Era un simbolo di Tavarnelle: a 70 anni si è spento Gaetano Bagnoli, detto “Gano”

Classe 1951, ha sempre abitato in via Roma, davanti a quel negozio di elettrodomestici che suo zio Giovanni aveva fondato e che lui, con orgoglio e dedizione, ha portato avanti per tutta la vita

BARBERINO TAVARNELLE – Martedì 5 aprile se n’è andato all’improvviso, lasciando una grande tristezza nei cuori di tanti tavarnellini, Gaetano Bagnoli.

Meglio noto come “Gano”, è stato un simbolo del paese con la sua bottega, una di quelle che ormai (purtroppo) sono praticamente scomparse.

Classe 1951, ha sempre abitato in via Roma, davanti a quel negozio di elettrodomestici (uno dei primi del paese) che suo zio Giovanni aveva fondato e che lui, con orgoglio e dedizione, ha portato avanti per tutta la vita.

Proprio per la sua professione era conosciuto davvero da tutti in paese. E da tutti era apprezzato. Perché era una brava persona.

Una persona mite, dolce, sensibile, estremamente generosa e disponibile. Sia nella vita privata che sul lavoro: se ti si guastava qualcosa e lo chiamavi, “Gano” arrivava subito.

Non si era sposato e non aveva avuto figli, ma nutriva un affetto profondo per Laura e Silvia, le sue care “nipoti”.

LAURA MONTINI

“Era il cugino di mia mamma ma per me e mia cugina Silvia era come uno zio – a parlare è Laura Montini, ancora scossa da questo lutto inaspettato – Ci voleva un bene dell’anima. Era sempre disposto ad aiutarci, non perdeva occasione di ricordarsi delle ricorrenze e di farci dei regali”.

“Frequentava da sempre il paese, ne conosceva ogni singolo angolo e aneddoto – ci racconta – Adesso che era in pensione, lo trovavi sempre in giro, in piazza e al mercato”.

“Veniva da una famiglia storica di Tavarnelle, quella dei Bagnoli, che ha sempre abitato in via Roma – ci dice Laura – Originariamente facevano i fabbri ed avevano un laboratorio nel fondo sotto casa, dove poi in futuro ci sarebbe stata la farmacia”.

GUIDO BUTI

E’ Guido Buti, l’amico e collega che ha lavorato per 35 anni nel negozio di elettrodomestici dei Bagnoli, che ci racconta la storia della famiglia di “Gano”, facendoci fare un passo indietro nella storia del paese, che lui ha vissuto e ricorda come se fosse ora.

“Fu il nonno di Gaetano a fondare l’Officina Bagnoli e poi il babbo Pio a portarla avanti – inizia Guido – Avevano i torni. Realizzarono tutti gli acquedotti dei dintorni, portando i tubi dal bosco fino ai centri abitati. E poi installarono le fontanelle che ancora si vedono in alcune piazze del comune”.

“Invece lo zio Giovanni, che era il babbo dell’Annamaria e nonno della Laura – ci spiega – aprì il negozio di elettrodomestici davanti all’officina”.

“Proprio Giovanni venne a cercami a casa, a Marcialla – ricorda – All’epoca lavoravo a Certaldo, avevo appena iniziato: era la fine del ’61. Mi convinse ad andare da loro, per sostituire qualcuno che era andato via”.

“Così, a vent’anni, entrai nella bottega del Bagnoli – dove è rimasto finché non è andato in pensione – Gaetano allora aveva dieci anni, siamo cresciuti insieme. E’ stato come un fratello minore per me”.

Venuto a mancare lo zio Giovanni, il negozio è stato mandato avanti da “Gano” e da Guido, coppia collaudata (per dirla in un gergo a loro… familiare), fino alla fine degli anni Novanta, poco dopo il pensionamento di Guido.

La bottega vendeva pile, lampadine ed elettrodomestici: “Il lavoro all’epoca non mancava, perché non c’erano i supermercati: chi, per esempio, aveva bisogno di un ferro da stiro veniva da noi”, commenta Guido.

Oltre a stare dietro al bancone, i due si occupavano di riparazioni e di installazione di antenne: “Eravamo sempre sui tetti”, ricorda, sognante, Guido. Che, come “Gano”, ha amato tanto il suo lavoro.

“Con Gaetano siamo sempre andati d’accordo, non l’ho mai visto arrabbiato – ci confida – Si dava un gran daffare e, quando ho avuto bisogno di qualche favore, me l’ha sempre fatto”.

“Ho un bel ricordo anche della sua mamma, che mi ha trattato come un figlio – aggiunge – Quando andavo a trovarla per Pasqua, mi faceva trovare l’uovo di cioccolata anche se ormai ero… più che adulto”.

“Non sono stato un dipendente, ma uno di famiglia – conclude Guido, dando così il suo ultimo saluto alla sua spalla destra – Ci sono stato bene dai Bagnoli e tuttora sono grato a loro, perché mi hanno dato fiducia e mi hanno fanno sentire a casa”.

Grazie “Gano” anche da parte di tutti noi.

Perché per tanti anni sei stato il cuore pulsante di un pezzo di storia del paese, entrando nelle case dei tavarnellini per riaggiustare qualcosa, vendendo loro qualche oggetto che sarà durato sicuramente tanto tempo o toccando il cielo con un dito mentre installavi un’antenna…

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