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mercoledì 10 Giugno 2026
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    Chef e assistente agli anziani, da Impruneta a Sidney: la storia di Tomas Gnazi

    Come sta vivendo la pandemia da Covid-19 all'altro capo del mondo: "Mai venuta l'idea di tornare in Italia"

    IMPRUNETA – Oggi raccontiamo la storia dell’imprunetino Tomas Gnazi, che quando decise di partire per l’Australia, quattro anni fa, tutto si sarebbe aspettato meno che trovarsi in questa situazione.

    “Quando partii per l’Australia quattro anni fa lo feci con il Working Holliday Visa – inizia a raccontarci – e alla scadenza del visto, dopo un anno, decisi di tornare a casa da famiglia e amici”.

    Tuttavia Tomas si era innamorato di quella terra così che “la voglia di tornare era tanta e dopo circa 9 mesi ho deciso di ripartire: adesso sono circa due anni e mezzo che abito a Sydney, precisamente in the Northern Beaches, penisola con circa 35 spiagge”.

    Tomas lavora sia come chef in un ristorante italiano, aperto per colazione e pranzo, e sia come assistente agli anziani: “Mi è sempre piaciuto aiutare il prossimo, e sapendo che qui a Sydney c’è una grande comunità di italiani che alla fine della prima guerra mondiale decisero di emigrare in Australia, ho pensato di rendermi utile attraverso l’assistenza a domicilio”.

    “L’assistenza a domicilio – dice Tomas – permette agli anziani di vivere in modo indipendente nella propria abitazione attraverso servizi che soddisfano le esigenze individuali”.

    Oggi Tomas si trova in una situazione spiacevole, la stessa di tanti altri come lui, lontani dalle loro famiglie e dal loro Paese: “Sono molto dispiaciuto per la situazione drammatica che l’Italia sta vivendo e affrontando giorno dopo giorno. Faccio regolarmente chiamate alla mia famiglia, sperando che la situazione si possa placare il prima possibile”.

    E lì? “Qui in Australia il Governo ha agito abbastanza tempestivamente, chiudendo fin da subito gli aeroporti e permettendo alle sole persone australiane di tornare in patria, obbligandole, al loro ritorno, a fare due settimane in quarantena”.

    “I primi casi li abbiamo registrati alla fine di febbraio – racconta – e dopo circa due settimane, nonostante non avessimo avuto ancora parecchi casi, il Governo ha dichiarato un semi lockdown: quindi per esempio scuole, università, cinema, musei, pub e i negozi che non vendono beni di prima necessità hanno dovuto chiudere, caffè e ristoranti non possono fare nessun tipo di servizio al tavolo, solo asporto”.

    All’inizio il Governo aveva mantenuto aperte le spiagge, ma poi “il primo weekend dopo il semi lockdown le giornate sono state molto soleggiate – prosegue Tomas – e tantissime persone hanno preso d’assalto le spiagge: il giorno dopo sono state chiuse anche quelle”.

    “Ad oggi abbiamo ancora la possibilità di uscire di casa rispettando la distanza di un metro e mezzo – dice – e sono vietati assembramenti di persone. Possiamo uscire di casa solamente per cose essenziali: lavoro, spesa, esercizio fisico ,appuntamenti dal dottore”.

    A differenza di tanti altri, le misure del governo hanno impattato relativamente sulla vita lavorativa di Tomas: “Per adesso non lavoro più come assistente a domicilio perché ovviamente gli anziani preferiscono non avere nessuno in casa, non vogliono rischiare”.

    “Per fortuna – riprende – come chef lavoro più o meno le stesse ore, forse qualcuna in meno. Attualmente il ristorante è chiuso al pubblico e facciamo solo take away e quando vado in cucina ci sono solo io, non c’è nemmeno il lavapiatti”.

    “Nonostante la situazione tragica, io qui mi sento abbastanza al sicuro – conclude Tomas – Conosco molti italiani che vivono in Australia e dopo lo scoppio della pandemia sono tornati a casa o stanno cercando di farlo. A me non è mai venuta l’idea di tornare in Italia, nemmeno in questo periodo. Ho deciso di fare la mia vita qui e sono felice della mia scelta”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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