“Manifestate… ma gli uffici postali chiuderanno”

Un po' di chiarezza senza cartelli e manifestazioni… . Innanzi tutto per tranquillizzare  amministratori locali e cittadini sul fatto che le decisioni ormai sono state prese, e non saranno sicuramente le manifestazioni di disaccordo e le lettere che cambieranno il piano dell'azienda Poste Italiane, dal fare quei cambiamenti che essa e che l'AD Francesco Caio ritiene necessari.

 

Trasparirà dalla lettera che non sono affatto d'accordo e che uso il sarcasmo e l'ironia, per definire, in purtroppo non due parole, la difficile vicenda che si sta mettendo in moto molto confusa e poco trasparente e che porterà a nuovi tagli sui servizi ai cittadini.

 

Ecco le motivazioni secondo Poste Italiane e l'elenco comune per comune dei 1.064 uffici postali che chiuderanno a settembre.

 

Cominciamo dall'inizio:Poste Italiane ha inviato all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) il piano per la chiusura e la riorganizzazione degli uffici postali "anti-economici" in tutta Italia, allegando la lista delle strutture: si tratta di 1.064 sportelli da chiudere con altri 609 da razionalizzare riducendo l'orario e i giorni d'apertura, a nostro avviso anticamera della chiusura.

 

Le Poste prendevano tempo e comunicavano a suo tempo: cercheremo accordi con i Comuni per non chiudere: "Non li vogliamo chiudere, no davvero – spiegava Massimo Sarmi, nel 2013 amministratore delegato di Poste Italiane – Quel report è una lista che siamo obbligati a inviare ogni anno all'autorità di riferimento, cioè all'AgCom".

 

"Però – aggiungeva – sono sportelli effettivamente sotto i parametri di economicità, quindi per non tagliarli stiamo raggiungendo accordi con gli enti locali per trasformarli in centri multiservizi".

 

Visto che il volume del traffico postale continua a diminuire (-10% nel 2011 rispetto al 2010 e meno 25% rispetto al 2013), gli uffici tenteranno quindi di riciclarsi riammodernandosi e adeguandosi alle nuove esigenze di mercato.

 

"Per esempio offrendo al Comune di occuparsi della cartografia digitale – spiegava Sarmi – oppure aprendo al cittadino una serie di servizi a pagamento, come il rilascio di certificati anagrafici o la possibilità di saldare il ticket sanitario".

 

Ma vediamo in realtà le cose come stanno, con buona pace di tutti i cittadini, sindaci, e di Enrico Rossi… . Che al momento possiamo anche immaginare il perché, hanno salvato su1.064 uffici postali solo quello di Settignano.

 

La Cisl e la Uil comunicano invece: decisione già presa, gli uffici saranno chiusi e non ci sono santi…
 

 

Infatti secondo il segretario della Cisl Poste, Mario Petitto, la chiusura degli uffici è una scelta che Poste Italiane ha "già fatto e comunicata ufficialmente ai sindacati di categoria già dal 2012".

 

"L'amministratore delegato Sarmi mentiva quando dichiarava che “gli uffici saranno salvati e si trasformeranno in centri multi servizi”" sottolinea Petitto.

 

Ormai l'obiettivo fisso e la parola d’ordine dell'amministratore delegato di Poste Caio, subentrato a Sarmi, è unica ed imperativa per tutti:  tagliare i costi fregandosene dei servizi di cui sarà privata la collettività.

 

Ad oggi lo stato dell’arte è questo: Poste Italiane si appresta a chiudere 455 sportelli, e “razionalizzarne” altri 609, come dicevamo si prende tempo ma si va verso la chiusura anche di questi.

 

A ufficializzarlo è stato l’amministratore delegato, Francesco Caio, (si trova tutto sul sito del Ministero) in audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato, per presentare il programma di riordino delle sedi previsto dal nuovo piano industriale.

 

Il manager, ha anche ammesso che senza interventi c’è il rischio di “mandare in perdita se non in bancarotta tutto il gruppo”.

 

Pessimo viatico in vista della quotazione in Borsa del gruppo pubblico, che secondo lo stesso Caio dovrebbe andare in porto entro fine anno.

 

Per ora, quello che è certo è che i risultati  da poco arrivati, della 2°semestrale 2014 ”confermano il trend di riduzione dei margini” di Poste.

