“La fusione fra Tavarnelle e Barberino: piena di bisticci e senza un’anima”

Gentile direttore, le scrivo per fare una riflessione che spero Le piaccia. Ho partecipato ad una discussione circa il tema della fusione di Tavarnelle e Barberino.

 

Gli interventi degli illustri relatori sono stati di due tipi: quelli tecnici hanno spiegato con precisione i motivi pratici per cui è utile fare la fusione; quelli politici sono stati nebulosi ed inconsistenti.

 

Si figuri che politici ed associazioni hanno iniziato a bisticciare su chi abbia a pretendere laprimogenitura concettuale della fusione. Chissà cosa faranno, peraltro ho già visto fare, per la scelta del nome della nuova  realtà: Barberinelle o Tavarnino?

 

La fusione non ha una anima, è ancora una cosa fredda, per usare il linguaggio degli intervenuti. Nella mia lingua invece dico che la fusione non ha né “volontà” nèé “rappresentazione”.

 

Sarei perciò felice se Vvoi voleste aiutare la comunità a trovare queste due cose. Io vorrei dare il seguente contributo.

 

RAPPRESENTAZIONE: la parola fusione comporta il concetto di unità, continuità. I due paesi devono fisicamente diventare uno. Il tratto di Cassia che li divide deve essere riempito. Case, negozi, uffici pubblici, devono riempire un vuoto urbanistico che è separazione.

 

Ovviamente in modo non impattante, abbiamo gli architetti per questo. Barberino sarà “la prua” della nuova realtà protesa verso la Vald’Elsa, Tavarnelle sarà il corpo piantato nella Val di Pesa e verso Firenze. 

 

Il sottile istmo che unisce i due centri a costituire un nuovo unico paese sarà il luogo dove rappresentare la fusione in divenire, trasformarla in opera, dargli materia, consistenza fisica pratica e simbolica.

 

Potrebbe iniziare con una fontana , nel mezzo, con acqua che scorre nelle due direzioni, e vien da sé quale nome dare alla nuova realtà. La gente verrà attratta da quel tratto di strada che è promessa , da quella passeggiata, ed ecco che ritornano valide le parole “…confidiamo che esso diventi il "luogo" in cui gli abitantidiventino compaesani.

 

Si potrebbero vedere in faccia, magari addirittura parlare a mo' di come ho visto fare , con tanta invidia, nei paesi del sud Italia, dove la "passeggiata" è il "luogo" del senso di appartenenza, è la "cucina" dove si ritrova una famiglia estesa in cui si gode del riconoscimento e dell'affetto reciproco, ci si consola e ci si fa giudicare nel bene e nel male, nel torto e nella ragione, dove si educa a rispettare gli altri per non rimanere soli.

 

Una passeggiata in cui anche l'indifferenza è curativa, poiché il luogo è tanto sacro e affezionato che l'emarginato , il giudicato, affronta gli altri pur di poter continuare a godere di quei pochi metri di strada.

 

E li si vede passeggiare in qualunque stagione cercando un po'di serenità… .Qualcuno incontreranno che avrà l’ardire di fare un saluto per primo cosicché il processo di recupero della nostra umanità sarà iniziato e la nostra coscienza sia  affrancata dalla vergogna di non aver saputo reagire all’ ammorbamento dell’indifferenza, delle invidie e dalle pulsioni indotte dal materialismo e dal consumismo.

 

Il luogo più adatto per ottenere tutto ciò è una passeggiata: è sicuramente un luogo aperto a tutti, in cui la dinamicità della passeggiata attenua l’imbarazzo dell’incontro con persone nuove e dove, essendo le sedi proposte indubbiamente piacevoli, la mente inebriata dalla bellezza dei luoghi diventa più leggera ,come cotone, si rasserena e torna infantile al punto di ricordare quelle semplici  chiare parole:”ciao ! chi sei? Come ti chiami?".

 

VOLONTA’: mentre la rappresentazione è la componente emozionale tangibile e adattabile a tante declinazioni positive e moltissime discussioni popolari che servono a cementare la fusione, la volontà deve essere il polo attrattivo morale a cui si orientano, tutti, come calamite.

 

Una idea forgiante ed incorruttibile. L’esperienza della Misericordia , vincente e solidale, ci guida. Deve essere un progetto sociale ed io propongo il “credito sociale”: un sistema premiante del volontariato e di tutte le attività utili alla comunità, e da incentivare con una borsa del credito sociale analoga ai certificati bianchi e verdi.

 

Un sistema di gestione da studiare e costruire grazie ai vantaggi economici della fusione, un collante morale e uno strumento pratico, una nostra moneta spirituale.

 

Sono solo due esempi, per iniziare, stimolare, una competizione sana, portare lo sguardo un po’ più in là dei nostri piedi, abbandonare gli indugi e superare il Rubicone delle chiacchiere inutili e sterili.

di Raffaele Tarchiani

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