“Sulle rondini, Comune minatorio e diffamatorio”

In una irrituale lettera alla giunta e ai consiglieri di Impruneta – che mi è stata recapitata – il vicesindaco dello stesso Comune imputa, seppure velatamente, la sua decisione di chiudere i Loggiati del Pellegrino all’intervento sulla stampa locale di qualche giorno fa di una ex consigliera comunale e attivista di questa associazione, nel quale si contestano le reti anti-rondine apposte all’interno dei loggiati in violazione delle leggi a protezione degli animali e di quelle a tutela dei beni monumentali (clicca qui per leggere la lettera).

 

Si sa che la rabbia è cattiva consigliera e talvolta muove a sorprendenti e riprovevoli esternazioni anche chi, per la carica rivestita, sarebbe chiamato a prudenza e a senso della misura.

 

Additare al pubblico ludibrio una cittadina come disgustosa attentatrice alla “vitalità” del paese solo perché ella ha osato richiamare l’amministrazione al rispetto della legge è non solo incomprensibile ma anche fermamente censurabile, perlomeno alle nostre latitudini.

 

Stupisce che l’onnipresente sindaco non abbia suggerito prudenza nella divulgazione di affermazioni che impegnano l’amministrazione, essendo state queste inviate agli organi istituzionali su carta intestata, con contenuti che racchiudono allusioni vagamente mafiose e diffamatorie a carico di un cittadino che ”predica bene e razzola male” (sic!).

 

Nel merito, c’è da rilevare il tentativo ingenuo di ribaltare la responsabilità di questo pasticciaccio su coloro che ne hanno denunciato la scorrettezza.

 

Lo stesso vicesindaco, in una prosa a dir poco faticosa, implicitamente ammette che non c’erano le indispensabili autorizzazioni, tant’è che ha deciso di togliere le reti all’apparizione della lettera sui giornali. Infatti, se le reti erano legali perché toglierle?

 

Perché regalare tanto potere ad una innominata – ma da ciascun imprunetino facilmente identificabile – ex consigliera?

 

Già nel 2013 si era tentato di mettere le reti, e anche in quella occasione il Comune aveva dovuto fare un passo indietro per l’intervento delle autorità competenti (Provincia e Soprintendenza).

 

Errare è umano ma persistere è diabolico. E’ possibile che il giovane vicesindaco non fosse a conoscenza dell’episodio, ma gli uffici comunali sì! Forse non lo hanno informato?

 

Non dubito che  l’intento dell’amministratore fosse quello di valorizzare la cultura, ma anche i cittadini possono avere buone idee al riguardo.

 

I buoni amministratori si riconoscono da come scelgono le idee buone e soprattutto da come programmano in anticipo le iniziative e da come poi le gestiscono.

 

Nel caso specifico, il modo superficiale di ripetere gli stessi errori del passato si qualifica negativamente da sé. Resta la domanda di fondo: chi paga per quanto accaduto?

 

Distinti saluti.

di Leonardo Rombai, presidente Italia Nostra-Firenze

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