“Terrorismo e attentati: ma sarà davvero costruttivo… non avere paura?”

La nostra cara carissima Laura Gensini ci scrive da Barcellona.

 

Io non la conosco ma appare come una bella persona determinata e coraggiosa che invitandoci a non avere paura mi ha sollecitato una riflessione sulla legittimità e sull'utilità di questa emozione.

 

# ARTICOLO / "Dalla mia Barcellona vi racconto una città ferita a morte ma piena di orgoglio"

 

Da più parti ci arriva la richiesta a non lasciarsi intralciare la vita dagli atti di terrorismo, a continuare a vivere come se nulla stesse succedendo per non perdere la nostra libertà e la nostra autodeterminazione.

 

Ora io mi chiedo se quelli che, durante l'ultima guerra, sentivano suonare le sirene dei bombardamenti e si rintanavano negli scantinati avevano, o no, la tentazione di rimanere fuori dai rifugi per affermare la propria libertà di scelta e mostrare al nemico che non aveva la possibilità di cambiare la loro vita, pur rischiando in tal modo di perderla.

 

Non so rispondere. Qualcuno ci sarà stato di certo ma la maggioranza tentava di salvarsi perché la “guerra è guerra” e bisogna prenderne atto.

 

Allora delle due l'una: o il terrorismo non è guerra oppure, se lo è, la nostra libertà è quella di tentare di sopravvivere.

 

Conseguentemente mi domando se non volere avere paura è un atteggiamento costruttivo e razionale e a quali conseguenze ci conduce.

 

Chi ci può aiutare a interpretare i tempi storici se non la Storia stessa?

 

Vediamo se la paura è sempre stata la stessa in tutte le epoche e in tutti i tempi. Certo che no, perchè le cose da temere son sempre state diverse.

 

Quando sento parlare dello stress dell'uomo moderno mi scappa da ridere. Sarà stato meno stressato l'uomo primitivo quando sentiva ruggire il leone all'entrata della caverna?

 

Naturalmente l'essere umano ha sempre tentato di prendere le sue contromisure: dalle figure propiziatorie graffite sulle pareti delle caverne per difendersi dagli animali feroci ai riti “rogatori” giunti fino a noi per difendersi “ a peste fame et bello a flagello terremoto a fulgure et tempestate” e per evitare gli eventi su cui non aveva alcun potere.

 

Poi la scienza ha fatto i suoi passi e così la gente, che ha ancora paura delle cose che non può controllare, pur continuando a riempire i santuari, si vaccina e si cura con i farmaci e va negli ospedali e cerca di trovare ogni mezzo per evitare la fulgure e la tempestate.

 

E il soldato in guerra? Se non ci fosse la paura non ci sarebbe il coraggio, non ci sarebbero né piani di battaglia né strategie né eroi.

 

Già, gli eroi non sono incoscienti che si buttano a vanvera in operazioni ad alto rischio senza l'aiuto del discernimento e di un piano per salvare la pelle.

 

Hanno paura certo, per questo sono eroi e non imbecilli.Allora la paura c'è servita!

 

E' stata la paura che ci ha fatti progredire spinti dalla curiosità e dalla necessità.Sì, perché la paura è uno stato emozionale doppio: può paralizzare ma può anche generare strategie perché, facendoci misurare con il rischio, ci dà un formidabile stimolo alla razionalità e alla ridefinizione della nostra vita come ricerca della conoscenza ad ampio raggio.

 

La paura diventa un'emozione utile e positiva solo quando riusciamo a percepirla e a convivere con essa e paradossalmente possiamo definirci veramente coraggiosi solo se riusciamo a smettere di negarla e  incominciamo a interpretarla in termini positivi e propositivi.

 

Ci servirà non temere per non pensare?

 

Maria Franchi

di Maria Franchi

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