Sono ormai molti anni che riceviamo comunicazioni, vediamo articoli che parlano dell’unione tra i nostri Comuni di Tavarnelle e Barberino a cui ora sembra che si debbano affiancare anche San Casciano e Greve.
In questi comunicati a volte entusiastici perlomeno nei titoli, a volte completamente staccati dai contesti locali reali, non si riesce mai a capire quanto realmente si sta procedendo verso l’unione e quanto percorso invece c’è ancora da fare.
Inoltre ci rendiamo subito conto dello scollamento tra la volontà e la realtà. Partimmo con la gestione associate dei servizi che purtroppo secondo noi ancora associate non sono, se non sulla carta bloccate dalla mancanza di una normativa del pubblico impiego stantia ed inadeguata.
Tutta tesa a mantenere i particolarismi, i localismi amministrativi. Gli uffici tecnici di un comune che hanno piani regolatori e normative urbanistiche diverse da comune a comune resistono nei loro particolarismi al di là delle volontà politiche.
E questo è solo un piccolo esempio. I cittadini sono al di fuori di questi meccanismi che siano favorevoli o contrari all’unione.
Perché i cittadini sono per cose semplici e chiare. Unità significa un solo sindaco una sola giunta uffici che trattano ugualmente i cittadini dei due comuni con le stesse regole.
Purtroppo nonostante le volontà declamate politicamente i fatti non stanno così. Anzi esistono due sindaci, due giunte gli uffici sempre separati, non solo geograficamente.
Anzi esiste una terza giunta che sarebbe quella dell’unione che vede sempre protagonisti gli stessi sindaci gli stessi assessori, non tutti. Ma che teoricamente sopraintendono alle funzioni nei due comuni.
Così esistono assessori politicamente incaricati per i due Comuni ed assessori che si occupano solo delle funzioni di un Comune.
Accade anche che un assessore si occupi solo del suo Comune anche se ha la delega per tutti e due, per motivi di tempo o di conoscenze e dei dipendenti che rispondono solo per quello che riguarda il proprio Comune perché senza un adeguato passaggio di carriera non si sente obbligato a sovrintendere a tutto il territorio.
Esiste anche il dipendente che pur facendo lo stesso lavoro in un ufficio in un Comune più grande non intende guadagnare quanto quello del Comune accanto che teoricamente ha meno lavoro. Oppure non intende rispondere al nuovo assessore.
I nostri politici hanno poche armi contro questi fenomeni che resistono e che solo i più virtuosi e preparati riescono a governare.
Questo dei servizi associati doveva essere un periodo transitorio per arrivare all’unità organica effettiva dei due Comuni ma sembra, come tutte le cose burocratiche in Italia, che i tempi siano generazionali.
Da tener presente inoltre che qui da noi il colore politico di chi ci governa è lo stesso, figuriamoci dove si dovrebbero unire Comuni e Province di colore politico diverso.
Questo processo di riorganizzazione inoltre dovrebbe interessare tutti i livelli istituzionali Province, Regioni e Stato. E quindi a forza di andare al galoppo… se non ci saranno deragliamenti… un giorno…. ci sarà l’unione comunale anche tra Comuni del Chianti.
Che dopo un referendum consultivo potrà passare alla fusione, cioè al Comune unico.
di Rino Capezzuoli
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