Buongiorno Direttore.
Il processo di fusione dei due comuni di Barberino Val d'Elsa e Tavarnelle è iniziato.
Non entro nel merito delle scelte amministrative e politiche, che competono interamente ai due sindaci.
Approfitto invece della ribalta che il Gazzettino del Chianti mette a disposizione dei lettori per mettere in risalto alcuni aspetti di questa fusione che ritengo vadano conosciuti, valutati e analizzati sia dagli amministratori sia dai cittadini.
ASSUMERE LA DENOMINAZIONE "CHIANTI"
Se la fusione sarà accettata dai barberinesi e dai tavarnellini (come io auspico), può diventare una straordinaria occasione di marketing territoriale, facendo assumere al nuovo comune un nome che comprenda la denominazione "in Chianti", come già hanno altri comuni dell'area (Greve, Castellina, Radda, Gaiole).
Il Chianti, infatti, è un nome eccezionalmente conosciuto in tutto il mondo ed è capace di creare flusso turistico, riconoscibilità geografica e valore aggiunto, a tutti i livelli e in tutti i settori, anche quelli non direttamente collegati al turismo o alle eccellenze alimentari.
Le indicazioni geografiche "Val d'Elsa" per Barberino e "Val di Pesa" per Tavarnelle, possono ben essere sacrificate per un bene maggiore.
ACCENTRARE DECENTRANDO
Sembra una contraddizione in termini, ma in realtà non lo è. I territori dei due comuni sono caratterizzati da una notevole dipersione geografica, che si traduce in molte di frazioni, più o meno popolate o autonome, e una moltitudine di case e borghi sparsi per la campagna.
Se da un lato si accentrano le funzioni amministrative (una sola casa comunale), dall'altro è indispensabile decentrare i servizi e la presenza della macchina comunale.
Da un lato può venire in aiuto internet, da un altro lato va ideata una forma di decentramento degli uffici che metta in grado la popolazione, anche la più lontana dal centro e specialmente la più debole per età o censo o situazione sociale, di rapportarsi con loro.
UN UNICO COMUNE, MA APPARTENENZE MULTIPLE
Pur non essendo un "nativo", in quasi trent'anni di residenza a Barberino ho compreso quanto siano radicate le appartenenze delle persone non solo al comune di residenza, ma addirittura alla frazione, al borgo dove risiedono o sono nate o fanno riferimento.
E' un sentimento che ho imparato ad apprezzare, perché spesso questo senso di appartenenza significa anche un legame di solidarietà, di aiuto reciproco, di partecipazione attiva alla vita culturale e sociale.
La fusione dei due comuni quindi, non deve penalizzare questo frazionamento, ma valorizzarlo, facendone strumento di coesione, stimolo all'attività comune, promozione del territorio, evidenziazione della "varietà antropologica".
Questi tre punti, forse insieme ad altri, rappresenteranno i criteri sui quali costruire la qualità del processo di fusione.
Io non ho volutamente avanzato soluzioni tecniche o amministrative, compito che appartiene a chi ci governa, ma spero che questo contributo sia utile al dibattito e al lavoro delle due amministrazioni, delle associazioni, degli organi istituzionali coinvolti e dei consulenti che stanno progettando la transizione.
Paolo Fantin
di Paolo Fantin
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