TAVARNELLE (BARBERINO TAVARNELLE) – La scomparsa di Giovanni Manetti (avvenuta il 31 gennaio scorso) ha lasciato un vuoto grandissimo, incolmabile, a Tavarnelle.
Giovanni aveva 83 anni, ma ne dimostrava molti di meno sia nel fisico che nello spirito.
Tavarnellino “doc”, abitava in via Roma, proprio davanti a piazza Matteotti. Insieme alla moglie Anna Marchiani, da cui ha avuto due figli: Filippo e Andrea. E da Andrea i due amatissimi nipoti: Camilla e Luca.
Stra-conosciuto da tutti, ha lavorato negli uffici postali del territorio: per ultimo quello a San Donato in Poggio. E poi con la pensione è iniziata una nuova vita per Giovanni: si è iscritto all’università della terza età per studiare Storia dell’arte.
Era un uomo pieno di interessi. In primis l’arte. Era il presidente dell’associazione “Amici del Museo”, nonché il custode del Museo d’Arte Sacra di Tavarnelle, presso la Pieve di San Pietro in Bossolo.
Gli piaceva molto lo sport. Tifava Inter, da sempre: era il segretario dell’Inter Club “Chianti Neroazzurro”. La mattina passava dal circolo Acli a leggere la Gazzetta dello Sport. E poi andava in bici o a correre.
Era appassionato di teatro e soprattutto di musica: fu uno dei fondatori della compagnia teatrale del Borghetto, nonché membro del gruppo “Lapo e i belli dentro”.
Aveva un debole anche per la cucina: il girarrosto di Giovanni, che preparava in occasione delle cene tra tifosi o alle inaugurazioni delle mostre, era qualcosa di eccezionale.
E il bello è che faceva le cose volentieri. Con quel suo modo di fare gentile e gioioso. Semplice e umile. Paziente e disponibile. Brillante e spiritoso, sempre ben disposto allo scherzo. Insomma, una persona di quelle che vorresti avere sempre vicino.

ALICE CHIOSTRINI
“Giovanni era sempre pronto ad aprire le porte del museo a chiunque volesse visitarlo – a parlare è Alice Chiostrini, membro dell’associazione “Amici del Museo” – Quando avevo bisogno di entrare nel museo per un esame universitario, bastava che lo chiamassi. Ho in mente l’immagine di Giovanni che arriva in bici alla Pieve con in mano le chiavi, che poi mi avrebbe consegnato”.
“Riconosceva l’importanza delle opere d’arte presenti nel nostro territorio – aggiunge Alice – Le considerava come dei gioielli da custodire e far conoscere. Era estremamente preciso e scrupoloso con ogni oggetto. Auspicava una maggiore valorizzazione del museo: è il nostro patrimonio, diceva spesso”.
ALESSANDRO PIERATTONI
“La mia amicizia con Giovanni è relativa alla fondazione e all’attività della compagnia teatrale del Borghetto – interviene Alessandro Pierattoni, che ne curava la regia – Eravamo un gruppo di amici e conoscenti, nato nel 2002: c’erano anche la Maria Santagati e Bruno Rovai. Facevamo le commedie in vernacolo: “Gallina vecchia”, “Sorelle materassi”, “Spirito allegro”. Per noi era un modo di stare insieme. Giovanni era fondamentale: si occupava del dietro le quinte, trovava tutti gli oggetti che ci servivano”.
“Poi, nei tempi morti tra una commedia e l’altra, ci siamo dati alle serate musicali – prosegue Alessandro – Il gruppo, guidato da Lapo e Duccio Consortini, si chiamava “Lapo e i belli dentro”. Lì venne fuori la dote canora di Giovanni. Interpretava i brani di Modugno: “L’uomo in frack”, “La donna riccia”…”.

PARIDE CORTI
“Giovanni era un tifoso sfegatato, dai tempi dell’Inter di Herrera, Facchetti e Mazzola – è la volta di Paride Corti, presidente dell’Inter Club “Chianti Neroazzurro”, creato nel 2008 e costituito da circa 60 soci, di Tavarnelle, Barberino Val d’Elsa e dintorni – Fino a ottobre abbiamo guardato le partite insieme all’Mcl. Prendeva sempre il gelato. Era un piacere stare con lui: era una persona favolosa”.
DON FRANCO DEL GROSSO
“Eravamo molto amici – ci racconta don Franco Del Grosso – Ci incontravamo ogni lunedì. Mi aiutava in tante cose, anche nell’amministrazione della parrocchia”.
“Era un uomo che sapeva meravigliarsi della natura, dell’arte, della vita – lo descrive così don Franco – Gli piaceva curare la corte della Pieve, che riempiva di fiori e di limoni. Tornava dall’università della terza età tutto entusiasta di quello che aveva imparato. Di ritorno dall’ospedale, mi disse: “Sono contento, perché la mia vita è stata bella”. Era un fuoco d’artificio, pieno di positività”.
PAMELA BRAMBILLA
“Quanto ci hai amato tutti… – queste le parole toccanti di Pamela Brambilla, la nuora, rivolte direttamente a Giovanni – Ricordo sempre quella volta che, appena rientrata da una delle mie settimane a Milano, mi venisti incontro e mi dicesti: “Mi sei mancata, questa casa era troppo silenziosa senza di te”. O tutte le volte che, quando tornavamo dai controlli di Cami, con la tua anima gentile e sensibile ci aspettavi in cima alla porta e mi chiedevi: “Che ha detto il dottore?”. E, appena ti dicevo che andava tutto bene, i tuoi occhi si bagnavano di lacrime di gioia e mi sorridevi”.
“Sei stato un suocero stupendo – va avanti la bellissima lettera di Pamela – Non potevo chiedere di meglio. Il bene che ti ho voluto e che ti vorrò è veramente immenso”.
“Ti prendevo sempre in giro – ricorda – perché non stavi mai fermo, perché abbassavi il fuoco del fornello ad Anna appena si girava un secondo, perché spengevi sempre le luci”.
“Qualche settimana fa mi hai chiesto di tagliarti i capelli – conclude Pamela – Io ci ho provato: per te avrei fatto di tutto, lo sai. Eri già così fragile sotto le mie mani… . Io però ti voglio ricordare mentre soffi pieno di gioia le tue ultime candeline il 9 di novembre con in braccio i tuoi nipoti. Riposa in pace, Giova”.
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