Sono madre di due bambini, di 4 anni e 5 mesi, residente in provincia di Siena, e ci tengo immensamente a farvi avere il mio parere in merito ad una questione che ci tange personalmente. Parlo delle vaccinazioni, in particolare quelle pediatriche, e dell'iniziativa di legge “Servizi educativi per la prima infanzia. Abrogazione della L. R. n. 1 del 10 gennaio 2000”, oggetto numero 2880 della X Legislatura” discussa nella Nostra Regione con mozione 1358, in data 08 Luglio 2016.
Per quanto ci risulta tale mozione è stata approvata favorevolmente da tutti i presenti della Commissione 4, in data 08/07/2016, dalla Commissione 9 in modo favorevole, in data 22/07/2016 e da 17 consiglieri su 18 in data 25/07/2016.
I proponenti di tale mozione sono Armentano Nicola, Rossi Alessio, Nannelli Francesca, Perini Serena, Pezza Cecilia e Albanese Benedetta.
In questa mozione si chiede “di valutare attentamente l’opportunità e la possibilità di modificare i regolamenti d’accesso al nido onde richiedere per l’iscrizione l’adempimento delle vaccinazioni previste dalla normativa nazionale e regionale; coordinarsi con la Regione Toscana per valutare la possibilità di una legislazione più stringente in tema di vaccinazioni con particolare riguardo alle fasce della popolazione infantile.”
Come genitore preoccupato per tale mozione, come vari nostri concittadini di questa ed altre regioni, ho e abbiamo deciso di scrivervi per farvi conoscere le nostre motivazioni, le motivazioni che ci hanno spinto a non vaccinare oppure a seguire un percorso personalizzato rispetto al calendario vaccinale proposto dalla regione ed i motivi per cui non vogliamo che venga imposto un obbligo vaccinale per i nostri figli.
Come cittadini e come genitori riteniamo che questo tema sia stato trattato in modo troppo superficiale, spesso cercando solo di spaventare i genitori riferendo fatti in modo del tutto tendenzioso.
Vorremmo ricordarvi che la vaccinazione è un atto medico preventivo, effettuato in persone sane, che possono riportare danni gravi, anche invalidanti. È un farmaco e come tale può avere effetti avversi, anche imprevisti, basterebbe guardare l'ultimo rapporto OsMed – solo nel 2015 sono stati riportati 7892 casi di reazioni avverse, e considerando che annualmente nascono in Italia poco meno di 500.000 bambini, le percentuali sono ben al di sopra delle informazioni tendenziose spesso riferite ai genitori. (2)
Altresì bisogna considerare che secondo alcuni rappresentanti delle istituzioni tali segnalazioni siano addirittura inferiori a quelle reali, altrimenti non vi sarebbe stato bisogno di imporre un obbligo di segnalazione delle reazioni avverse nel Decreto Ministeriale del 30/05/2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 143 del 23 giugno 2015 e che recepisce le direttive europee sulla farmacovigilanza (Direttive 2010/84/EU e 2012/26/UE). (3)
Vorremmo farvi notare che dei provvedimenti in tal senso porterebbero al rischio di emarginazioni e atti discriminatori da parte delle istituzioni, delle strutture, degli altri bambini e degli altri genitori. In base alle premesse di tale mozione, noi come cittadini avanziamo le seguenti perplessità in merito alla mozione.
Nel primo punto della mozione si parla di un calo delle vaccinazioni obbligatorie e facoltative auspicando di combattere questa tendenza, parlando delle vaccinazioni come di uno strumento fondamentale di prevenzione da parte della stragrande maggioranza della categoria medica. Il fatto che gran parte della categoria le reputi fondamentali non significa che esse lo siano sempre e indifferentemente, infatti si dovrebbero considerare le implicazioni anche nel lungo termine.
Viene tralasciato il fatto che le vaccinazioni sono farmaci, atti medici di profilassi preventiva e possono comportare dei rischi, anche gravi e permanenti. I danni da vaccino non sono eventi rari e non sono nemmeno recenti, basti considerare che esistono leggi in merito ai danni da vaccino (L. 210/1992 e L. 229/2005), e che sono state stabilite addirittura delle graduatorie di indennizzo (Decreto Ministeriale del 21/10/2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13/01/2010).
Vorremmo evidenziare che nessun vaccino porta ad una immunizzazione nel 100% dei vaccinati, ci sono quindi percentuali di fallibilità, e che la durata dell'immunità varia da persona a persona. Il numero delle dosi e le tempistiche dei richiami vengono definiti in base a studi statistici. E se un bambino dovesse risultare non immunizzato verrebbe escluso anche lui? E se dopo 6 mesi dalla vaccinazione non risultasse più immune?
Noi comuni cittadini vorremmo anche far notare che in tale mozione si identifica il vaccino anti-pertossico come obbligatorio, mentre noi ben sappiamo che esso non lo è, difatti rientra tra i vaccini facoltativi. Riteniamo sia alquanto grave che tra tutti coloro che hanno votato favorevolmente nessuno abbia notato tale gravissima imprecisione.
