Caro direttore, il Comune di Impruneta incassa più di centomila euro di imposta di soggiorno ma, salvo errori, ne sborsa solo 14.000 per “interventi nel campo del turismo”, l’unica attività potenzialmente trainante dell’economia locale.
L’amministrazione confondendo il turismo con lo svago, si limita a patrocinare iniziative capaci di richiamare gente in piazza con mercatini e feste che normalmente lasciano in eredità all’economia imprunetina solo cartacce e bottiglie vuote.
Altra cosa è la politica turistica che è mirata al sostegno delle aziende adeguatamente organizzate e dimensionate, in grado di creare occupazione stabile. L’”albergo diffuso” spesso contrapposto alle strutture di qualità perché “più democratico”, richiama ai più l’evasione fiscale, il lavoro nero e le multinazionali web.
Il proliferare incontrollato nella stagione turistica di cene, mescite di alcolici e sagre mangerecce fa probabilmente concorrenza sleale alle imprese locali che, oppresse da obblighi legali, fiscali, contributivi e sanitari, chiudono con allarmante frequenza.
Il moltiplicarsi di attività “non regolamentate” ha come effetto non secondario quello dello svilimento generalizzato delle regole, non applicabili a tutti.
Il turismo prospera invece se tutti: amministratori, cittadini e imprese cooperano per rendere migliore questo paese sciatto, mal curato, con strade miserevoli, discariche dappertutto, boschi vandalizzati da imbecilli motorizzati, posteggi utilizzati per altri scopi, arredi e giardini abbandonati, traffico indisciplinato e caciara notturna.
Non giova al turismo nemmeno abbandonare e privatizzare le strade comunali e vicinali delle quali il piano strutturale (costatoci uno sproposito) sottolinea l’importanza turistica e ricreativa.
Si dovrebbe inoltre riprendere il controllo del territorio contro le illegalità urbanistiche e comportamentali e aprire le organizzazioni turistiche a personalità di mentalità aperta in grado di intercettare e selezionare, in collaborazione con le altre amministrazioni, i flussi turistici in fuga dall’ormai insostenibile turistodromo fiorentino.
I milioni buttati in parcheggi-mostro, pagode, uffici in sovrappiù o birilli-bar, potevano essere meglio spesi in strutture per turisti e residenti come percorsi naturalistici, piscine, piste ciclabili nelle strade “bianche” (che la pedalata assistita rende accessibili a tutti), aree per camper, laboratori per il cotto, e soprattutto nella valorizzazione culturale e religiosa del Santuario, adeguandosi alle esigenze dei visitatori per orari e disponibilità.
Trovare tutto chiuso (chiesa, chiostri, museo, fornace-museo, mostre, bagni e negozi) in un contesto degradato, non invoglia certo i turisti a restare o ritornare.
Giuseppe Aglietti
di Giuseppe Aglietti
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