“La libertà dei contadini? Un mito che non potrebbe essere più falso”

Secondo alcuni pensatori moderni i contadini sarebbero stati apportatori di un modo di essere e non costretti a subire quello stato di cose. Niente di più falso perché i contadini mezzadri erano succubi dei loro “padroni”.

 

La “mezzadria” era un istituto contrattuale tra il concedente, padrone del fondo, e la famiglia intera del contadino, detto conduttore, che si impegnava, e con esso tutta la famiglia, a coltivare il podere concesso.

 

La direzione tecnica era di spettanza padronale e il contadino doveva rispettarla scrupolosamente, tant’è che nelle fattorie i campi dei poderi erano numerati e presso l’amministrazione (scrittoio) c’era la mappa dei terreni dove il tecnico (fattore e altri) redigevano il piano programmatico delle rotazioni agrarie.

 

Le spese di coltura erano a metà, come pure, fino al 1953, la spartizione dei raccolti, salvo recapitarli alla fattoria da parte del colono senza oneri aggiunti per il padrone; anzi, il contadino aveva altri oneri a carico quali; opere di manutenzione dei fossi poderali e stradelli, adeguamento del tenimento del pollaio e orto con consegna di pollame e uova in determinate ricorrenze e verdure e frutti.

 

Il “padrone” aveva l’obbligo di far prestito di granaglie al contadino in caso di carenza. I buoi e le altre bestie potevano essere o a metà (contadino ricco) o a conferimento, vale a dire di proprietà padronale e quindi i buoi in prestito al contadino.

 

Alla  famiglia colonica veniva concesso l’uso di abitazione nei locali della casa colonica, che in genere comprendevano le stalle per gli animali, la capanna per i foraggi e le stanze adibite ad alloggio.

 

La famiglia doveva essere adeguata (braccia) al podere, altrimenti si provvedeva a mettere la “disdetta”, e il periodo di cui i contadini avevano timore era “San Martino”. 

 

Questo timore era particolarmente sentito quando in una famiglia contadina c’era stato un decesso del “capoccia” ed erano rimasti  giovani e donne.

 

Il reddito sul quale i nostri contadini della zona chiantigiana potevano far affidamento erano legati alla produzione del vino e olio, il grano era seminato nei campi dove erano impiantati olivi e viti a filari, sorrette da tutori vivi (chioppi per i contadini; acero maritato per i colti) che lasciavano spazi per le colture cerealicole e da rinnovo.

 

Inoltre ci potevano essere dei maiali e delle pecore che davano ulteriore reddito all’azienda.  Quindi la famiglia era tutta impegnata, dagli adulti ai ragazzi, e a costo zero per il padrone… .

di Roberto Borghi

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