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giovedì 5 Marzo 2026
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    In giro fra Radda e Castellina, con il Gruppo Fotografi Esploratori del Chianti: fra fiori, piante e ruderi

    La magia dell'Anemone hortensis; l'Elleboro e la sua storia... velenosa; l'Assenzio e il suo ruolo officinale. Fino a un rudere che ci viene raccontato con immagini emozionanti

    RADDA-CASTELLINA IN CHIANTI – Stavolta con il “nostro” Giuliano Silei e il Gruppo Fotografi Esploratori del Chianti andiamo in giro nella campagna fra Radda e Castellina in Chianti.

    In una passeggiata quasi primaverile, alla scoperta di fiori, piante, ruderi: con una bella carrellata di immagini (le trovate sotto) che ci danno sempre degli “spaccati” emozionanti del nostro territorio.

    “Abbiamo trovato l’Anemone hortensis – ci spiega Silei – comunemente nota come anemone stellata o fior di stella: viene anche chiamata, da una leggenda, Figlia del Vento”.

    La leggenda narra che Anemone fosse una ninfa amata da Zefiro (vento di primavera) e Borea (vento freddo). La gelosia di Flora, dea della vegetazione, trasformò la ninfa in fiore, destinandola a fiorire sotto il tocco di Zefiro e a disperdere i petali per il soffio di Borea.

    “Un fiore di color rosa fucsia – prosegue Silei – di estrema bellezza che il naturalista Plinio il Vecchio usava per farne delle collane. Gli etruschi lo piantavano intorno alle tombe dei defunti, e sembrerebbe che sia cresciuto sotto la tomba di Gesù”.

    “In Francia – conclude – nel 1800, ne facevano una bevanda conosciuta come la Fata Verde, usata nei salotti dell’alta borghesia e in sostituzione del vino durante la crisi di fillossera che colpì i vigneti Francesi, rendendo il vino costoso e difficile da reperire”.

    “Poi abbiamo trovato l’Elleboro – prosegue – una pianta pianta perenne velenosa, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, che nell’antichità greco-romana era considerata un potente rimedio terapeutico, sebbene estremamente pericoloso”.

    “Veniva usata dai Greci e Romani come purgativo estremo – ci racconta ancora – Anticamente era usata anche avvelenare i pozzi dell’acqua durante gli assedi militari come quelli avvenuti fra le infinite battaglie fra Siena e Firenze”.

    E poi, l’Assenzio: “Con questa pianta in antichità 1766 i Monaci Cistercensi (della Certosa di Firenze) producevano il liquore chiamato Carthusium”.

    “I Monaci Certosini – dice ancora Silei – sempre in quel periodo invece ci facevano l’amaro chiamato le Gocce Imperiali (Chartreuse) un composto di  130 erbe fra le quali l’artemisia o Assenzio”.

    Poi, l’incontro con un rudere a dir poco affascinante: “Con una inusuale testata all’interno del camino, e le colonne circolari all’interno delle stanze”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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