Caro Direttore.
Più che inviare un’e-mail alla scrittrice aquilana Samanta Di Persio e a Marco Bazzoni (clicca qui per leggere l'articolo), riaffermo e ribadisco che se la storia di tutti i giorni del nostro Paese Italia, ci insegna e ci induce alla rassegnazione, non si può e non si deve credere a vita durante, che nulla è possibile e nulla cambi in questo paese.
Vero è che negli ultimi vent’anni nulla è cambiato, ma vero è anche, che al posto delle riforme i nostri politici hanno pensato bene più alle rendite e ai loro vitalizi e, meno ma molto meno al bene del Paese e alle riforme auspicate dall’Unione Europea.
Fortunatamente da meno di un anno abbiamo un governo e un premier come Matteo Renzi, che stanno portando fuori dalle secche come si suol dire e, lontano dal baratro il Paese Italia, abbiamo in così breve tempo raggiunto risultati politici e abbiamo un governo presentabile in Europa che senza Matteo Renzi ciò non sarebbe stato possibile.
Posso comprendere lo scetticismo, la delusione di coloro che si trovano in situazioni di precariato, dei giovani che non trovano un lavoro, ma non comprendo lo scetticismo, la volontà di Marco Bazzoni e della scrittrice Di Persio, che su Jobs act promuovono una raccolta firme per incostituzionalità.
Il Jobs act è stato il frutto di un lavoro in commissione e in aula in cui sono state raccolte le richieste di tutti. Ma se di incostituzionalità dobbiamo parlare, incostituzionale è anche lo Statuto dei lavoratori che ha garantito tutti i diritti possibili, ai lavoratori delle grandi aziende (superiori ai 15 dipendenti) e nessun diritto ai lavoratori delle piccole e medie aziende (sotto i 15 dipendenti).
Incostituzionale è anche la legge del 1990 N.407 approvata esclusivamente proprio per le regioni del Sud, il Mezzogiorno d’Italia, legge che ha le stesse caratteristiche del Jobs act di questo governo e, quindi contratti a tutele crescenti che azzera i contributi per le nuove assunzioni ma con una differenza, che quella del governo Renzi oltre ad azzerare i contributi a carico del datore di lavoro, insieme alla Legge di Stabilità incentiva sgravi triennali, e dall’altra parte penalizza i contratti a tempo determinato.
Non sono a conoscenza che in questi venticinque anni dalla legge del 1990 N. 407, qualcuno abbia provato a stracciarsi le vesti o a promuovere iniziative come quella di Marco Bazzoni & company o che categorie sindacali non hanno chiuso occhi.
Con il Jobs act i diritti si estendono anche a coloro che prima non le avevano, esempio l’art.18 si estende anche per le piccole e medie imprese (sotto i 15 dipendenti), con il Jobs act dopo il licenziamento senza una giusta causa, la reintegrazione vale anche per le aziende con 3-5 dipendenti, cosa prima impossibile, aumentano le mensilità di indennizzo per quei casi dove non c’è reintegro e, anche con la risoluzione consensuale del contratto.
Contratti per l’apprendistato liberalizzato la formazione pubblica, obbligo per le regioni, alternanza scuola e lavoro sono la nuova normativa e, il mestiere si impara lavorando così come si fa nei paesi europei ad alta concentrazione industriale.
Il cosiddetto DURC online, documento unico di regolarità contributiva, semplificazione in assoluto, mai prima di adesso per la Pubblica Amministrazione, Inps e Inail non ce la facevano più, nel 2013 i DURC presentati sono stati cinque milioni.
Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’impiego (NASPL) dal primo Maggio 2015, quindi sostegno ai lavoratori con rapporto subordinato che abbiano perso involontariamente la propria occupazione o che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e/o di comune accordo con il datore di lavoro.
Per concludere, una cosa è certa, la legge 183 del 10 dicembre 2014 (legge sul Jobs act) è una legge dello Stato e come tale va rispettata e osservata da tutti, ora si attendono i decreti attuativi annunciati per il mese di marzo 2015 e, se c’è qualcuno che vuole ritagliarsi visibilità e/o pensa che con la raccolta di firme anti Jobs act risolva i problemi del nostro paese Italia, ci provi pure, ma non fa un servizio al Paese e nemmeno agli italiani.
di Raffaele Tasso
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