare un primo tavolo di confronto, in cui definire lo stato dell'arte e partire da lì".

 

Insomma, per lo sviluppo del bulbo del giaggiolo, che potrebbe rappresentare una sorta di "lavanda del Chianti" anche in termini paesaggistici (e quindi turistici) serve il contributo da parte di tutti. Perché per dare un futuro a una coltivazione serve darle un profondo significato economico.

di Matteo Pucci

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