SAMBUCA (TAVARNELLE) – Sono sette i lavoratori del colorificio "Belle Arti" (Di Volo) della Sambuca: anche loro nella notte fra giovedì 19 e venerdì 20 settembre guardavano con angoscia le fiamme che, passo dopo passo, strappavano pezzi della loro seconda casa (clicca qui per leggere l'articolo).
Sì, perché le sei donne (l'unico uomo è il magazziniere) che vi lavorano questo posto l'hanno sempre visto così: "Sono trent'anni che ci lavoro – dice una di loro – gran parte della mia vita. Ho avuto figli, ho vissuto tutto quel che si vive con gli anni che passano. E ho sempre considerato questo posto come una seconda casa. Dove lo storico titolare prima e quello che è subentrato lo scorso anno, hanno sempre fatto tutto quello che hanno potuto per noi lavoratori".
E' un legame forte quello fra queste lavoratrici e il colorificio. Rivendicato con orgoglio: "Qui si realizzano i colori che servono agli artisti, ai restauratori. I nostri colori finiscono in tutti i musei del mondo, compreso il Louvre di Parigi".
"Facciamo i colori anche con prodotti naturali – proseguono – con olio di lino e tuorlo d’uovo, con la polvere di formaggio, con la colla di coniglio".
L'azienda compirà (tutti lo sperano) cento anni di vita nel 2015: fu nel 1966, dopo l'alluvione di Firenze, che i proprietari decisero di spostarla da via de' Bardi alla zona industriale della Sambuca, che era appena nata.
L'incendio del 2010 fu un'inezia rispetto a quello del 19 settembre scorso: "Allora si ripartì quasi subito – raccontano le lavoratrici – anche perché ci si poteva entrare. Non era stata coinvolta la produzione, ma c'era solo un po‘ di magazzino da ripulire".
La gru che sta smontando una parte del tetto, mangiato dalle fiamme, raccontano invece una storia purtroppo molto diversa stavolta: "E' stata distrutta tutta la produzione, i macchinari. Va fatto l’inventario, portando via la roba per pulire e per valutare i danni".
"Ci sono persone che sono qui da decenni – tengono a sottolineare di nuovo – si vive come in una famiglia. Ci siamo sempre trovate bene. E ci abbiamo anche lavorato bene. Ci hanno dato sempre una mano, nessuno è mai stato abbandonato".
La sindacalista che per conto della Cgil sta seguendo questa delicata situazione è Chiara Torsoli: "In questo momento si farà una cassa integrazione ordinaria, che è già partita da lunedì scorso: dura un anno, ma il problema principale sarà riscuoterla. L’azienda non è comprensibilmente in grado di anticiparla, il pagamento arriverà quindi diretto dall’Inps".
Questo vuol dire che chi lavora per il colorificio dovrà organizzarsi in qualche modo per un periodo fra i tre e i sei mesi scoperto da qualsiasi forma di introito.
La gru continua a smontare pezzi di tetto. L'azzurro spunta un pezzo alla volta, in un nero che ha coperto tutto. Un azzurro che ha il colore della speranza.
di Matteo Pucci
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