BAGNO A RIPOLI – Il cimitero dove riposa il piccolo Davide, nato morto dopo sette mesi di gravidanza (il 30 agosto 2010) della mamma Rosanna, si trova a Santa Maria a Quarto, nel comune di Bagno a Ripoli.
Il bambino che vedete nella fotografia qui sopra è Lorenzo, 9 anni, che sta sistemando dei piccoli fiorellini finti sulla tomba del suo fratellino.
Un gesto che purtroppo è costretto a ripetere troppe volte perché, come ci scrive mamma Rosanna, "sistematicamente e senza alcun ritegno vengono portati via dalla tomba di Davide. Piantine vere e finte, tartarughine di plastica attaccate alla croce, piccoli giocattolini regalati da Lorenzo. E per di più lasciando quei 50 centimetri di terra tutti sotto sopra".
Un gesto incomprensibile, senza peraltro nessun fine di lucro (ammesso che possa essere giustificabile): "Un atto bieco e meschino – dice Rosanna – posto in essere da persone bieche e meschine, che continua a perpetuarsi ai danni della tomba di mio figlio Davide, ai danni di mio figlio Lorenzo che non comprende tanta cattiveria. Ai danni di un duro impegno per sopportare un dolore devastante".
Perché il dramma vissuto da questa famiglia è stato devastante: "Tutti abbiamo sofferto moltissimo per la morte di Davide e riuscire ad attraversare questo lutto è stata la sfida più difficile che abbiamo dovuto accettare. C’è voluto molto tempo prima che Lorenzo riuscisse ad andare al cimitero a trovare Davide senza provare rabbia e sconforto per la sua morte prematura, c’è voluta una forza sovrumana per riuscire a non impazzire di dolore ma ce l’abbiamo fatta".
E invece cosa trova questa famiglia quando varca il cancello del camposanto? "Zolle di terra sparse ovunque, pezzi del legno che costituisce la sua croce bianca portati via nel vile tentativo di sradicare qualcosa. Oramai non si contano più le piante sparite e i danni subiti".
"Ma adesso basta – dice questa mamma – non accetto più che la memoria di mio figlio venga turbata, vilipesa, oltraggiata e derisa. Rubare sulla tomba di un bambino mai nato e un po’ come andare a rubare in chiesa, è un gesto che racchiude in sé tutto ciò che di più meschino si possa trovare nell’animo umano".
"Siamo andati in Comune a lamentarci – racconta – e ci hanno risposto che il problema lo conoscono e bisognerebbe installare delle telecamere (anche finte) che facciano da deterrente ma per il momento non possono farlo. Non voglio certo dire che sia colpa loro, ma che io non possa essere libera di vivere il mio dolore con il rispetto che merita mi ferisce profondamente come madre, come essere umano e come cittadina".
"Spero con tutto il cuore – conclude Rosanna – che possiate mettere in risalto questo problema. Seppur non rientri tra quelli prioritari per i quali è necessario e urgente trovare una soluzione: credo sia un “termometro” importante per valutare il grado di senso civico rimasto nel nostro Paese".
"Sinceramente – dice l'assessore ai lavori pubblici Francesco Casini – non sono a conoscenza di questo episodio. Sono ovviamente molto dispiaciuto e a disposizione per incontrare la signora, andare sul posto con lei e cercare delle soluzioni per aumentare i controlli".
di Matteo Pucci
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