Alcuni nostri iscritti hanno chiesto al circolo di prendere una posizione relativamente alla (annosa) tematica della presenza nel territorio di ungulati, con conseguenti danni causati all’agricoltura e dell’aumento delle collisioni con autoveicoli. Mettiamo a disposizione del pubblico dibattito le nostre riflessioni.
Il consiglio regionale toscano ha recentemente approvato un documento programmatico a firma dell’assessore all’agricoltura Remaschi (che ha visto l’opposizione dei soli M5S e SI Toscana a sinistra), con un dibattito pressoché ad una sola voce.
Tale atto, oltre a prevedere l’abbattimento di 250.000 tra cinghiali e cervidi, prevede la costituzione di una filiera di commercializzazione di tali carni, con la creazione, addirittura, di una Dop ovvero di un “marchio”, senza prevedere regole e controlli igienico/sanitari ed alcun regime fiscale.
Tale dibattito è stato supportato da una campagna mediatica asfissiante e assolutamente monocorde e acritica, con l’evidente scopo di far passare la caccia massiva come unica risolutrice del problema.
Ma sappiamo tutti benissimo che non è così: la caccia “intensiva” non è la risoluzione ma il problema! Del resto fino ad oggi questa è stata la soluzione seguita ed il problema si è aggravato e non risolto!
Poiché la caccia (per stessa definizione di chi la pratica, sport e passione quindi senza nessun valore “scientifico”) è una “macchina” che si alimenta unicamente con gli abbattimenti, venendo a mancare la materia prima, ovvero le specie cacciabili, o avendo un numero di stima della loro presenza minimale, verrebbe ad esaurirsi, quindi andrebbe in “panne”.
Sappiamo tutti benissimo, ce lo dicono studi scientifici, che il problematico cinghiale attuale è stato ibridato a scopo venatorio. Sappiamo altresì, sempre da studi scientifici, che la struttura sociale del gruppo dei cinghiali è molto complessa e che un esasperato prelievo non selettivo produce in realtà un indiretto aumento della capacità riproduttiva ed alla fine un aumento del numero degli animali e ringiovanisce la popolazione rendendola più dannosa, indipendentemente dalla sua densità.
Per quanto concerne gli incidenti stradali causati da attraversamento di ungulati tale problematica è certamente seria e non secondaria, ma ha molte “concause” e può essere facilmente strumentalizzata.
Per cui deve essere affrontata con raziocinio e non con campagne mediatiche che spingono al panico con l’unico scopo di non risolvere di fatto la questione; perciò è necessario fare le seguenti considerazioni: velocità troppo elevate, traffico veicolare aumentato a dismisura (su strade piccole e grandi), mancanza di attenzione da parte dei conducenti molte volte distratti, approccio alla problematica (da parte degli enti preposti quali Regione, Città Metropolitane e Comuni) non scientifico ma soltanto emotivo.
Perché non si fanno censimenti delle strade e dei tratti di esse dove avvengono in modo più frequente gli incidenti, perché non si migliora la cartellonistica stradale che avverta (seriamente e nei punti censiti) della possibilità di attraversamento di animali selvatici, perché non sperimentiamo recinzioni ai lati delle strade a maggior flusso veicolare, come già hanno realizzato da decenni i paesi del nord Europa? Ad esempio sulla superstrada FI-SI non vediamo niente di tutto questo!
Riguardo alla commercializzazione della carne di cinghiale proprio il Gazzettino del Chianti, l’anno scorso, pubblicava la notizia che “nella valle del Serchio 26 persone (un gruppo di cacciatori e alcuni loro familiari) manifestarono dolori muscolari, febbre, problemi gastro-intestinali e manifestazioni cutanee, sintomi di un’infezione che i medici della Asl di Lucca non tardarono a identificare per trichinellosi”; un’infezione causata da un parassita, la Trichinella Spiralis, ospitato in molte specie animali. Quindi è necessaria molta cautela e soprattutto massima attenzione sanitaria quando si distribuisce carne di animali selvatici.
Oltre a quanto già esposto vogliamo ricordare che esistono anche altre vie da seguire, alternative agli abbattimenti di massa, ad esempio ci permettiamo di proporre:
– la sterilizzazione farmacologica, pratica già attivata in Gran Bretagna e in Australia. In Inghilterra, un vaccino è stato sperimentato nel 2008 alla Food and Environment Reasearch Agency di York da una ricercatrice italiana. Permette di sterilizzare i cinghiali attraverso esche specifiche apribili solo dagli ungulati, senza interessare altre specie.
– la selvicoltura naturalistica e sistemica; un bosco capace di fornire cibo e protezione permette di trattenere in zona gli animali, annullando i rischi di pressione di pascolo sul fondovalle e sulle colture agrarie circostanti.
– obbligatorietà di esecuzione dei censimenti della fauna selvatica avvalendosi delle Università e/o degli Istituti Scientifici toscani, così come prevede l’art 2 comma 3 della legge regionale 3/94; che recita: “la Regione, per la realizzazione degli scopi definiti dalla presente legge, si avvale del supporto scientifico delle Università toscane, nonché istituti scientifici e organismi di studio.
– stop ai foraggiamenti intensivi ed estensivi, pratiche che favoriscono la fecondità e la riproduzione dei cinghiali.
Da quanto esposto, risulta evidente la presenza di una copiosa e abbondante letteratura scientifica (pubblicata e diffusa) riguardo la gestione faunistica, che non sembra essere conosciuta da chi, secondo la Costituzione Italiana, è delegato alla tutela dell’ambiente ovvero la Regione.
E’ eticamente doveroso che questo Ente affronti i problemi legati alla presenza degli ungulati in maniera meno semplicistica, con un maggiore supporto scientifico, accendendo un dibattito meno monocorde, pensando anche a risoluzioni complementari ai prelievi (selecontrollo), magari iniziando da alcune aree sperimentali, per esempio all'interno dei parchi regionali, sotto l’egida degli organismi di Studio.
Concludendo vogliamo porre due semplici interrogativi: l’agricoltura, in particolare quella di qualità molto presente in Toscana, può trarre molti vantaggi dalla caccia di “massa” (abbattimenti massivi in braccata)?
Il turismo, risorsa fondamentale per l’economia toscana, può beneficiare o al contrario essere danneggiato dagli abbattimenti massivi continui? Forse è tempo che la classe politica attualmente al governo della regione toscana si ponga il problema di affrontare problemi vecchi con politiche e cultura nuove.
di Legambiente Chianti Fiorentino
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