Due volte in pochi mesi. Il direttore: “Chi deve operare lo faccia altrimenti adiremo le vie legali”

SAMBUCA (TAVARNELLE) – Nella sede del Consorzio Vino Chianti Classico si vedono ancora i segni lasciati dalle due alluvioni che, il 5 giugno e il 21 ottobre scorsi, hanno travolto anche la "casa" del nostro più prestigioso vino (sopra vedete alcune foto).

 

Due alluvioni che qui, in via Sangalo, hanno riguardato anche altre aziende confinanti con la sede consortile. E che hanno tutte la stessa "matrice": il borro che arriva da monte, dalla zona di badia a Passignano, qui entra in una strozzatura sotto un ponticino.

 

L'enorme portata causata dalle piogge torrenziali lo ingrossa a tal punto da farlo uscire dagli argini e invadere tutto quello che c'è vicino.

 

Una spiegazione che, ovviamente, al direttore del Consorzio Vino Chianti Classico Giuseppe Liberatore interesserebbe solo se fosse la partenza di un percorso di soluzione. Che, ad oggi, nno è iniziato: prova ne sono i danni della seconda alluvione, che ha trovato la stessa reatà di alcuni mesi prima.

 

E' arrabbiatissimo Liberatore, e non fa niente per nasconderlo: "Questa storia deve finire. Chi ha la responsabilità di mettere in sicurezza fiumi e borri lo faccia. La prima volta ho sentito grandi parole, facciamo, vediamo… . Poi ritorna l’acqua e ritornano i danni. Prima o poi ci rivolgeremo a dei legali, i danni che abbiamo subito sono consistenti".

 

"Non possiamo permetterci – sottolinea – di essere alla mercè dell’acqua. Si è allagato tutto il centro ricerca al fianco nostro, non è tollerabile. E tutto per un torrente che deve essere messo in sicurezza e tenuto pulito".

 

"La cosa più grave – conclude – è che dopo la prima volta nessuno si è posto il problema di risolvere in tempi accettabili. Siamo arrivati al "secondo round" con gli stessi problemi: non possiamo più tollerarlo, ci rivolgeremo a chi può difenderci da questa situazione di incuria e abbandono".

 

E' il commissario straordinario del Consorzio di Bonifica della Toscana Centrale, Mauro Cresti, a rispondere direttamente a Liberatore: "La questione del tratto terminale del Borro della Drove in prossimità della confluenza con il Torrente Pesa a Sambuca è ben nota al Consorzio e già da tempo, anche in occasione degli ultimi eventi meteo di novembre 2012 e marzo 2013, i tecnici del Consorzio avevano partecipato con grande disponibilità a diversi sopralluoghi congiunti con gli altri enti interessati e competenti".

 

"Anche in questo caso – spiega Cresti – come in molti altri, il problema sta nell’interferenza fra il corso d’acqua, l’urbanizzazione, gli attraversamenti viari e altre infrastrutture di servizio (tubazioni dell’acquedotto): il piccolo Borro della Drove, in caso di piogge eccezionalmente abbondanti come quelle degli ultimi eventi meteo, raccoglie tutte le acque del versante sovrastante della Badia a Passignano e si ingrossa a tal punto da non riuscire a passare sotto l’attraversamento di via Sangallo andando a sormontare la Strada Provinciale 94 e interessando le fabbriche che si trovano a ridosso del borro e della Pesa".

 

Poi mette in chiaro le responsabilità: "La verifica dell’adeguatezza dell’arcata del ponte della strada provinciale con conseguente adeguamento spetta alla Provincia; l’eventuale sistemazione delle tubazioni aeree che attraversano l’alveo del borro spettano invece al gestore del servizio e della rete idrica; al Consorzio spetta invece la manutenzione delle opere idrauliche (non presenti in quel tratto) e in via estensiva anche delle sponde di quel corso d’acqua".

 

"Il Consorzio – precisa Cresti – ha già eseguito ed esegue continuamente la manutenzione mediante controllo della vegetazione su quel tratto, andando ad eliminare piante secche, a fine ciclo, a rischio caduta: di più al momento non può fare".

 

"Siano risolte tutte le criticità suddette da chi di dovere – conclude – sia data la possibilità di un facile accesso a mezzi e operatori per la manutenzione (così come abbiamo tentato di fare con il Percorso della Pesa, pur con mille difficoltà tra continue opposizioni dei privati e zelo burocratico) e ci sia detto se invece di un controllo selettivo teso a riqualificare la fascia riparia, si debba tagliare tutti gli alberi a monte, con il rischio però che l’acqua poi scenda dal versante più abbondante e più veloce e dunque ancora più pericolosa".

di Matteo Pucci

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