“Impruneta: sulle scuole tensioni politico-personali”

Caro direttore,

 

sulle scuole dell’obbligo imprunetine si scaricano le tensioni politiche e personali di una comunità che non vuole mai affrontare la realtà.

 

L’amministrazione, costretta a inventarsi una verginità dopo decenni di mancata programmazione scolastica, si è lanciata nel gioco dei quattro cantoni (o scuole) per poi avventurarsi in promesse edificatorie di improbabile realizzazione per scarsità di soldi e forse di… ragazzi.

 

L’opposizione sembra più preoccupata della perdita dell’indotto economico derivato dalla discesa a valle delle scuole piuttosto che del futuro educativo dei ragazzi che non sempre coincide con le comodità logistiche delle famiglie, pur comprensibili.

 

Gli immobiliaristi aspettano impazienti che le scuole liberate dall’ingombro degli studenti arrivino sul mercato e l’amministrazione agogna la pioggia di soldi sul bilancio comunale, da tempo a secco.

 

C’è una grande fretta di gettare la prima pietra con tanto di cerimonia e fascia tricolore ma non sembra esserci altrettanta premura  di approfondire i presupposti della nuova scuola quali il bacino di utenza da servire, il modello educativo e i piani di studio da adottare e gli spazi e servizi culturali da mettere a disposizione della comunità (aule riunione, biblioteche, palestre, sedi associative).

 

In effetti se i criteri ministeriali per le nuove scuole dovessero applicarsi, difficilmente Impruneta potrebbe avere una scuola media nuova in aggiunta a Tavarnuzze, almeno a giudicare dall’anagrafe del solo capoluogo.

 

Un istituto con pochissime centinaia di allievi sarebbe comunque difficilmente sostenibile a meno di non voler ricreare la “scuola rurale” di una volta.

 

Per contro una scuola che volesse attrarre allievi anche dalle frazioni e da alcuni comuni vicini dovrebbe offrire una vasta gamma di progetti educativi con la conseguente necessità di laboratori d’arte, palestre, campi e impianti sportivi, mensa, sale musica, sale di proiezione e di informatica.

 

L’accorpamento con le scuole elementari è possibile ma impone soluzioni logistiche e immobiliari complesse per rendere compatibili le due realtà.

 

Comunque resterebbe la questione di cosa fare dell’ancora funzionale scuola elementare che non può essere riciclata nel mercato residenziale e nemmeno abbattuta o radicalmente ristrutturata costituendo l’unica opera architettonica moderna di valore .

 

Una volta stabilite le dimensioni e le articolazioni dell’erigenda scuola come sopra indicato, si dovrà verificare se la nuova scuola sia sostenibile economicamente e finanziariamente sia in fase di costruzione sia per il mantenimento ordinario in una prospettiva ventennale (durata normale de finanziamenti).  

 

Solo disponendo di tutti i dati sul progetto: proiezioni anagrafiche, programmi educativi e costi, si potrà coinvolgere la popolazione nella scelta delle alternative e della localizzazione.

 

Altrimenti con o senza l’intervento di costosi “facilitatori”, la questione rimarrebbe nel mondo della chiacchiera e degli slogan e la popolazione continuerebbe a subire le scelte dall’alto.

 

Speriamo che i tanti dirigenti e funzionari dei Comuni associati e i loro consulenti riescano, una volta tanto, a programmare un’opera pubblica di questa importanza con razionalità e lungimiranza e che i consiglieri se formino un giudizio informato prima di alzare la mano per disciplina di partito.

di Giuseppe Aglietti

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