 

E andando avanti così nel 2019 la società registrerà un margine operativo netto negativo per 1,5 miliardi di euro nel segmento postale e commerciale.

 

A pesare, ha detto Caio, sarà anche l'apertura del mercato e la consegna di atti giudiziari, multe, e quant'altro, disposto dal ddl Concorrenza, che ha tolto al gruppo il monopolio su quei tipi di recapiti.

 

Questo “avrà un impatto negativo sulla redditività”, ha lamentato il manager.Che ha definito “penalizzanti” per il gruppo le “dinamiche concorrenziali” del settore.

 

Di qui la necessità di “uno sforzo importante per invertire la rotta”. Sforzo che si concretizzerà, di fatto però, in una serie di tagli, e di nuove difficoltà per i clienti di Poste Italiane, che già si erano rassegnati alle interminabili code agli sportelli.

 

Nel documento presentato in audizione si parla di “1.064 interventi”, di cui appunto 455 chiusure e 609 “razionalizzazioni”, che porteranno il numero degli sportelli a circa 13mila sul territorio nazionale.

 

E da qui una serie di numeri per tranquillizzare la popolazione e i clienti di Poste Italiane.

 

Secondo l’ad, nominato dal premier Matteo Renzila scorsa primavera, non ci saranno ripercussioni rilevanti sul servizio, in quanto i pensionati che utilizzano le sedi in via di chiusura sono in totale “3.800, quindi meno di 10 per ufficio”.

 

Dunque, ha sostenuto Caio, “chiusure e razionalizzazioni preservano la capillarità della rete e si attestano su parametri nazionali più restrittivi rispetto ai requisiti di legge”.

 

A valle dell’attuazione del piano, il 92,49% della popolazione avrà infatti uno sportello entro 3 chilometri, a fronte di un vincolo legale del 75%, e il 97,79% lo avrà entro 5 chilometri, contro il 95% fissato dalla legge, e il 98,65% entro 6 chilometri (in questo caso il requisito è del 97,5%)…e bla bla bla tutta una serie di misurazioni matematiche del servizio.

 

Secondo la società, inoltre, il 90% dei Comuni coinvolti nel piano di chiusura ha già oggi il “postino telematico”, che permette di svolgere a domicilio molte funzioni dello sportello, e solo l’8% dei pagamenti delle pensioni viene effettuato, in quelle zone, negli uffici postali.

 

Le chiusure si concentreranno in Toscana e Umbria (80 quelle previste, ma a noi risultano molte di più), seguite da Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (75 in totale), mentre in Lombardia saranno chiusi 65 uffici, tra Piemonte, Liguria e Val d’Aosta altri 62 e 59 tra Emilia Romagna e Marche, e anche qui i numeri non tornano con i tabulati delle confederazioni sindacali.

 

Seguono Campania e Calabria, che avranno 43 sportelli in meno, e Lazio, Abruzzo e Sardegna, con 35 sedi in meno.

 

Solo martedì scorso Piero Fassinoe Massimo Castelli, rispettivamente presidente e coordinatore dei piccoli Comuni dell’Anci, hanno scritto a Caio chiedendo un nuovo incontro sul piano di razionalizzazione “al fine di evitare ove possibile una ulteriore riduzione del servizio postale rispetto a quanto già avvenuto negli anni passati”.

 

Nella lettera, recapitata anche al ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, gli esponenti dell’associazione confermano l’interesse “verso l’annunciato sviluppo dei servizi tecnologici individuati da Poste italiane, che permetterebbe ai cittadini di effettuare direttamente dalla propria abitazione una serie di operazioni che attualmente sono possibili agli sportelli postali.

 

Ma anche su questo aspetto occorre fare chiarezza sui tempi effettivi di copertura delle aree in cui comunque si prevede di ‘razionalizzare’ gli uffici postali già tra poco più di un mese”.

 

“Senza queste premesse – conclude la lettera – in questo particolare momento di difficoltà socio economica, togliere ulteriori servizi "dello Stato" in quanto comunque di interesse pubblico in territori già disagiati sarebbe controproducente per l’intero sistema”.

 

Per cui cari cittadini, comprate i vostri terminali, alfabetizzatevi, e interagite con Poste Italiane da casa, e diventate voi stessi il vostro Ufficio Postale, e Caio vi ringrazierà… intanto, Marameo…

di Giacomo Basile

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