Variante Anticipatoria per risolvere una questione come quella del Ferrone.
Sono più di due anni che fra il Sindaco Bencistà e ora il Sindaco Sottani non fanno altro che parlare di questa Variante Anticipatoria che risolverà i problemi del Comune di Greve ma mai in due anni hanno detto come faranno.
Questione Ferrone: nel 1971 prima e poi nel 1980 il Comune di Greve progettò per l'Area Melamezza al Ferrone una Zona di Espansione Produttiva e la confermò nei suoi Strumenti Urbanistici.
Nel 1999 L'autorità di Bacino approvò un Piano per diminuire il Rischio Idraulico (le alluvioni) del fiume Arno e dei suoi affluenti come la Greve. Purtroppo però questo lavoro lo eseguì usando una Cartografia del 1966 (vecchia di 33 anni) e così indicò la località Melamezza al Ferrone (che nel 1966 era allo stesso livello della Greve) quale sito per poterci costruire una Cassa di Espansione.
Nello stesso luogo indicato come Cassa di Espansione nel 1983, 16 anni prima, erano però già stati depositati 440.000 metri cubi di terra (per rendere l'idea un'area di 650 metri di lunghezza per 100 metri di larghezza per 7 metri di altezza).
L'Autorità di Bacino consapevole che in questi 33 anni potesse essere cambiato qualcosa emanò anche delle Norme in cui venivano elencati i “Casi di Esclusione”, in altre parole, come nel caso del Ferrone (morfologicamente trasformato), l'Autorità di Bacino indicò ai Comuni (coloro che conoscono il territorio) quali erano le regole per escludere un'area da Cassa di Espansione.
Il Comune di Greve quando realizzò il Piano Strutturale (2002), tuttora valido, per escludere l'area da Cassa di Espansione si avvalse della Decisione della Giunta Regionale Toscana n. 8 del 1995 in cui veniva chiarito il concetto di “Superficie Coperta Complessiva”.
Concetto usato dall'Autorità di Bacino nel 1999 proprio per il Caso di Esclusione di cui si voleva avvalere il Comune di Greve per eliminare dal Piano di Rischio Idraulico la Cassa di Espansione del Ferrone.
La Decisione della Giunta Regionale del 1995 era stata presa per dare risposte ad alcune perplessità che alcuni Enti Locali e alcuni Professionisti del settore avevano espresso alla Regione. In questa Decisione fra le altre cose si trova anche la spiegazione del concetto di “Superficie Coperta Complessiva”: "…si intende non solo la superficie coperta da volumi di nuova costruzione, ma anche per le infrastrutture senza volumetria (Caso del Ferrone), la superficie che si prevede di coprire con trasformazioni morfologiche di aree quando queste costituiscano ostacolo al deflusso delle acque in caso di inondazione…".
Al Ferrone nel 1983 è intervenuta una trasformazione morfologica che ha cambiato il “volto” ad un'area di 70.000 mq (una superficie uguale a 14 campi di calcio) innalzandola di ben 7 metri sopra il livello fiume Greve, domanda: 440.000 mc di terra alti 7 metri per 70.000 mq costituiscono ostacolo al deflusso delle acque o no?.
La risposta si trova nella Relazione Geologica allegata al Progetto esecutivo per la realizzazione delle attività produttive di quell'area in cui si legge che l'acqua in cima a quell'area non arriverà nemmeno con eventi eccezionali. Infatti nell'ultima alluvione (che al Ferrone è stata considerata da Organi Ufficiali maggiore di quella del 1966) l'acqua avrebbe dovuto ancora salire di un metro e mezzo per arrivare a bagnare l'area.
Concetto confermato dal Consorzio di Bonifica durante una Commissione Urbanistica svoltasi nel Palazzo Comunale di Greve.
Come abbiamo sempre sostenuto lo stesso volume che l'Autorità di Bacino aveva pensato di realizzare con la Cassa di Espansione del Ferrone (per salvaguardare il Ferrone stesso) doveva essere realizzato con assai minor spesa (quanto costa portar via 440.000 mc di rifiuti speciali?) da altre parti lungo il Fiume Greve (per esempio prima di Grevepesa che ha subito grossi danni da l'ultima alluvione) che si trovano alla stessa altezza del fiume.
Addirittura potrebbe essere realizzato un minor volume perché i lottizzanti dell'area del Ferrone avrebbero, se non fossero stati fermati dal Comune di Greve, già realizzato, a loro spese, una Cassa di Espansione di 15.000 mq (che sarebbe stata utilissima nell'ultima alluvione per gli abitanti del Ferrone) proprio in quell'area.
Non capiamo a cosa serva una Variante Anticipatoria nel caso del Ferrone o nel caso di Palaia (altra spina nel fianco dei cittadini del Comune di Greve) dato che per tutte e due le questioni sono state già firmate le convenzioni e per i primi sono già stati rilasciati i Permessi a Costruire e non capiamo come possa influire il nuovo PIT su cose vecchie e già approvate….ma anche se dovesse influire in qualche maniera allora diciamo al Sindaco Sottani che ha sbagliato un'altra volta dato che da quando sono stati fermati i cantieri sono passati 4 anni e mezzo in cui si hanno pensato solamente a pagare 140.000 euro all'avvocato (almeno una persona sicuramente l'abbiamo resa felice), senza fare niente altro per risolvere la questione.
Quello che doveva essere fatto dal Sindaco Bencistà e dal Vicesindaco Sottani nell'aprile del 2010 prima di fermare i lavori era di rinchiudere in una stanza l'architetto Cappelli e l'architetto Zita (coloro che hanno realizzato il Piano Strutturale vigente tutt'oggi), l'architetto Falciani (colei che ha fermato i lavori al Ferrone), l'Autorità di Bacino del Fiume Arno, la Regione Toscana e la Provincia (che in quell'area ha un magazzino che in parte ricade in Cassa di Espansione) e lasciarli lì fino a quando non si erano chiariti fra loro tutti i concetti.
Il principale dei quali è: la decisione della Giunta Regionale del 1995 dove si spiega cosa si deve intendere per “Superficie Coperta Complessiva” era valida nel momento dell'approvazione del Piano Strutturale del Comune di Greve o no?
Perché coma abbiamo sempre sostenuto chi ci rimetterà in questa storia saranno solo i cittadini del Comune di Greve sia da un punto di vista puramente economico (quanti danni sarà costretto a pagare alla fine il Comune?), sia da un punto di vista di perdita di posti di lavoro (si parlava di una cinquantina di nuovi posti di lavoro!!!) e per finire a quanto ammonta la perdita economica che avrebbe generato tutto l'indotto che sarebbe nato e gravitato in quell'area?
Si parla di Rischio Idraulico e si riparla e si riparla ancora… ma all'infuori che parlarne altro non viene fatto e nel frattempo un altro Autunno e un altro inverno stanno per arrivare… speriamo che almeno nel frattempo le problematiche della Cassa di Espansione di Greti intasata da alberi tagliati sia stata risolta… come allo stesso modo speriamo che sia stata risolta la problematica della Cassa di Espansione prima del Ferrone che aveva esondato.
E speriamo che anche la Cassa di Espansione prima di Greve sia stata completamente ripulita… oppure anche queste semplici cose verranno risolte dalla famosa Variante Anticipatoria?
O forse sarebbe più appropriato sperare che il Consorzio di Bonifica si occupi di queste cose?
di Paolo Stecchi, Maurizio Marziali, Marco Pratesi
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