Temo continuamente un assalto del nemico.
Mi pervade un senso di angosciosa attesa, un’atmosfera sospesa, come nel "Deserto dei Tartari".
Non sai come, quando e dove il nemico colpirà. Se saranno sortite diurne o notturne. Per lui non fa differenza.
A niente vale approntare difese tattiche o chimiche, possiede radar così potenti capaci di captare presenze anche al buio.
E’ in agguato ovunque.
Non lo senti. Non lo vedi.
Colpisce: zac!
Ed è immediato dolore, acuto, pungente!
Accidenti alle zanzare!
Dice che sono del tipo "tigre", giunte a noi dal lontano oriente.
Certo che il mondo si è fatto piccino. Avranno viaggiato in jet.
Tigri, pappataci, sia cosa sia, hanno in corpo un diavolo velenoso che inoculano nel mio braccio, nella mia gamba, arrivano ovunque, sotto i vestiti, fin dentro il body e le mutande. Da non credersi.
Le zanzare di una volta avevano il nome con sé derivato dall’annunziarsi con il loro zin-zin, uscivano solo di notte. Lo dice anche Dante: “…come la mosca cede alla zanzara…”.
Bastava un po’ di "flitte", uno zampirone, un ramo di cedrina.
Quelle moderne sono mute, dal passo felpato come quello dei gatti, arrivano ratte ratte, invisibili, sfuggenti. Sono maligne perfide assassine!
Sono Autantresistenti, Sandokanrefrattarie, invincibili.
E io sono allergica. La pinzatura diventa un bubbone in rilievo con razzate rosse che si dilungano dal centro alla periferia, il prurito dilata per tutto il corpo, fino alla punta dei capelli.
Accidenti alle zanzare!
Mi rovinano il piacere dell’estate.
Qualcuno, in quest’era tecnologica, conosce una linea di difesa?
Grazie.
Miriam Serni Casalini
di Miriam Serni Casalini
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