GREVE IN CHIANTI – “Mio suocero, 97 anni, è “prigioniero” in camera, nella Residenza anziani fiorentina in cui alloggia, in una sorta di “arresti domiciliari”. In attesa del risultato del tampone: che stiamo aspettando da 72 ore”.
E’ Roberto Migno, grevigiano, a raccontarci una delle tante sfaccettature del periodo di pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo. E delle discrasie che mettono in difficoltà le persone e le famiglie.
“La sanità toscana – precisa Migno – che fortunatamente non è nelle condizioni di altre, molto più sfortunate. Ma la situazione che stiamo vivendo è surreale”.
“Mio suocero Giuseppe – ci spiega Migno – ha deciso di andare a vivere in Rsa, avendo bisogno di socializzare: nonostante i suoi 97 anni non voleva più vivere con sua figlia, mia moglie”.
“Ora però – ribadisce – è agli “arresti domiciliari” in una stanza di 3 metri per 4, senza poter camminare, gli hanno tolto il compagno di stanza e non sa più dove sbattere la testa. In questo quadro noi vogliamo portarlo via, ma non ci viene concesso prima di avere avuto l’esito del tampone”.
E qui nasce il problema: “Tampone – spiega ancora Migno – che è stato fatto sabato e il cui risultato non è ancora arrivato. Abbiamo mosso mari e monti, ma di questi tamponi non si trova traccia. E a oggi in tarda mattinata sono passate 72 ore dal prelievo”.
“Si potrà obiettare – conclude Migno – che c’è chi sta peggio di noi, ma questo ritardo, o (speriamo di no) questo smarrimento, non è giustificabile. Anche perché, come ha scritto mia moglie alla direzione dell’Ra, una persona di 97 anni, in discrete condizioni in relazione all’età, non può stare tutto il giorno chiusa in una stanza, senza poter socializzare, altrimenti si stressa fortemente e cade in depressione. O lo è già”.
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