“Geotermia a San Casciano? Tutti i pericoli. E ci sarà un grande fronte del no”

Giovedì 21 gennaio nella biblioteca di San Casciano, l’amministrazione comunale ha organizzato una serata di incontro per i cittadini con lo scopo di far partecipare la popolazione per condividere la stesura della variante del piano strutturale.

 

Una cinquantina di persone hanno partecipato e ascoltato con attenzione l’esposizione del piano strutturale da parte dell’architetto responsabile all’Urbanistica ed è stato subito evidente che per la prima volta a San Casciano veniva introdotta la carta geotermica e dei rischi sismici aggiornata, anzi, semplificata dalla Regione Toscana.

 

Il pezzo forte della serata è stata la presentazione dell’ipotesi di costruire un impianto geotermico a San Casciano per sfruttare l’acqua calda, presente a 2.000 metri di profondità media in alcune parti del nostro territorio, allo scopo di realizzare il teleriscaldamento per migliaia di persone.

 

Nei giorni precedenti l’incontro un tam tam mediatico aveva destato l’interesse alla partecipazione da parte dei cittadini, alcuni dei quali conoscitori dei pregi e dei difetti della geotermia.

 

Nel corso della serata è stato esposto anche la foto di un eventuale progetto di teleriscaldamento che in pratica realizzerebbe un impianto definito tecnicamente a bassa entalpia e in cogenerazione, cioè che, partendo da acqua a 50-80 gradi, la porta ad una temperatura più alta con l’aiuto di una centrale termica ausiliaria che può bruciare, per legge, di tutto, dalle  biomasse ai rifiuti compattati, pirogassificatori, in pratica un inceneritore che recupera calore (che i politici amano chiamare termovalorizzatori).

 

Alla presentazione sono seguite le domande da parte dei presenti. Io, da membro dell’Osservatorio Nazionale Amianto di Firenze, ho chiesto se da parte del Comune ci fosse la volontà di costruire un tale impianto oppure se quella fosse solo una ipotesi.

 

Ho anche puntualizzato che dal 2010, anno della liberalizzazione della geotermia a bassa entalpia (bassa temperatura), la richiesta di impianti in zone pregiate quali Seggiano e Montenero, adiacenti Montalcino, erano state bloccate dalla Regione Toscana per il motivo che interessavano zone paesaggisticamente pregiate e vocate alla agricoltura e al turismo di qualità.

 

Questa è esattamente anche a situazione di  San Casciano, terra di vini e olio fra i più pregiati in Italia.

 

Oltre a questi progetti nel 2012 a Certaldo è stato bloccato, per fortuna sempre per questioni ambientaliste, un progetto di trivellazione per estrarre CO2 geotermico (ma che si ipotizzava si sarebbe poi trasformato in teleriscaldamento). 

 

A Casole d’Elsa la popolazione infuriata ha rifiutato la Geotermia con un referendum che ha espresso il 97% di no in virtù del fatto che  quel territorio è prettamente a vocazione agricola e agrituristica, molto bello e paesaggisticamente in zona pregiata.

 

Un geologo professionista presente all’incontro ha fatto notare la stranezza di un piano strutturale che presenta al suo interno un’ ipotesi di geotermia  a bassa entalpia partendo da dati come  profondità del fluido e sua temperatura, difficili, a suo dire, da stabilire se non con costose pratiche operative sul campo.

 

In effetti, legare il piano strutturale ad una ricerca geotermica appare strano, a  meno che non si sia in presenza di una iniziale e precisa volontà di procedere alla costruzione di una centrale geotermica.

 

Il consigliere della lista civica Cittadini per San Casciano Enrico Farina faceva poi presente che in Commissione ambiente non si era mai parlato di questioni geotermiche  e tantomeno in consiglio comunale.

 

Il geologo ha quindi puntualizzato il fatto che le trivellazioni necessarie alla realizzazione di impianti geotermici sono molto costose, pericolose e causa di possibili effetti sismici indotti, possibile inquinamento delle falde acquifere ed anche causa  di subsidenze, fenomeni ben conosciuti da tempo.

 

Oltre a questo, nel corso della serata veniva puntualizzato  il fatto che la centrale termica non è certamente il massimo della tecnologia in quanto bruciare biomasse e rifiuti compattati o utilizzare pirogassificatori non rappresenta ad oggi quanto di più all’avanguardia e allo stato dell’arte.

 

In effetti il sistema più pulito, rinnovabile e non devastante l’ambiente, rimane quello delle pompe di calore che non hanno bisogno di trivellazioni profonde e neppure di acqua.

 

In pratica è stato anche rilevato che il teleriscaldamento comporta lavori che durano anni per portare le tubature alle case  finendo anche per danneggiare commercialmente la rete del metano.

 

A tutte queste perplessità espresse dai cittadini in verità l’amministrazione comunale, presente nelle persone del sindaco, del vicesindaco e della responsabile alla Urbanistica non hanno saputo dare indicazioni certe sulla volontà o meno di voler realizzare la geotermia a San Casciano.

 

L’unica cosa certa della serata è stata la volontà espressa dai presenti che non erano entusiasti dell’idea. Pare proprio che se si andrà avanti con l’idea della centrale geotermica si avranno molte proteste da parte dei cittadini e di sicuro lo schieramento di vari comitati.

 

Il fronte del no a certi impianti geotermici, soprattutto in zone pregiate ad  alto valore paesaggistico e agricolo quale quello di San Casciano, è sicuramente destinato a salire nel tempo.  Non è la prima battaglia in Toscana sulla geotermia, e neppure sarà l’ultima.

di Luciano Macrì

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