La morte di Ciro Esposito, tifoso napoletano rimasto gravemente ferito negli scontri avvenuti a Roma, prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina e l'eliminazione al primo turno della nazionale italiana ai Mondiali in Brasile, sono due eventi riconducibili entrambi al profondo declino del sistema calcio italiano e, più in generale, del sistema paese Italia.
La notte del calcio italiano eèla notte di un paese, l'Italia, in cui anche il gioco più bello del mondo ha raggiunto livelli di degrado inimmaginabili in un paese normale e civile. Il calcio, in Italia, e' ormai un evento che consente ad una casta di patron e presidenti delle società professionistiche di fare business con i diritti televisivi pagati da Sky e Mediaset.
Il gioco, l’evento sportivo, tecnico, sono elementi secondari. L'importante è mettere le mani sui milioni di euro garantiti dalle televisioni, sulle ricche sponsorizzazioni e tenere sotto controllo la Lega Calcio e la Federazione, i luoghi di gestione del potere.
Siamo arrivati al punto che le frange più violente dei tifosi hanno il potere di decidere se le partite si possono disputare o meno, come e' stato evidente a tutti in occasione della finale di Coppia Italia dello scorso maggio.
Se siamo arrivati a questo punto allora significa che la malattia e' entrata nella sua fase terminale, che non ci sono più vie di scampo alla violenza, che il sistema e' profondamente marcio.
Tutti sanno che il sistema eèmarcio, ma nessuno interviene, nessuno ha il coraggio di fermare la macchina, di cambiare veramente verso a questo sistema.
Meglio la retorica delle parole, i provvedimenti inutili, i milioni di euro prelevati dai conti pubblici per garantire la sicurezza negli stadi.
Il sistema calcio deve essere rifondato. Il declino del calcio italiano viene da lontano, dalla assenza di una visione generale, di un progetto sportivo, tecnico, agonistico, culturale.
E' un declino annunciato dalla improvvisazione, dalla incompetenza tecnica, di gestione, da investimenti sbagliati.
Ma in definitiva eèlo sport italiano che deve essere rifondato. L'Italia è un paese senza una vera cultura dello sport. L'avviamento all'attività sportiva dovrebbe iniziare con l’ingresso dei bambini alla scuola primaria.
Lo sport si dovrebbe fare a scuola. Invece mancano le strutture adeguate, i laureati in Scienze Motorie specializzati nello sviluppo delle capacità di coordinazione e motorie dei bambini, la programmazione.
Perché attività didattica e attività sportiva non possono essere integrate e svolte a scuola come avviene in molti paesi europei? Perché scuola e sport non possono far parte della stessa offerta formativa?
Tutto viene affidato ai tanti volontariati che mettono il loro tempo e la loro passione al servizio delle società sportive. Ma lo Stato non deve delegare la formazione allo sport di migliaia di giovani alle società sportive.
In Francia, per esempio, fin dalla scuola primaria viene attivato il percorso di avviamento allo sport secondo il criterio della multidisciplinarietà. In Italia manca perfino il dibattito su questi temi.
Le dimissioni di Prandelli, CT della nazionale italiana di calcio, e del Presidente della Federazione Abete, consentono di riportare al centro della discussione la questione del futuro del calcio e, più in generale, dello sport in Italia.
Non possiamo perdere anche questa occasione. La politica deve fare la sua parte nel lavoro di rifondazione e rilancio del sistema sport. Una particolare attenzione dovrà essere data al calcio, cioè al contenitore sportivo che muove i maggiori interessi economici oltre che le maggiori passioni degli sportivi.
Non possiamo ignorare che, mentre nella Bundesliga, nella Liga spagnola e nella Premier inglese gli spettatori sono in aumento, gli stadi italiani si svuotano e, soprattutto, i genitori non portano più i bambini allo stadio.
Questo avviene non perché i nostri stadi sono vecchi. Certo anche questo ha un peso. Ma soprattutto perché lo stadio è diventato un luogo di morte e non di festa. Non il luogo del divertimento, della gioia, della vittoria e della sconfitta, ma un girone infernale spaventoso dal quale stare lontani.
Come Segretario del PD di Tavarnelle,come sportivo praticante e come volontario impegnato a diversi livelli nello sport, sento l'obbligo di reagire a questa situazione, di battermi per modificarla, di aprire una discussione vera sul rapporto tra scuola e sport, sullo sport come fenomeno sociale fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei nostri giovani, sulla qualità, la trasparenza, la programmazione, del sistema calcio in Italia.
Se vogliamo immaginare un futuro diverso per il nostro paese, non possiamo prescindere dall’affrontare anche la questione della riorganizzazione del pianeta sport, di come completare l’offerta formativa del nostro sistema scolastico con l’inserimento della attività sportiva , spingendoci fino a dotare ogni scuola elementare della propria Associazione Sportiva, replicando ovviamente il modello anche alle scuole medie.
In Francia le Associazioni Sportive Scolastiche sono riunite in due Federazioni, mentre una sola Federazione raggruppa le Associazioni Sportive delle scuole medie. Partiamo dallo studio di questi modelli, anche in Toscana, sperimentiamoli. Ci dobbiamo provare.
E il PD deve fare la sua parte. La modernizzazione dell’ Italia, la sua competitività, è legata anche al profondo rinnovamento del sistema sport, alla capacità che avremo di investire nel progetto scuola/sport, alla determinazione che avremo di avvicinarci ai modelli europei più avanzati, nei quali la cultura dello sport è anche una idea di paese, di vita, è cultura della sconfitta, perché dalle sconfitte si può e si deve ripartire, senza vittimismo,senza cercare il comodo scudo di tanti alibi, con coraggio, verso un percorso di speranza.
di Gianni Mantelli
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