Si vorrebbe richiedere a tutti i bambini di sottoporsi alle quattro vaccinazioni obbligatorie per legge (difterite, tetano, poliomielite e epatite b) per l'accesso al sistema educativo per la fascia 0-3 anni. In merito a difterite e poliomielite sono malattie dichiarate debellate e se effettivamente ci fosse un rischio concreto di un ritorno di tali patologie, dovremmo rivaccinarci tutti quanti con il vaccino antipoliomielitico orale (OPV), unico che possa conferire immunità in caso di vero rischio, come si può leggere dal sito dell'Istituto Superiore di Sanità (4).
In merito alla vaccinazione antiepatite B, divenuta obbligatoria in seguito ad una tangente (Corte di cassazione – Sezioni unite civili – Sentenza 12 aprile 2012 n. 5756 ), vi invito anche a leggere il Rapporto Seieva nel quale viene chiaramente scritto che tale vaccinazione non ha portato ad alcuna inflessione della patologia nell'età pediatrica. In merito infine alla vaccinazione antitetanica, essa non è una patologia trasmissibile e quindi sarebbe un dispositivo di protezione individuale e non collettiva.
In Italia non esiste la possibilità di effettuare solo ed esclusivamente i quattro vaccini obbligatori e questo risulta alquanto grave, sia dal punto di vista economico, come evidenziato da una recente presa di posizione del Codacons dato che effettuare un esavalente il quale ne prevede due in più (antihib e antipertosse), sia dall'impossibilità data ai genitori di non poter effettuare solo le quattro obbligatorie oppure di evitare la componente antipertossica nel caso di reazioni avverse precedenti a tale componente.
Tra i vaccini facoltativi che vengono citati ritroviamo anche il vaccino anti-hib, anti-pertossico ed il vaccino anti-pneumococcico 13-valente.
In merito al vaccino anti-hib – Il numero dei casi di infezioni invasive (meningiti e sepsi) da Haemophilus influenzae rimane limitato, sebbene si conferma l’incremento dell’incidenza nel corso degli ultimi 4 anni (da 0,08 casi per 100.000 nel 2011 a 0,17 per 100.000 nel 2014). Dei 412 casi notificati nel periodo 2011-2015, l’informazione sulla tipizzazione è disponibile per il 57% dei casi, quindi analisi alquanto limitate.
I casi dovuti al sierotipo b, gli unici prevenibili mediante vaccinazione, si mantengono rari (nessun caso nel 2011, 6 casi nel 2012, 5 casi nel 2013, 7 casi nel 2014, 5 casi nel 2015). Dei 6 casi del 2012, 3 risultano non vaccinati e degli altri 3 non è noto lo stato vaccinale. Dei 5 casi segnalati nel 2013, due casi sono fallimento vaccinale (1 bambino di un anno vaccinato con una dose e un bambino di 10 mesi vaccinato con 2 dosi); lo stato vaccinale dei rimanenti non è noto. Dei 7 casi segnalati nel 2014, due casi sono fallimenti vaccinali (verificatisi in bambini di 2 e 5 anni, precedentemente vaccinati con 3 dosi), un caso si è verificato in un bambino non vaccinato di 7 mesi ed i rimanenti 4 casi hanno interessata persone adulte. Due casi di fallimento si sono verificati nel corso del 2015: uno in un bambino di 7 anni vaccinato con 3 dosi e l’altro in un bambino di 10 mesi vaccinato con 2 dosi. (5)
Per quanto riguarda il vaccino anti-pertossico, come possiamo leggere dalle dichiarazioni del dottor Girolamo Giannotta, fatte sulla base di studi scientifici, oltre a conferire una immunità alquanto breve (2-4 anni), si pensa possa alimentare la diffusione di nuovi batteri mutati che preferiscono colpire le persone vaccinate, le quali poi diffonderanno la malattia nell'ambiente. (6)
In merito al vaccino anti-pneumococcico vorremmo segnalare che nel 2014, ultimo anno con dati consolidati, sono stati segnalati 952 casi di malattia invasiva da Streptococcus pneumoniae (pneumococco); il numero assoluto di casi è di poco diminuito rispetto al 2013 (977 casi) ma più alto degli anni precedenti (748 casi notificati nel 2011 e 813 casi nel 2012). Persiste, comunque, un numero di casi segnalati relativamente basso in alcune grandi regioni il che fa ipotizzare un problema di sottonotifica (mancata trasmissione della segnalazione) o sottodiagnosi (mancata diagnosi eziologica).
Informazioni sul sierotipo sono disponibili per il 54% dei casi notificati nel 2014, una quota minore rispetto al 2013 (65%) sebbene la quota di ceppi tipizzati sia notevolmente aumentata rispetto al passato.
