“Burocrazia e non solo: a Impruneta la politica vacilla e la macchina comunale… pure”

Caro direttore, la politica conquista il consenso attraverso un’azione amministrativa in grado di concretizzare gli obiettivi che promette. A Impruneta la politica vacilla anche perché la macchina comunale non sembra capace di contrastare il degrado.

 

Nel 2015 ogni famiglia imprunetina ha versato mediamente al Comune circa 2.000 euro fra tasse locali e tariffe per un totale di 13 milioni, il 50% in più in sei anni.

 

Nel contempo nessun miglioramento è percepibile nella qualità dei servizi forniti dalla burocrazia comunale alla quale la riforma Bassanini assegna la piena responsabilità della gestione amministrativa, spettando  alla politica solo l’indirizzo e il controllo.

 

Anche le opere pubbliche programmate sono bloccate da decenni e quelle poche completate hanno comportato tempi biblici e costi stellari.

 

Inoltre, il bilancio comunale è squilibrato da anni con entrate correnti che mai riescono a coprire le spese ordinarie e le rate dei mutui: ci mangiamo il patrimonio (e il futuro) con la svendita dei beni comunali e il costante rinvio della manutenzione e del rinnovo delle opere pubbliche.

 

Con aliquote e tariffe già al massimo, la strada obbligata sarebbe rendere produttive le spese ed eliminare quelle fuori target o di scarso beneficio per i destinatari.

 

Purtroppo il nuovo sistema contabile, introdotto per facilitare il controllo e la revisione della spesa, non aiuta: i bilanci sono più incomprensibili di prima col moltiplicarsi di contorcimenti normativi e contabili.

 

Questa opacità permette, tra l’altro, ai nostri litigiosi politici di combattersi sulla stampa locale con cifre scombinate, ma pescate ad arte nel mare magnum del bilancio.

 

Solo la burocrazia è in grado di interpretare il flusso magmatico di leggi e regolamenti e ciò ha consolidato a ogni livello una “casta” superesperta che prospera nei suoi vizi storici come: “lentezza, assenza di motivazione, formalismo, culto dei precedenti, fuga dalle responsabilità, controlli inutili, squilibrata distribuzione del personale e delle risorse finanziarie” (Cassese sul Corriere del 3/1/2017).

 

Le burocrazie locali non ne sono esenti. Controllate dall’alto da burocrazie amministrative e giudiziarie decise a esercitare il proprio potere di censura e interdizione, esse si difendono a loro volta scansando o rallentando ogni decisione e cercando di diluire le responsabilità fra uffici ed enti.

 

La sana politica, ora marginalizzata, dovrebbe rivendicare il ruolo di scelta, guida e controllo di una burocrazia attualmente occupata a istruire pratiche piuttosto che a proporre e poi attuare efficaci soluzioni ai problemi fissati dalla politica, spesso purtroppo in modo confuso o ideologizzato.  

 

Per ridare un’anima a questo paese ripiegato su sé stesso, il sindaco avrà bisogno di cultura e capacità di ascolto ma anche di esperienza e leadership per scegliere assessori e dirigenti orientati all’iniziativa, all’innovazione e al confronto con gli utenti senza comodi filtri (URP e segretarie), e per imporre sistemi premianti basati su obiettivi semplici e verificabili, non più stabiliti dagli stessi burocrati.

 

Giuseppe Aglietti

di Giuseppe Aglietti

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