L’altro giorno, in un bel pomeriggio di sole, ho fatto un ritorno al Poggio la Croce, quell’altipiano dove è stato rinvenuto il sito archeologico.
Poggio la Croce perché più avanti, in cima ad una ripida discesa prospicente la villa Belvedere era stata collocata, sopra un basamento tutt’ora visibile, una croce in occasione di una visita pastorale del vescovo fiorentino Eugenio Cecconi, vescovo dal 1874 al 1888.
In quei luoghi fino agli anni '50 del 900 eravamo soliti portare, insieme ad altri ragazzi, le pecore a pascolare.
La croce era la mèta di devozione nella ricorrenza “dell’Ascensione” che facevamo partendo dalla Pieve di Campoli, che è più in basso, e attraverso strade campestri raggiungevamo la base del monte, circa 100 metri di dislivello per raggiungere la croce, dove il prete svolgeva le orazioni.
I fedeli più “intraprendenti” raccoglievano una pietra, più o meno grossa, che portavano in cima come segno di devozione.
Tant’è che intorno al basamento ci sono sparse ancora tante pietre. La croce di legno è crollata di lato al basamento. Il bosco attorno è una selva indistinta di alberi di pino crollati e rimasti a marcire… .
Pensare che quei boschi erano cibo per gli animali e legna per gli uomini. E’ stata una gita nella memoria, sono passati 70 anni… .
di Roberto Borghi
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