Anche nel 2014, il sierotipo 3 è risultato il più rappresentato tra i ceppi tipizzati (11,6%), seguito dai sierotipi 8 e 12F. Di questi tre sierotipi solo il primo è presente nella composizione del vaccino glicoconiugato 13-valente eseguito nell'infanzia mentre tutti sono presenti in quello polisaccaridico 23 valente che non viene eseguito nella prima infanzia. Sia l’8 che il 12F risultano in aumento rispetto al 2012, tuttavia questi aumenti in percentuale non necessariamente corrispondono ad un aumento dei casi da questi sierotipi non vaccinali, ma riflettono anche la diminuzione della circolazione dei sierotipi vaccinali. (7)
Vorremmo far notare che secondo il Ministero della Salute è quindi fondamentale promuovere il ricorso alla tipizzazione e la condivisione dei dati sui sierotipi, per rilevare l’eventuale aumento di sierotipi non presenti nel vaccino attualmente utilizzato (cosiddetto fenomeno del “rimpiazzo dei sierotipi” o “replacement”). (8)
Vorremmo far notare che la seguente affermazione “tenuto anche conto dell’importanza nella nostra regione del vaccino contro il meningococco C” tale vaccino non dovrebbe essere considerato importante dato che non vi è stata e non vi è alcuna epidemia in corso. La regione Toscana ha solamente adottato un nuovo esame di laboratorio, il metodo Azzari, che secondo le Società Italiana di Pediatria, ha una sensibilità del 96-98% ed una specificità del 95-99%. la sensibilità di tale test è anche da 3 a 8 volte più alta della coltura. (9)
Relativamente al punto in cui si cita il nuovo Piano vaccinale, che è tutt'ora in attesa di approvazione, prevede sì la possibilità di negare l’iscrizione ai non vaccinati ma tale provvedimento risulterebbe anticostituzionale.
Vogliamo ora contestare la presunta legalità della proposta di negare l'ingresso agli asili nido. Dal punto di vista legale che il diritto allo studio è inalienabile e non prevaricabile, e fa riferimento anche a quelle strutture che non rientrano nel campo delle scuole dell'obbligo, questo poiché gli asili nido rientrano nella categoria delle modalità di sviluppo della personalità del bambino e gli permettono di avviare il loro percorso verso la socializzazione.
In merito alla legislazione nazionale, ricordo che la Costituzione Italiana afferma quanto segue.
Art. 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 10 – L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Art. 32. – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
L’unico modo in cui gli interessi del collettivo possano prevalere sul singolo individuo viene previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale, sentenza 307 del 1990, di cui vi cito un estratto: “Da ciò si desume che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l'art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell'uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale. Ma si desume soprattutto che un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili.”
Per quanto riguarda il Diritto Internazionale, ricordo.
La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 26 concernente il diritto all’istruzione e il diritto dei genitori di decidere in merito al tipo di formazione da dare ai propri figli (10.12.1948);
Il Patto internazionale sui diritti economici del 19.12.1966 concernente il diritto di ciascuno all’istruzione;
Convenzione internazionale dell’UNESCO contro la discriminazione nel campo dell’educazione, artt. 4 e 5 (14.12.1960);
Per quanto concerne le Convenzioni ed i Diritti garantiti dagli organi dell'Unione Europea, ricordiamo che è stata utilizzata la Convenzione per i diritti dei bambini delle Nazioni Unite (UNCRC), grazie alla quale troviamo l’articolo 24, in cui al comma 2 si afferma che qualsiasi decisione venga intrapresa da autorità pubbliche o istituzioni private, si deve prendere come considerazione primaria il bene del bambino, e da tutto quello che finora è stato riferito, non avviene certo per il bene dei bambini o della collettività.
Chiediamo pertanto che i diritti fondamentali nostri e dei nostri figli vengano rispettati.
Considerato che anche le nostre tasse servono per quei servizi da cui si vogliono escludere i nostri figli, chiediamo che i vaccini rimangano non discriminatori, quindi non discriminante per l'accesso al servizio educativo 0-3 anni.
Comprendiamo di essere solamente un gruppo di genitori ma in qualità di cittadini di questa Regione, chiediamo che vengano ascoltati anche i nostri pareri, poiché sappiamo tutti quanto possano essere lunghe le tempistiche per effettuare un ricorso nelle sedi opportune e nel frattempo assisteremmo ad atti di emarginazione o di discriminazione.
Fonti
2) http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/file/Rapporto_OsMed_2015_AIFA-acc.pdf
3) http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=29617
4) http://www.epicentro.iss.it/problemi/polio/polio.asp
5) http://www.iss.it/binary/mabi/cont/Report_MBI_20160404.pdf
6) http://www.osservatoreitalia.it/index.asp?art=4628
7) http://www.iss.it/binary/mabi/cont/Report_MBI_20160404.pdf
8) http://www.epicentro.iss.it/problemi/meningiti/EpidItalia.asp
9) http://sip.it/wp-content/uploads/2014/05/02d.Galli_.pdf
di Raisa Paoloni
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