“Caos cinghiali: dare meno potere ai cinghialai”

L’annosa questione dei danni causati dalla fauna selvatica, in particolare dei cinghiali e caprioli nella realtà della provincia di Siena alle attività agricole e zootecniche, alla sicurezza stradale, si è fatta nel corso degli anni sempre più grave fino a raggiungere come ora siamo arrivati livelli di vera e propria emergenza.

 

Le popolazione degli ungulati – cinghiali in primis – sono cresciuti in modo esponenziale.

 

Occorre una decisa inversione di rotta, cambiando radicalmente l’approccio sino ad oggi adottato, con una nuova e più efficace politica di gestione controllo della fauna selvatica da parte delle competenti Istituzioni.
 

 

Il piano faunistico regionale pubblicato nel febbraio 2012 stimava la presenza dei cinghiali con 150.000 capi e già allora si ritenevano numeri elevati individuando  il parametro di densità da rispettare  da 0,5 a 5 capi ogni 100 ettari. 

 

Attualmente in Italia,  ci sono  1 milione di capi e circa la metà, 450/500.000 sono presenti in Toscana (dati riportati dalla stampa ). E’ la regione d’Europa con il più alto numero di cinghiali e caprioli.

 

Il piano faunistico regionale prevedeva interventi volti alla riduzione, il risultato è stato che in soli 3/4 anni siamo passati da 150.000 a 450/500.000.

 

L’annuncio di una L.R. a breve annunciata dall’assessore regionale per ridurre drasticamente il numero dei capi esprime da parte nostra un grande apprezzamento. Ma già con il Piano Faunistico Venatorio del 2012 si poneva  una forte riduzione e invece il numero dei capi è enormemente aumentato.

 

E se 150.000 erano già troppi nel 2012, l’obiettivo annunciato dall’assessore Regionale di abbatterli  250.000 che rappresenterebbe circa  il 45/50% sono insufficienti  non risolve il problema.

 

Se attualmente abbiamo sui 20 capi ogni 100 ettari  e se l’obbiettivo del P.F. 2012 già prevedeva un numero di capi  da 0,5 a 5 capi ogni 100 ettari  significa che la riduzione da attuarsi a breve deve essere almeno il 75%, su circa 375.000 capi.

 

La presenza degli ungulati non è più accettabile , la situazione è sfuggita di mano, ci vuole un piano straordinario.

 

Sulla base di quanto riportato, Eurocoltivatori – Confeuro Toscana avanza alla Regione Toscana le seguenti proposte operative.

 

– Definire in modo inequivocabile le aree territoriali da considerarsi non vocate alla presenza del cinghiale a causa della rilevante presenza di attività agro-silvo-pastorali e dei piani di controllo delle popolazioni di cinghiale da attuarsi in dette aree, con catture e abbattimenti volti all’obiettivo di limitare al minimo, tendendo a zero, il numero di cinghiali presenti, assicurando poi nel tempo il mantenimento dei risultati raggiunti;
 

 

– Rivedere e aggiornare le disposizioni amministrative relativa alle stime e risarcimento dei danni provocati alle colture agricole, sui danni diretti, indiretti e strutturali, senza applicazione di nessuna franchigia e che sia rimborsato il danno calcolato sulla perdita della p.l.v.

 

– Istituzioni di corsi per cacciatori di selezione al cinghiale;

 

– Allungamento della stagione venatoria e nell’Aziende Faunistico Venatorie e Agrituristiche Venatorie con possibilità di abbattimenti fino a un'ora dopo il tramonto;

 

– Inasprire le sanzioni per l’alimentazione degli animali;

 

– Prevedere abbattimenti da parte di proprietari/conduttori di fondi agricoli titolari di impresa agricola durante tutto l’anno e in qualsiasi orario della giornata purchè in possesso  dei requisiti per svolgere l’attività venatoria e  che gli interventi siano effettuati all’interno dei territori di proprietà/conduzione  

 

– Prevedere con sorteggio la caccia al cinghiale da parte delle squadre su un determinato territorio all’interno del distretto anziché su quello precedentemente assegnato:

 

– Meno potere alle squadre da cinghiale che negli ultimi tempi hanno dominato lo scenario determinando le linee di politica venatoria.  Le specifiche linee di politica venatoria  debbano essere definite,  come per tutte le altre specie cacciabili con il concorso delle associazioni venatorie.

 

– Prevedere di cacciare tre giorni alla settimana da parte delle squadre e nell’occasione di potersi unire fra di loro.

 

Restiamo disponibili per una collaborazione costruttiva e al confronto con la Regione Toscana per risolvere questo annoso problema.

di Marco Gianni, Eurocoltivatori-Confeuro

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