Caro direttore,
La collina sulla quale si vuole costruire circa 45.000 metri cubi di edilizia residenziale e commerciale è segnata dal Piano Strutturale del Comune di Impruneta come “area fragile” (tratteggiamento con linee oblique).
In passato, alcuni decenni fa, la collina iniziò a scendere a valle quando si volle sciaguratamente costruirvi sopra grandi e pesanti edifici di edilizia popolare poi ancorati dalla Protezione Civile con fitte palificazioni di 15/20 metri al costo di diversi miliardi di lire di allora.
Si può ancora vedere a poche decine di metri dall’area interessata all’attuale progetto, un edificio popolare di tre piani a filo della provinciale, inserito in una bara di cemento per consentirne l’eventuale scivolamento a valle tutto intero a protezione della incolumità fisica degli abitanti.
Gli imprunetini da sempre sanno che la collina è costituita da rocce e materiali di risulta e di scarto delle antiche fornaci che si regge su uno strato di argilla sul quale scorre una falda dalla quale ci si approvvigionava di acqua come rilevabile dalla toponomastica “Docciolina” e dalla presenza di un lavatoio pubblico.
La falda fu tagliata in basso in occasione di un precedente sciagurato intervento di edilizia popolare con conseguente allagamento del cantiere e necessità della sua sigillatura con costosi muri di cemento.
Che si voglia insistere a costruire sulla collina piena delle cave di argilla delle fornaci che ne minano la stabilità, in zona a elevato rischio sismico (vedi terremoto del 1895) e a pochi metri dalle precedenti esperienze fallimentari, è perlomeno temerario.
Da notare inoltre che i 50.000 mc. di edifici esistenti costituiti da grandi capannoni, alcuni molto alti non è comparabile in termini di impatto ambientale (peso, scavi per fondazioni e interrati, servizi, strade ecc..) ai 45.000 mc. dei progettati edifici residenziali che sarebbero, tra l’altro, molto più pesanti.
A questo proposito non risulta che il rischio idrogeologico sia stato associato all’elevata sismicità in scenari di massimo rischio in caso di piogge eccezionali, forti sismi e incendi. Si tratta di centinaia di persone a rischio! Nelle carte a disposizione non vi è evidenza, salvo errori, che sondaggi e carotaggi del suolo fino a 20 metri siano stati effettuati nell’intera area interessata e sulle aree contigue.
Per i profani è grottesco che la stabilità dell’intera area sia garantita da una strada che attraversa una zona che il Piano Strutturale indica come a rischio geologico. Ancorché il sostegno dato da una strada fosse tecnicamente credibile, è da ritenere che il consolidamento della collina sia prioritario rispetto a qualsiasi altra attività che incida sul suolo (demolizioni, scavo fondazioni, strade di servizio e colate di cemento per l’edificazione).
Però non risulta che la costruzione della strada di consolidamento sia condizione preliminare a qualsiasi altro intervento ulteriore e che siano previsti controlli sull’efficacia dell’intervento e sulla sua esecuzione prima dell’inizio dei lavori di costruzione da parte di esperti indipendenti, nominati dai residenti dell’area con spese a carico dei promotori e/o del Comune.
Nessuna previsione di trasparenza è rilevabile, salvo errori, per questo intervento edilizio, enorme in rapporto alle dimensioni dell’abitato. In particolare quali garanzie ci sono che il promotore dell’investimento e il costruttore abbiano le capacità finanziarie per portare a termine almeno l’opera preliminare di consolidamento e non lasciare a rischio il territorio con opere incompiute?
Sotto l’aspetto finanziario della trasparenza, non sono previste, salvo errore, cautele o monitoraggi per prevenire infiltrazioni “estranee” in questo complesso e impegnativo progetto edificatorio, naturale attrazione per corruttele e conflitti di interesse.
Maria Teresa Lombardini
di Maria Teresa Lombardini
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