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mercoledì 10 Giugno 2026
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    L’imprunetina Silvia Giannelli e il Covid-19 vissuto a Syracuse, stato di New York

    Ha lasciato Impruneta nel 1974, ma ci torna ogni anno: "Qui ancora oggi emergenza presa poco sul serio"

    IMPRUNETA – “Fin dai primi casi in Cina ho avuto la sensazione che non sarebbe stata una semplice influenza e che presto ci avrebbe raggiunti tutti”.

    Parla così Silvia Giannelli, nata a Impruneta e residente a Syracuse, città dello stato di New York, a proposito dell’emergenza mondiale da Covid-19.

    Silvia, sebbene abbia lasciato il paese nel lontano 1974, ci torna quasi tutti gli anni, per trovare la famiglia e gli amici: ad Impruneta infatti ci ha lasciato il cuore e i ricordi più belli della sua infanzia e adolescenza.

    Silvia attualmente vive a Syracuse con il marito e il figlio, nella contea di Onondaga, città che conta 142mila abitanti, a circa 479 km da New York e 185 km dal confine con il Canada.

    “Qua, come in tutto il resto del Paese, l’emergenza Covid-19 non è stata presa sul serio da subito – racconta – ancora oggi ci sono molte persone senza mascherine nei luoghi pubblici e assembramenti di persone. Ad esempio in questi giorni, uscendo per andare a fare la spesa, ho visto mamme che parlavano e bambini che giocavano, e nessuno rispettava la distanza di sicurezza”.

    “Non appena sono iniziati i primi casi oltre oceano – prosegue – mi sono subito adoperata per reperire delle mascherine: grazie ad un amico di mio marito siamo riuscite ad averne cinque. All’inizio, quando le indossavano, tutti mi guardavano e ridevano, oggi invece pagherebbero oro per averle, ma sono introvabili”.

    “Circa a metà marzo – racconta ancora – hanno chiuse le scuole per tutto l’anno scolastico, ma avevano lasciato aperto il Mall (grande centro commerciale con tanti negozi, n.d.r.) qui vicino: i ragazzi non andavano a scuola ma potevano radunarsi in questo posto. Solo dopo un po’ di pressione dei cittadini è stato chiuso”.

    Ancora oggi, a Syracuse i supermercati e le farmacie sono aperte senza nessuna limitazione e non c’è alcune restrizione nell’attività fisica all’aperto: “Già da qualche tempo nei supermercati facciamo fatica a trovare alcuni beni, come la carta igienica, il lievito o la farina” ci spiega Silvia.

    “Per fortuna – riflette – fino ad oggi il tempo non è stato bello, e forse in questo senso ha aiutato a tenere le persone in casa: la città si è come svuotata (nelle foto il campus, dove di solito girano circa 20mila persone), sembra una città fantasma. Speriamo che con la primavera in arrivo e l’assenza di stringenti restrizioni la situazione non cambi”.

    “La vera tragedia si sta consumando però a New York – sottolinea evidenziando quello che anche noi, a distanza, leggiamo sui giornali – probabilmente i nostri ospedali accoglieranno contagiati proveniente dalla City e i nostri poliziotti saranno mandati là: è una situazione surreale”.

    Attualmente nella contea di Onondaga sono stati registrati 301 casi e 3 decessi, a Syracuse 99 casi.

    “A differenza dell’Italia – conclude Silvia – qui il virus ha colpito tantissime persone giovani, dai venti ai quarant’anni, e poche persone anziane. Non nascondo che abbiamo paura e l’unica cosa che possiamo fare…è stare in casa”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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