Non sono più sancascianese da trent'anni e ci torno raramente al paese natio. Però San Casciano mi è sempre nel cuore.
Forse non sono la persona più adatta per esprimere un giudizio, ma ci provo. Sono da molti anni responsabile dell'Ufficio Cultura dell'Arcidiocesi di Firenze e per il compito che mi è stato affidato dai diversi vescovi ho avuto modo di conoscere tante realtà locali, oltre la città, dal Mugello alla Valdelsa.
Sarò un'idealista nel vero senso della parola, ma sono sempre più convinto che la vitalità di un paese passa dalle "idee" che si fanno girare, dalla capacità di confronto alto, di dibattito creativo, dalla volontà di mettersi alla prova per saggiare la forza ideale di una comunità.
La bellezza di San Casciano è indiscutibile. Potrebbe ospitare dibattiti di grande respiro, presenze internazionali nell'ambito della musica, dell'arte, della scienza.
E non mi si racconti la solita "storia" che San Casciano è troppo vicino a Firenze per certe cose. Concedetemi un'iperbole. Dovrebbe essere Firenze a muoversi verso San Casciano, specialmente in certe insopportabili serate estive.
Si è mai cercato di aprire mente e cuore ai sancascianesi per entrare in sintonia con la sensibilità culturale e creativa del nostro tempo? Ci sono le persone capaci di interpretare i gusti e le tendenze attuali?
Credo sarebbe interessante un confronto su questi aspetti. Siamo dentro a grandi processi di trasformazione e le comunità locali dovrebbero avere l'entusiasmo e la volontà di affrontarli. Altrimenti ci si chiude nella "sagra del tortello". Di certo rassicurante, ma morta in partenza! Grazie del vostro pungolo e buon lavoro.
di Don Alfredo Jacopozzi
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