CASTELNUOVO BERARDENGA – “È giusto ricordare un po’ di storia e un po’ di normativa, visti i tanti sproloqui di questi giorni”.
Inizia così la presa di posizione del sindaco di Castelnuovo Berardenga, Fabrizio Nepi, in merito alle polemiche nate attorno alla Pastasciutta Antifascista di sabato 25 luglio, e al patrocinio dato dall’amministrazione comunale.
“L’Italia – dice Nepi – è una Repubblica fondata sull’antifascismo: lo sancisce la nostra Costituzione, in particolare attraverso la XII Disposizione Transitoria e Finale, che vieta sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Anche l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) non è un’associazione qualunque, ma un Ente Morale formalmente riconosciuto dallo Stato con il Decreto Luogotenenziale n. 224 del 5 aprile 1945”.
“Festeggiare in una gradevole serata estiva la ricorrenza del 25 luglio – rimarca – data storica in cui, nel 1943, il regime cadde e Mussolini fu arrestato, evento che la famiglia Cervi celebrò offrendo pasta a tutto il paese di Campegine, con una bella pastasciutta antifascista patrocinata dal Comune, a me non pare affatto un gesto divisivo”.
“La Resistenza venne combattuta da socialisti, comunisti, liberali, monarchici, cattolici e anche dai militari e carabinieri – puntualizza Nepi – Tutti uniti per liberare l’Italia da una dittatura che ha prodotto tragedie immani: l’abolizione delle libertà democratiche e di stampa, le aberranti leggi razziali del 1938, l’omicidio di oppositori politici come Matteotti e i fratelli Rosselli, fino al disastro di una guerra mondiale a fianco dei nazisti. Quindi, chi non partecipa al 25 aprile, chi contesta la pastasciutta antifascista e non si riconosce nei gruppi democratici sopracitati, non è semplicemente “di destra”: è fascista”.
“Il fascismo ha lasciato le sue ferite sanguinanti anche sul nostro territorio – ribadisce – a Castelnuovo e dintorni: basti pensare al sacrificio del partigiano Bruno Bonci, o alla ferocia dei rastrellamenti e delle rappresaglie che hanno portato a tragedie come gli eccidi del Palazzaccio e di Scalvaia”.
“Anche la Società Filarmonica – sono ancora parole del primo cittadino – nata nel 1854, prima ancora dell’Unità d’Italia, e cresciuta come Società di mutuo soccorso, venne forzatamente chiusa durante il ventennio, per poter riaprire solo dopo la Liberazione. Per non parlare dello schiaffo pubblico dato al socialista Maestro Landi dal “ras” di quartiere, solo perché non si era sottoposto al saluto romano al passaggio dei fascisti”.
“La storia è lunga – dice Nepi – e quando avrò qualche minuto di tempo in più mi dedicherò a scriverne con la cura che merita. Oggi, in questa vicenda, chi giudica “divisiva” la pastasciutta legandola a uno scontro tra comunisti e fascisti dice il falso, e lo fa per opportunismo politico”.
“La guerra di Liberazione – conclude Nepi – come ho ricordato più volte nei miei discorsi del 25 aprile, giornata in cui gli assenti sono sempre gli stessi, venne fatta da donne e uomini di ogni estrazione politica e sociale. Avevano un solo requisito: essere contro i fascisti. Quindi la pastasciutta antifascista non è divisiva. È la festa di tutto il popolo italiano, finalmente libero e liberato”.
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