TAVARNELLE – Una troupe della Maori Television, accompagnata dal consigliere provinciale (ed ex sindaco di Tavarnelle) Stefano Fusi, sta girando nelle campagne di Tavarnelle accurate riprese che faranno parte di un docu-film sulla campagna neozelandese in Italia durante la secnda guerra mondiale.
Battaglie sanguinose, che videro morire nelle campagne chiantigiane decine di soldati maori: furono proprio i maori a liberare Tavarnelle. Si racconta un aneddoto di alcuni soldati che, aperta la porta di quello che oggi è un forno, trovarono delle fisarmoniche che iniziarono a suonare in paese.
E' fortissimo il legame fra Tavarnelle, la Nuova Zelanda e i soldati che la liberarono. Tanto che in piazza Matteotti c'è un monumento in memoria dei caduti (nella foto sopra la troupe è fotografata propio dierto a questo). Tantissimi i rapporti, sanciti da visite reciproche e pubblicazioni.
La delegazione (che girerà tutto in una settimana) è guidata da Adrian Stevanon, direttore del docu-film per la Maori Television: "Siamo partiti dal sud Italia, da Taranto, e arriveremo fino a Trieste. Siamo stati a Cassino, nella Valle del Sangro, al Lago Trasimeno. Dopo Tavarnelle andremo a Faenza e poi su, fino a Trieste".
"Il documentario sarà abbastanza dettagliato – dice ancora – ricreeremo in grafica 3D la battaglia di Cassino, i luoghi dei combattimenti. Ma racconteremo anche le storie personali di alcuni soldati. Ogni maori è connesso in qualche modo con la guerra: anche oggi la carriera militare è la corsia preferenziale per la nostra popolazione".
Monty Soutar è il massimo esperto maori in questo settore: "Il docu-film sarà pronto il prossimo anno, per i 70 anni dalla campagna d'Italia, dalla battaglia di Cassino. Era un’opportunità di raccontare un po’ più in dettaglio questa storia, in particolare in Chianti e a Tavarnelle, dove per la prima volta le truppe ebbero maggiori rapporti con la popolazione locale".
"Per gli spettatori neozelandesi – conclude – è importante vedere i soldati dal punto di vista degli italiani, dei liberati. Conoscere anche quello che è accaduto prima che arrivassero. A maggio tornerò con un centinaio di persone, la metà dei quali sono studenti delle scuole superiori con i loro insegnanti. Per fargli vedere i luoghi dove hanno combattuto i loro nonni e cercare di instaurare rapporti con gli studenti del luogo".
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA




































