spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
mercoledì 10 Giugno 2026
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Tre ristoranti, fra tensioni, incertezze, paure: “No al plexiglass sui tavoli”

    Fra Impruneta e Greve in Chianti, il Gazzettino incontra "Da Padellina", "I Mal'avvezzi", "Lo Spela"

    IMPRUNETA-GREVE IN CHIANTI – Se l’inizio della Fase 2 dall’emergenza Covid-19 ha portato alla riapertura di molte attività e dato speranze ad altre, la situazione del mondo della ristorazione è ben diversa.

    Ad oggi ancora non è stato deciso quando i ristoranti potranno riaprire le loro porte (in teoria dall’1 giugno) ma soprattutto quali saranno i protocolli da attuare: plexiglass, distanziamento tra i tavoli, sanificazioni, ancora niente è certo.

    Il Gazzettino del Chianti ha raccolto la testimonianza di tre ristoratori del territorio fra Greve in Chianti e Impruneta, rappresentativi anche di proposte diverse, che ci hanno raccontato la loro situazione. E la sensazione di incertezza che ormai li accompagna da tempo.

    Lorenzo Silvano I Mal’avvezzi, Tavarnuzze

    Iniziamo con Lorenzo Silvano (a destra nella foto in alto), de “I Mal’avvezzi – Enoteca del Pesce” a Tavarnuzze.

    “Noi – inizia – abbiamo deciso di chiudere dall’8 marzo, data la reazione delle persone all’emergenza Covid-19. Abbiamo avuto veramente tante perdite, considerando anche che marzo, aprile e maggio sono mesi in cui i turisti iniziano ad arrivare e ci sono le varie festività e ponti. Oltre le perdite del mancato incasso ci sono poi le spese di gestione fisse, più lo spreco del cibo che comunque ha una sua scadenza”.

    “Spero si riesca trovare un punto d’incontro – auspica Silvano – per garantire la riapertura in sicurezza sia per i dipendenti che per i clienti. Tuttavia, l’idea dell’utilizzo di plexiglass tra i tavoli mi sembra una follia, una trovata priva di ogni logica e buon senso: perché due persone che vivono insieme devono mangiare con un vetro separatore tra loro?”

    “Personalmente – ammette – sto vivendo questa situazione con angoscia, amarezza e rabbia perché credo che si potesse fare meglio e supportare maggiormente il nostro settore. Mentre aspettiamo la data ufficiale, ci siamo adeguati con asporto e delivery per mantenere vivo il locale, non certo per guadagnare: se non andiamo in rimessa e facciamo pari è già tanto”.

    “Questa scelta – conclude – è frutto della volontà di voler mantenere il contatto con la clientela per farci vedere, per non far morire il locale. Siamo coscienti che è una rimessa, tuttavia speriamo che sia una spinta e un aiuto la riapertura”.

    Daniele Parenti Da Padellina, Strada in Chianti

    Ci spostiamo in un locale storico del territorio chiantigiano: da Daniele Parenti (a sinistra nella foto in alto), “Da Padellina”, a Strada in Chianti.

    “Fino a l’8 marzo – racconta Daniele – abbiamo lavorato bene nonostante il periodo di bassa stagione ma l’emergenza era già nell’aria: essendo Lombardia ed Emilia già zona rossa avevamo avuto disdette per domenica 8 marzo da alcuni clienti provenienti da nord”.

    “Lunedì 9 marzo – ricorda – ci chiama il commercialista dicendoci che dovevamo distanziate i tavoli, martedì 10 riceviamo un’altra chiamata dicendo che avremmo dovuto chiudere dopo le 18, come se il virus dopo le 18 andasse a letto. Il giorno successivo poi è stato l’ultimo giorno che abbiamo lavorato, siamo chiusi esattamente da mercoledì 11 marzo”.

    “Il danno subito è stato grandissimo – dice Daniele – perdere aprile e maggio, mesi di alta stagione turistica, più Pasqua è stato pesante. La prima cosa che ho pensato è stata la cassa integrazione per i nostri dipendenti che tutt’ora non hanno ricevuto un euro”.

    E il futuro? “Probabilmente l’1 giugno riapriamo, ma ancora non sappiamo come. Se, come abbiamo sentito, ci richiedessero l’utilizzo del plexiglass valuteremo seriamente se riaprire o no. La volontà di aprire c’è, il problema non è quando ma come. Per noi ristorante significa gambe sotto il tavolo e sedere sopra la sedia: possiamo provare con asporto o consegna a domicilio ma non è il nostro Dna, è solo un palliativo”.

    Tommaso Mazzei, Lo Spela, Ferrone

    Da Strada in Chianti scendiamo verso il Ferrone per parlare con Tommaso Mazzei (al centro nella foto in alto), “Lo Spela” (siamo nel lato grevigiano della frazione).

    “Quando il 9 marzo siamo stati costretti a chiudere – torna inidetro Tommaso riavvolgendo il nastro – non è stato un bel momento: il pensiero è andato subito ai nostri dipendenti, in quanto in quel momento non era chiaro cosa sarebbe successo in termini di tutele. Adesso i nostri dipendenti sono in cassa integrazione, ma non hanno ancora ricevuto niente”.

    “Riguardo noi – sottolinea – chiaramente siamo passati a fatturato zero, pur continuando a sostenere le spese fisse. Poi abbiamo deciso di affrontare questa situazione con atteggiamento positivo ed iniziato a progettare la ripartenza: dal 28 aprile abbiamo iniziato a fare delivery e take away, in linea con la nostra filosofia”.

    “Siamo orgogliosi – dice Tommaso – della grande richiesta delle nostre pizze contemporanee, ed anche delle tradizionali. Riguardo la prossima apertura crediamo poco all’utilizzo di plexiglass o barriere varie. È chiaro che siamo già organizzati per le sanificazioni ed i disinfettanti all’ interno dei locali, ma fortunatamente siamo in grado di gestire bene le distanze fra i clienti, grazie alle varie sale, alla veranda e agli spazi esterni”.

    “Per quanto riguarda il prossimo futuro – conclude – abbiamo vari progetti, e tutti in linea con la nostra filosofia che prevede un’alta qualità dei nostri prodotti, e la massima attenzione ai particolari, aiutati soprattutto dalla fiducia che ci stanno dimostrando i vecchi e nuovi clienti. Ed è proprio a loro che vogliamo giunga il nostro grazie!”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...