“Impruneta: senza qualità il turismo langue”

Caro direttore, nel 2014 il Comune di Impruneta ha speso per “interventi nel campo del turismo” solo 29.620,86 euro cioè lo 0,264% del suo bilancio.

 

Il turismo, unica attività potenzialmente trainante dell’economia locale, langue in assenza di strutture di qualità, itinerari museali e paesaggistici, o semplicemente di quiete. Solo i campeggi dei Bottai che servono Firenze puntellano le statistiche ma soltanto quelle.

 

L’amministrazione si occupa di escogitare iniziative di svago per richiamare in piazza quanta più gente possibile pensando che questo sia il fine della politica turistica. Questa cultura dell’effimero, rimasta appiccicata alla sinistra dagli anni ’80, non lascia niente se non cartacce per terra.

 

Il sostegno all’industria turistica, professionalmente organizzata per dare ospitalità ai forestieri è altra cosa ed è proficuo solo se favorisce lo sviluppo di aziende sane, ben organizzate e dimensionate.

 

Solo strutture di qualità sono infatti in grado di creare vera occupazione. L’amministrazione sembra piuttosto incoraggiare l’“albergo diffuso” –  che ai più richiama l’evasione fiscale e il lavoro nero – e privilegiare la ristorazione fai-da-te in nome dei sacri valori dell’aggregazione.

 

L’industria dell’accoglienza necessita del concorso di tutti: amministrazioni, cittadini, imprese e gestori dei servizi.

 

Il processo di trasformazione da “borgo selvaggio” che ama spesso esibire il suo lato peggiore, a territorio votato all’accoglienza, è lungo e accidentato ma è l’unico possibile se si vuole che il paese interrompa la sua china.

 

Basta guardarsi attorno per vedere un paese sciatto, mal curato, con strade miserevoli, discariche dappertutto specie nei boschi, posteggi insufficienti e utilizzati per altri scopi, arredi e giardini in abbandono, traffico non disciplinato e caciara notturna (e diurna) da periferia degradata.

 

Cosa fare? In primis, assicurarsi che ogni decisione seppur minuta venga presa nell’ottica della valorizzazione ambientale e non dell’utilità immediata.

 

E’ il caso della Tari e Imu sulle seconde case le cui tariffe da esproprio proletario annientano il turismo stanziale. L’urbanistica inoltre dovrebbe facilitare gli investimenti di qualità ed esteticamente belli.

 

Allo stesso tempo occorre coinvolgere ed educare i cittadini all’abbellimento e alla manutenzione del proprio angolo di paese, ricorrendo a sanzioni per comportamenti antisociali come schiamazzi, musica sparata di notte, vandalismo e scritte sui muri, gimcane notturne dei motorini smarmittati.

 

Insomma bisogna riprendere il controllo del territorio ormai perso da decenni. I turisti non si attraggono certo con esibizioni di inciviltà dei residenti.

 

I servizi pubblici e le infrastrutture turistiche dovrebbero tenere conto delle esigenze degli ospiti per orari e disponibilità.

 

Visitare la città della Madonna e del Cotto e trovare tutto chiuso compresi chiesa, chiostri, museo, fornace-museo, mostra della terracotta, bagni pubblici e negozi, non invoglia certo i turisti a restare o ritornare.

 

Invece di spendere o fare spendere milioni in parcheggi mostro o in birilli neo-barocchi di scarso valore o utilità, potremmo investire in strutture utili ai turisti e ai residenti sul modello di quanto realizzato altrove con successo come passeggiate naturalistiche nel verde fra biotopi e giacimenti minerali, impianti sportivi (piscine), piste ciclabili che le moderne mountain bike con pedalata assistita rendono accessibili a folle di turisti, circonvallazioni per la pedonalizzazione del centro, aree per camper, laboratori funzionanti per il cotto, antichi itinerari etruschi, romani e medioevali recuperati e ben segnalati, e valorizzazione a fini religiosi e culturali del patrimonio del santuario a supporto delle iniziative delle autorità religiose.

di Giuseppe Aglietti

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