Caro Matteo,
volevo dirti che abbiamo letto la tua lettera al Pd di questi ultimi giorni e che la condividiamo.
Volevo dirti che siamo con te, che siamo per andare avanti, il più velocemente possibile, sulla strada delle riforme.
L’Italia è un Paese che vive una crisi profonda, un paese immobile, un paese completamente bloccato, con tutti gli indicatori che portano il segno meno.
Dai dati sulla disoccupazione in genere (siamo oltre il 12% )a quelli sulla disoccupazione giovanile (siamo oltre il 40%), fino a quelli della produzione industriale, a quelli della durata dei processi.
Siamo un paese che non investe, che non fa ricerca, che non scommette sul proprio futuro.
L’economia è ferma, stiamo lentamente (ma poi nemmeno tanto lentamente) morendo.
E noi, parlo del Pd, ci stiamo attardando in discussioni che non hanno nulla a che vedere con la realtà.
Invece di andare avanti tutti uniti, come ruspe, per riformare e rinnovare la macchina dello stato, delle regioni, dei comuni; invece di andare avanti tutti uniti, come ruspe, per abbattere vecchi e nuovi privilegi, vecchie e nuove ingiustizie; invece di andare avanti tutti uniti, come ruspe, per creare le condizioni perché si realizzino nuovi investimenti e si creino nuovi posti di lavoro, ci sono alcuni di noi, parlo del Pd, che ripropongono continuamente questioni e discussioni puramente ideologiche.
Non abbiamo bisogno di queste discussioni e di queste divisioni.
Noi abbiamo invece bisogno di riformare e di rinnovare, non di conservare.
Ed a quei dirigenti che si agitano e che dichiarano di essere più a sinistra di te e che sono lì da 10, 20, 30 anni, noi vogliamo dire: per favore, amici e compagni, c’è un limite a tutto.
A quei dirigenti che in molti casi si sono iscritti direttamente alla direzione del partito e che sono passati da un ruolo istituzionale ad un altro, da un comune ad una provincia, alle regioni, al parlamento, e che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai lavorato, non hanno mai timbrato una cartolina, non hanno mai conosciuto non dico un padrone, ma un datore, un posto ed un orario di lavoro.
A quei dirigenti che non ci hanno mai messo la faccia, che non hanno mai rischiato in proprio, che non sanno che cosa significa fare impresa, ecco, a quei dirigenti io dico: pensateci bene prima di mettervi di traverso sulla strada delle riforme.
A quei dirigenti che non hanno mai fatto o rischiato qualcosa in proprio , ma si sono sempre limitati a dire “bisognerebbe fare”, io dico : pensateci bene prima di ostacolare un processo riformatore, perché non ci sarà un’altra occasione.
A quei dirigenti che da 10, 20, 30 anni a questa parte hanno ricoperto ruoli di primo piamo ed, a tratti, anche di governo, e che hanno solo scalfito la polvere, ma mai sono andati in profondità per espellere il marcio che c’è sotto la crosta, io dico: pensateci bene prima di affondare il tentativo di Matteo di cambiare questo paese, perché potrebbe non esserci un’altra opportunità.
A quei generali senza esercito, a quei comandanti senza truppe, a quei capipopolo senza popolo io dico che la misura è colma e che non è detto che il partito, parlo di noi, parlo dei militanti, parlo dei simpatizzanti, parlo degli elettori, potrebbe non avere più la pazienza di sopportarvi.
Siamo il partito democratico e come tale dobbiamo essere un partito aperto, un partito che discute , che si confronta al proprio interno e con l’esterno, ma siamo anche un partito che ad un certo punto deve decidere, deve prendere una posizione e portarla avanti.
Per questo vogliamo dire chiaro e forte: vai avanti Matteo!
Fai parlare tutti, confrontati con tutti, ascolta tutti, fai tesoro dei consigli di tutti, ma poi vai avanti e decidi.
Perché la democrazia non è solo una palestra per esercitazioni fine a se stesse.La democrazia è un sistema per decidere e per governare.Una democrazia che ascolta tutti e non decide mai nulla finisce nell’ anarchia. Una democrazia che ascolta e poi trasforma le opinioni della maggioranza in leggi dello stato, è il migliore dei sistemi possibili.
Sappi che noi, noi dirigenti di base, noi iscritti, noi simpatizzanti, noi elettori, siamo con te.
Perché vogliamo bene all’Italia e non ce la facciamo più a vederla ridotta così, non ce la facciamo più a vederla in questo stato, non ce la facciamo più a vederla immobile, incapace di reagire e di rialzarsi, incapace di dare un lavoro ai suoi cittadini e di dare una speranza ai propri figli.
di Paolo Saturnini, segretario Pd Greve in Chianti
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