“Il 25 aprile? E’ mia nonna con la febbre che prende il the con i soldati inglesi…”

A me il 25 aprile piace, e parecchio!

 

Piace perché ho avuto, e in parte ancora ho, la fortuna di avere persone a me vicine che mi hanno raccontato come è cambiata la loro vita dopo la liberazione e la fine della guerra.

 

Per me il 25 aprile è mia nonna con la febbre che prende il thè in una tenda dei soldati inglesi nel loro accampamento dietro Santa Cristina, sono i contadini delle campagne che mai avevano visto un nero prima dell'arrivo degli americani, inglesi e neozelandesi, è la bambina di 8 anni (ora con uno zero in più) che ritrova sua mamma uccisa da una bomba.

 

E' Pratale, è il sambuchino che, preso dalla fame, studia per bene quando gli americani lasciano il loro accampamento dei Pianacci e ne approfitta per intrufolarvisi dentro e rubare la carne in scatola..salvo poi essere scoperto ("e giù stiaffi!").

 

Sono le notti da sfollato passate dal nonno al borro del Rimaggio, i vestiti dati ai ragazzi dell'esercito da parte dei paesani dopo l'8 settembre 1943, per farli confondere fra la folla in modo tale da non essere riconosciuti dai tedeschi, che da quel momento in poi rappresentarono il nemico, sono i contadini che scambiano il thè degli inglesi per tabacco e ci fanno le sigarette.

 

E' la cipressa di Pusignolo che non cede dopo essere stata mozzata di netto da una cannonata, rimane in piedi e ancora oggi,dopo oltre settanta anni da allora, presidia la valle della Pesa dall'alto della collina che guarda Sambuca . È la nostra storia!

 

Nessuno è in grado di farci apprezzare il valore del 25 aprile se non quelle persone che questo giorno lo hanno vissuto e sanno cosa c'è stato prima.

 

L'unico consiglio che mi sento di dare è quello di sfruttare ogni momento possibile che ci è possibile passare con i parenti, i nonni o gli amici che questo periodo storico lo hanno vissuto e farsi raccontare tutto quello che sanno, perché loro non ci saranno per sempre.

 

Godiamoci fin che possiamo le loro storie, la loro commozione, le loro lacrime.

 

Diffidiamo di chi denigra il 25 aprile, ritenendolo superato e alla pari di un festival della retorica.

 

Intervistato da Minoli qualche mese fa, Di Battista disse: "Nel 2016 parlare di fascismo e antifascismo e come parlare di Guelfi e Ghibellini. Ancora a parlare di questa roba?".

 

Viviamo un momento storico in cui molti temono lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, mentre ancora tante persone continuano a raccontarci cosa ha significato vivere la seconda.

 

Nei giorni in cui sono stati scoperti campi di concentramento per gay in Cecenia la celebre frase di Mark Twain "la storia non si ripete, m spesso fa rima" sta ritornando pericolosamente in auge, mentre le immagini che ci giungono ogni giorno dalla Siria ci ricordano come non esista valore più importante della Pace.

 

Mi permetto quindi di dissentire e anzi suggerisco di celebrare il 25 aprile come merita e di continuare ad ascoltare i nostri nonni, che quest'oggi ci ricordano che l'Italia libera è di tutti e che i sacrifici di chi non c'è più ci hanno liberato dalla dittatura ma non ci hanno impedito (anzi, ci hanno garantito!) di poter avere opinioni politiche diverse e di poterle esprimere liberamente, e che forse è meglio festeggiare l'anniversario della liberazione del proprio paese dalla guerra piuttosto che stare a fare inutili paragoni con battaglie medioevali fra Guelfi e Ghibellini.

 

W il 25 Aprile!

 

Tiberio Bagni

di Tiberio Bagni

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